Il 13enne che ha accoltellato la prof a Trescore Balneario è in comunità protetta: non andrà in carcere

Il 13enne che ieri mattina, mercoledì 25 marzo, ha accoltellato la sua professoressa di francese nel corridoio della scuola media ‘Leonardo Da Vinci' di Trescore Balneario (in provincia di Bergamo) si trova già in una comunità protetta. La misura è stata disposta dalla Procura per i Minorenni di Brescia, dopo che il ragazzino ha ammesso le sue responsabilità davanti ai carabinieri. Lo studente di terza media ha spiegato di aver colpito la 57enne Chiara Mocchi perché mosso da una sorta di risentimento nei suoi confronti. La docente è uscita dalla Terapia intensiva e le sue condizioni sarebbero in progressivo miglioramento, ma intanto gli accertamenti proseguono.
Il 13enne, infatti, aveva trasmesso in diretta l'aggressione su un canale Telegram, nel quale poco prima in una specie di assurdo "manifesto" aveva dichiarato le sue intenzioni di uccidere la professoressa sottolinenando di non poter "finire in prigione, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, quindi non posso nemmeno essere processato". Intervistato da Fanpage.it, l'avvocato del Foro di Milano Paolo Di Fresco ha spiegato qual è la situazione dal punto di vista penale.

Il ragazzino che ha accoltellato una professoressa a scuola a Trescore Balneario ha 13 anni. Questo significa che non può essere processato in alcun modo?
Confermo. Avendo meno di 14 anni, il ragazzo non può essere sottoposto a un processo penale né condannato. L’art. 97 c.p. stabilisce la non imputabilità del minore. Si tratta di una presunzione assoluta, che non può essere superata neanche fornendo la prova della sua maturità psichica. La sua vicenda, dunque, approderà giocoforza a una sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità. Ciò non significa, tuttavia, che l’ordinamento sia inerte quando un minore di anni 14 commette un reato. Al contrario, occorre avviare un processo di responsabilizzazione, che lo aiuti a comprendere il disvalore delle azioni commesse e a rivalutarle criticamente.
Quali tipi di provvedimenti possono essere presi in questi casi?
Nel caso in cui il minore che ha commesso il reato sia socialmente pericoloso, il Tribunale per i minorenni, dopo aver valutato la gravità del reato e le condizioni morali della famiglia in cui il ragazzo è vissuto, può ordinarne il collocamento in una comunità di recupero ovvero, per reati meno gravi, può sottoporlo alla misura della libertà vigilata. Preciso, inoltre, che se dovessero emergere deficit educativi o di vigilanza familiare, il Tribunale per i minorenni potrebbe anche valutare l’affidamento del minore ai servizi sociali.
Se l’aggressione fosse degenerata in omicidio, avrebbe cambiato qualcosa?
Rispetto all’imputabilità, no: la soglia dei 14 anni vale per qualunque reato, anche il più grave. Anche in caso di omicidio, dunque, il tredicenne non sarebbe punibile. Ovviamente, pericolosità sociale e gravità del reato potrebbero incidere sull’intensità delle misure di sicurezza, suggerendo l’adozione di provvedimenti più incisivi.
I genitori, o comunque i suoi tutori legali, possono essere chiamati a rispondere in sede penale del comportamento del 13enne?
Direi di no. La responsabilità penale è personale e, pertanto, i genitori – al pari di chiunque altro – non possono essere chiamati a rispondere del fatto altrui. L’omessa vigilanza sul comportamento del figlio va, dunque, considerata penalmente irrilevante a meno che, beninteso, non ne sia provata l'adesione o addirittura la connivenza rispetto alla condotta del minore. Non c’è dubbio, invece, che siano responsabili in sede civile per i danni cagionati dal figlio, specialmente se si accertino gravi carenze educative o di vigilanza.
Stando a quanto emerso nelle indagini, il 13enne aveva filmato tutto con lo smartphone e trasmesso in diretta l’aggressione. Non solo, l’avrebbe anche annunciata con una serie di messaggi. Chi ha letto quelle dichiarazioni senza segnalarle alle autorità competenti può essere accusato di non aver denunciato quei comportamenti?
No, dal momento che per i privati cittadini, salvo alcune eccezioni, non esiste un obbligo di denuncia analogo a quello previsto, ad esempio, per i pubblici ufficiali. Tuttavia, lascia sgomenti che nessuno abbia preso sul serio le intenzioni omicide del ragazzo, che in un lungo e dolente messaggio su Telegram aveva esposto in dettaglio il suo progetto criminale. Penso, in primo luogo, ai compagni di classe che meglio di altri avrebbero potuto percepire il profondo disagio di un giovane che ha visto nell’azione violenta contro l’insegnante l’unica via d’uscita dalla sua condizione di isolamento e frustrazione.