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Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

Il collega di Cinturrino presente sul luogo dell’omicidio a Rogoredo: “Ho temuto uccidesse anche me”

Un collega del poliziotto Carmelo Cinturrino, che ha sparato e ucciso a Mansouri, racconta di aver temuto che potesse uccidere anche lui il 26 gennaio scorso a Rogoredo.
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"Ho temuto che potesse uccidere anche me. Mentre andavo verso la macchina ho avuto questo pensiero". L'agente Davide Picciotto, ora indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso, avrebbe confessato le proprie paure e timori verso Cinturrino il 19 febbraio scorso nell'ambito dell'interrogatorio davanti al pm Giovanni Tarzia. Infatti se in un primo momento avrebbe appoggiato la versione della legittima difesa messa in piedi dal collega Cinturrino, successivamente l'agente avrebbe raccontato come sarebbero andati i fatti. Picciotto è lo stesso che sarebbe corso in Commissariato – su ordine di Cinturrino – a prendere la valigetta contenente la pistola a salve che poi Cinturrino avrebbe posto accanto al corpo di Mansouri per manomettere la scena del crimine.

Inoltre quando gli inquirenti gli chiedono se ha temuto per la propria incolumità risponde senza troppi giri di parole: "Mentre andavo ho avuto questo pensiero. Cinturrino è una persona pericolosa. È una persona che incute timore, è rude". Una paura grande, che non si tiene per sé e la condivide anche con un altro collega che a sua volta racconta: "Addirittura ci ha detto di aver avuto paura che mentre correva il collega potesse sparargli". 

Il timore che incuteva Carmelo Cinturrino era noto a tutti, sia ai colleghi sia ai pusher. C'è chi lo conosceva come "Luca" il soprannome che si era dato per non farsi riconoscere, e chi invece come "Thor" per girare addirittura con un martello, che – come raccontato anche dai colleghi –  non si sarebbe fatto problemi a usare per aggredire tossici e spacciatori. Dai racconti emerge anche che Cinturrino con un martello avesse picchiato anche un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga.

Proprio grazie alla versione dell'agente, incrociata con quella di un testimone oculare e a una serie di altri numerosi accertamenti tecnico-scientifici, la Procura è riuscita e sta riuscendo a ricostruire l'esatta dinamica dell'omicidio, avvenuto a Rogoredo (Milano) lo scorso 26 gennaio.

"Ho visto Zack (Mansouri, ndr) – racconta ancora l'agente – che ha fatto il gesto di alzare il braccio destro, sopra la spalla, come se volesse lanciarci qualcosa. Ho immaginato che Mansouri avesse riconosciuto Cinturrino. Nel momento in cui Mansouri ha fatto il gesto di lanciare qualcosa, ho percepito da dietro che Cinturrino ha estratto la pistola". 

E ha proseguito: "Mansouri si è spostato come se volesse cambiare direzione vedendo la pistola puntatagli da Cinturrino che subito dopo gli ha sparato e lo ha colpito. Mi ha dato allora le chiavi della macchina, la Fiat panda di servizio con cui è arrivato, ordinandomi di andare in commissariato a prendere la valigetta degli atti, quella abitualmente utilizzata dai capo pattuglia delle volanti. Io ho eseguito l’ordine e sono andato al commissariato e ho preso la valigetta, in realtà una borsa nera con lo stemma dell’Italia che appartiene a Cinturrino e come detto la riconosco perché ha quello stemma. Ho messo la valigetta nel cofano e sono tornato in via Impastato dove mi attendeva Cinturrino che ha subito aperto il cofano". 

Una volta che Cinturrino ha aperto il cofano avrebbe estratto la pistola a salve dalla valigetta posizionata accanto al corpo per manomettere la scena del crimine e costruire ad arte la versione della legittima difesa, che avrebbe sostenuto fino a ieri (23 febbraio) quando in presenza del suo avvocato, Pietro Porciani, ha dichiarato: "Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto".  Il 42enne ha spiegato di essersi accorto che "quello che aveva in mano era un sasso" solo mentre sparava al 28enne, aggiungendo di aver poi "detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino, sapeva cosa c'era dentro".

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