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Il conducente del portavalori assaltato sulla A4: “Chiodi in strada e colpi di kalashnikov, sono riuscito a fuggire”

Chiodi in strada, colpi di kalashnikov, macchine messe di traverso in autostrada. È il racconto del conducente del furgone portavalori che nella mattinata del 4 dicembre, mentre viaggiava carico d’oro da Paderno Dugnano a Torino lungo la A4, è stato preso d’assalto da una banda armata.
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A cura di Francesca Del Boca
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Una scena da film d'azione. Chiodi buttati per strada, colpi di kalashnikov, macchine messe di traverso in autostrada. È il racconto del conducente del furgone portavalori che nella mattinata di ieri, mentre viaggiava carico d'oro da Paderno Dugnano a Torino lungo la A4, è stato preso d'assalto da un gruppo di banditi armati.

"Quando ho visto il varco tra il guardrail e il camion che era stato messo di traverso sull’autostrada non ci ho pensato un attimo. Ho capito subito cosa fare, mi sono buttato in mezzo. È stata una questione di centimetri", le sue parole dopo essere scampato a uno scenario da Far-West sull'asfalto della Milano-Torino. "Non so come ma sono riuscito a fuggire verso il casello di Novara. Sono passato e sono arrivato fino a Novara Est, dove c’è la caserma della Polizia Stradale".

Non prima di venire affiancato da una jeep rossa con alcuni malviventi a bordo che gli facevano segno di accostare, mentre gettavano chiodi a terra e sparavano colpi di kalashnikov contro le lamiere del furgone pieno d'oro. "Ho premuto al massimo l’acceleratore, c’era un varco sulla destra e mi ci sono buttato dentro. Ho capito che ci stavano aspettando". I responsabili, però, sono svaniti nel nulla subito dopo l'agguato. Secondo gli investigatori avrebbero poi fatto perdere le loro tracce scappando a bordo di altre vetture vuote (tutte rubate) che avevano già parcheggiato in precedenza a bordo strada per potersi dileguare nel traffico, senza dare nell’occhio.

Continua così la caccia alla banda di fuggiaschi. Le indagini sono condotte dalla polizia di Stato, intervenuta sul posto con la Stradale, la Scientifica e la Squadra Mobile diretta dal commissario capo Fabiana Melfi, con la Procura di Milano. "Il nostro conducente è stato bravo, ma non è un eroe. Ha eseguito quello che gli è stato insegnato nei corsi di formazione", spiegano nel frattempo dall’azienda che si occupa di servizi di sicurezza per aziende pubbliche e private. "Facendo questo lavoro sanno che possono subire questi assalti, ma sanno anche che non devono mai abbandonare il furgone. È fatto apposta per resistere ai colpi di kalashnikov".

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