
No, il Remigration Summit non potrà mai essere una manifestazione pacifica. E ci dispiace doverlo ricordare proprio al sindaco Giuseppe Sala, che in teoria dovrebbe essere un riferimento per il centro sinistra milanese. Ma questa è l'ennesima occasione persa per dimostrarlo. Ha fatto bene la presidente del Consiglio comunale di Milano, Elena Buscemi, a presentare un ordine del giorno contro l'evento che si terrà il 18 aprile in piazza Duomo. Un ordine del giorno, che arriverà in aula con un nuovo testo che prende atto di quanto spiegato dal primo cittadino e cioè che l'evento non si può vietare, ma che rimarca come l'evento "Padroni a Casa Nostra" sia xenofobo e razzista e che sia contrario a qualsiasi valore costituzionale.
Perché no, il Remigration Summit non può essere pacifico. E dispiace leggere che per il primo cittadino sia "solo un problema di lessico" e "di modalità" perché non è tra coloro "che dicono no ai rimpatri" perché "se qualcuno commette crimini tali da giustificare e indurre un rimpatrio, ben venga". Perché non è solo un problema di lessico: a organizzare questo evento, lo ricordiamo, non è solo la Lega. Ma anche alcuni gruppi di estrema destra, che hanno insito razzismo e xenofobia.
E quindi no, questo evento non è pacifico. Perché non è pacifico il razzismo. Non è pacifica la xenofobia. Non è pacifico urlare alla sostituzione etnica.
Non è pacifico pensare che sia giusto rimpatriare tutti gli stranieri, anche coloro che sono nati in Italia. Di conseguenza qualsiasi evento che promuove questi valori, non potrà mai essere pacifico. Poco importa se non si tratta del Remigration Summit ufficiale e cioè come quello andato in scena lo scorso anno a Gallarate.
Perché la remigrazione, fino a qualche giorno fa, era il concetto base di questo evento. Anche se ora il segretario della Lega (partito che ha organizzato l'evento insieme al gruppo dei Patrioti) Matteo Salvini ha provato ad aggiustare il tiro sostenendo che di remigrazione non si parli in nessuno manifesto e che "nessuno si sogna di rimandare a casa gli immigrati regolari". Eppure per dirlo, ha aspettato che si scatenassero le polemiche, che venisse presentato un ordine del giorno e che alcuni esponenti di Forza Italia bocciassero la manifestazione. Forse si è dimenticato che l'evento è organizzato con la Rete dei Patrioti e che a diversi esponenti della Lega, in primis la sua vicesegretaria nazionale Silvia Sardone, il concetto di "remigrazione" è tanto caro.
Quindi, ricapitoliamo: non è pacifico qualsiasi evento che promuove la remigrazione così come non lo sono i centri per i rimpiatri dove ci finisce anche chi non commette alcun reato e che diventano terra di nessuno.
Ci dispiace perché è pacifico invece trovare misure che promuovono una vera integrazione. È pacifico sostenere quella rete sociale, fatta di associazioni e onlus, che provano ad accogliere realmente chi arriva da altri Paesi extra Ue. Sono pacifiche le realtà che forniscono un'assistenza medica e psicologica a chi arriva. Sono pacifiche le realtà che aiutano chi arriva a trovare un lavoro e una casa. Sono pacifiche le realtà che si sostituiscono spesso alla politica nei percorsi di integrazione: dall'insegnare la lingua italiana a superare tutte le barriere burocratiche previste dal nostro sistema. Questo sì, che è pacifico. E il sindaco dovrebbe ricordarselo.