Stavolta la prova tv non avrà alcun effetto su Ibrahimovic, per questo tipo di infrazione non vale neppure il Var. Domenica l’attaccante del Milan ha violato le norme anti Covid pranzando nel ristorante “Tano passami l’olio” in via Petrarca, a Milano, gestito da Tano Simonato, chef stellato che nega l’esistenza del virus.

Le immagini pubblicate in esclusiva da Fanpage.it non lasciano dubbi sulla presenza di Ibra nel locale milanese, seduto attorno al tavolo apparecchiato con altri commensali. La conferma definitiva ce l’ha data proprio Simonato con una conversazione telefonica non proprio equilibrata, ma ferma nell’idea che il Covid sia solo un’invenzione.

Quindi Ibra era lì ma le immagini non servono a niente perché siamo nel campo amministrativo e per elevare una multa occorre la presenza di un pubblico ufficiale. “Dovevamo sorprenderlo in flagranza, adesso apprendiamo l’episodio ma non possiamo fare nulla”, spiegano dalla questura milanese.

Nessuna multa in differita

Hanno ragione gli agenti di via Fatebenefratelli, tecnicamente non stiamo parlando di un “delitto”. Prendiamo gli episodi di tifo violento, per quella fattispecie esiste l’arresto in flagranza differita, secondo cui “quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per  ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, si considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell’articolo 382 del medesimo  codice colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua  identificazione e, comunque, entro le quarantotto ore dal fatto”.

Tutto ciò non può avvenire con Ibra né con gli altri commensali e neppure con Simonato, sebbene titolare dell’attività dove si è consumata la violazione. L’unica cosa che faranno gli agenti sarà monitorare il ristoratore per capire se si è trattato di un caso isolato o di un’abitudine irregolare.
Ad Ibra, invece, penseranno gli arbitri.