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“Il figlio girava intorno al cadavere di Fiorenza Rancilio dicendo Viva la libertà”: il racconto del 118

“Girava intorno al corpo della madre e rispondeva solo dicendo viva la libertà”, la testimonianza del medico intervenuto nell’attico di via Crocefisso per l’omicidio di Fiorenza Rancilio, appena uccisa dal figlio Guido Pozzolini Gobbi Rancilio. Il 34enne sarà sentito oggi per l’interrogatorio di convalida.
A cura di Francesca Del Boca
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Foto da LaPresse
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Girava intorno al cadavere riverso a terra Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, il 35enne che lo scorso 12 dicembre ha assassinato la madre Fiorenza Rancilio, farfugliando frasi sconnesse. "Viva la libertà", l'avrebbe sentito gridare uno dei testimoni accorsi sul pianerottolo dell'attico in via Crocefisso 6, zona Missori, che era casa e quartier generale della storica famiglia di immobiliaristi milanesi: qui la donna, 73 anni, intorno alle 7.30 di mattina sarebbe stata prima colpita mortalmente al cranio con un pesante attrezzo da palestra, e successivamente avvolta in coperte e lenzuola.

Secondo quanto emerso, infatti, sarebbe stato proprio il medico del 118 intervenuto in via Crocefisso poche ore dopo l'omicidio (insieme alla colf, un dipendente delle aziende dei Rancilio e un parente), intorno a mezzogiorno, il primo ad aver cercato di stabilire un contatto verbale con Guido, in evidente stato di choc. "Ma lui rispondeva solo dicendo viva la libertà", la sua testimonianza ai Carabinieri.

Il giovane, al momento piantonato al Policlinico di Milano, sarà sentito oggi dal gip Guido Fanales per l’interrogatorio di convalida. Il pubblico ministero, che ha chiesto che a Guido Pozzolini Gobbi Rancilio venga applicata la custodia cautelare in carcere (da scontare in un luogo di cura), ha disposto nel frattempo una consulenza psichiatrica per valutare l'imputabilità del 34enne, ora accusato di omicidio volontario aggravato.

Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, cittadino svizzero nato a Lugano e residente tra Milano e la Svizzera, del resto soffriva ormai da tempo di evidenti problemi psichici. Secondo quanto emerso, infatti, era in cura per una forma di schizofrenia curata con le stesse benzodiazepine trovate nel luogo del delitto, farmaci che proprio la mattina del 12 dicembre aveva appena assunto (e forse abusato?). Nel 2014 era stato ricoverato per due settimane (dal 26 marzo all’8 aprile) nel reparto di Psichiatria del Policlinico; sette anni dopo, a fine 2021, aveva trascorso altri nove giorni (dal 6 al 14 dicembre) nello stesso reparto, per poi tornarci per altri due mesi a inizio 2023 (dal 14 gennaio al 21 marzo) e iniziare nel periodo successivo un percorso di cura in una comunità riabilitativa ad alta assistenza.

"Ho paura di Guido", aveva raccontato proprio la madre Fiorenza Rancilio, sorella dell'Augusto che nel 1978 fu vittima dell'Anonima sequestri. La donna abitava al nono piano del condominio di famiglia, dinastia di imprenditori edili e proprietari di immobili tra Italia ed Europa, sopra l'appartamento del figlio 34enne che negli anni aveva manifestato sempre più frequenti crisi psichiche."Impazzisce e spacca tutto". Episodi di aggressività e violenza, però, mai denunciati alle forze dell'ordine.

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