I numeri della crisi climatica in Lombardia, considerata la regione più rischiosa d’Italia

I drammatici eventi atmosferici che nelle ultime 48-72 ore hanno colpito il territorio lombardo – in primis i fortunali che hanno devastato aree del Lecchese, della media pianura bresciana e bergamasca e soprattutto dell’Oltrepò pavese con numerosi tetti scoperchiati e la distruzione di campi coltivati e persino di un esteso impianto fotovoltaico – ripresentano in maniera sempre più frequente e perentoria “l’emergenza clima” che colpisce oramai continuativamente il fragile e complesso territorio italiano.
Eppure sembrerebbe, cronache alla mano – che il territorio lombardo sia il più interessato dagli eventi atmosferici estremi e soprattutto dagli effetti al suolo che essi provocano. É realmente cosi? Ogni informativa che abbia una base scientifica deve assolutamente essere confermata da numeri veri e non da informative generiche, spesso di natura poco attendibile se non abilmente “idealizzata”. Dunque andiamo ad esaminare i numeri della geografia regionale.
Occorre immediatamente sottolineare che il territorio lombardo è esteso per ben 23.844 chilometri quadrati, ponendo la regione al quarto posto per estensione nazionale e al secondo posto tra quelle continentali, dopo il limitrofo Piemonte. Ciò che colpisce è l’estrema la varietà dell’ambiente fisico, cioè del paesaggio; perché se è vero che la pianura padana occupa il 47 per cento circa della superficie totale della regione, è altresì evidente che le quote crescano gradualmente nelle aree collinari della Brianza, del Comasco e del Varesotto per poi raggiungere e raggiungere i 4020 metri di quota nel massiccio montuoso del Bernina ed oltrepassare i 3000 metri in altre 25 vette alpine e prealpine.
Ne deriva un eterogeneità alla scala regionale e soprattutto locale della climatologia, che deriva dall’influenza su lungo periodo che le masse d’aria di differenti origini geografiche hanno su un territorio così complesso. Ecco quindi che le precipitazioni annuali variano tra i 650 millimetri della bassa pianura mantovana e della media Valtellina ed i 2600 millimetri circa della testata della valle Seriana, nelle Prealpi bergamasche.

In certe aree interne delle alpi retiche cadono poi fino a otto metri di neve a stagione e i massicci montuosi dell’Adamello – Presanella ed Ortles Cevedale ospitano i più estesi ghiacciai italiani, anche se in drammatico regresso spazio-volumetrico. La provincia di Lecco è quella mediamente più piovosa d’Italia ed anche il varesotto è particolarmente irrorato da piogge e temporali.
A questo completo quadro climatologico descrittivo si associa l’oramai certa e più volte citata estremizzazione climatica che interessa l’intero bacino del Mediterraneo. Essa si manifesta con fenomeni piovosi e nevosi sempre più intensi (brevi ma forti), in particolare nella stagione estiva e con precipitazioni abbondanti (prolungate anche se di moderata intensità) in quella autunnale e primaverile. Evidentemente, dunque, il territorio lombardo è “pericolosamente” interessato da fenomeni di esondazione dei fiumi e dei laghi prealpini, da frane di varia tipologia e da valanghe in tutto il comparto medio ed alto montano. La pericolosità diviene rischio quando introduciamo il parametro complesso sicuramente più incisivo del discorso: l’antropizzazione.
La regione Lombardia è di gran lunga la più popolosa dell'intero Stato italiano, con un totale di residenti pari a 9.976.509, circa il 17 per cento della popolazione nazionale, a cui si aggiungono, secondo fonti ISTAT, oltre 1,9 milioni di individui che giornalmente visitano per motivi lavorativi il territorio regionale. Oltretutto, il 18,0 per cento dei residenti vive nei quattro comuni (Milano, Bergamo, Brescia, Monza) con popolazione oltre 100mila abitanti. Se si considera l’area di pianura con continuum antropico compresa tra Magenta e Sirmione, la popolazione cresce a circa 4,6 milioni, più del 40 per cento del totale. In questa piccola area risiede il 7,8 per cento della popolazione nazionale
L’industrializzazione lombarda, la rete di infrastrutture delle comunicazioni terrestri, rappresentano il 16% circa del totale nazionale e il PIL sarebbe l’undicesimo dell’intera Europa se la regione fosse uno stato a sé. Dunque risulta palese a tutti che con tale situazione ambientale, il rischio climatico sia eccezionalmente elevato.
Incrociando i numeri degli eventi estremi e degli effetti sul territorio elaborato da Legambiente nel periodo 2010-2024 con i parametri antropici appena evidenziati risulta che in Lombardia si sono verificati in totale 211 eventi dal 2010 ad oggi (su 2002 totali in Italia); pari al 10.5 per cento del totale.

Tra di essi si riconoscono 62 eventi con allagamenti da piogge intense, 57 trombe d’aria e raffiche di vento con danni significativi, 33 con esondazioni fluviali di cui 13 con danni alle infrastrutture, 13 frane concausate o innescata da piogge intense o abbondanti, 12 con danni da grandinate. Le perdite di vita umana, il dato senza alcun dubbio più importante e drammatico, assommano a 13 su 331 totali – dati differiti al periodo 2010-2023, con una percentuale del 3,9 per cento sul totale nazionale.
Le province più colpite da fenomeni meteoclimatici estremi sono Milano con 45 casi, Varese con 30, Brescia e Como con 16 ciascuna mentre i comuni risultano essere che svetta con ben trenta eventi rilevati, Como con sei eventi, Blevio, Luino, Cremona e Varese, tutte con quattro eventi. Evidentemente, la problematica idraulica risulta essere davvero gravosa, visto che, per le esondazioni fluviali, spicca il valore del comune di Milano, con almeno 24 esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro.
Dati alla mano, dunque, in particolare per la perdita di vite umane, verrebbe da dire "Magari si vivesse tutti il Lombardia!". Certamente, il comune di Milano rappresenta un'anomalia negativa, solo in parte eventualmente giustificabile dalla “magnitudo” socio economica della metropoli regionale, nonostante l’effettiva posa in opera di buona parte delle opere di mitigazione del rischio idraulico previste a monte della città. Fatto sta che le tredici vittime direttamente dipendenti dalla crisi climatica non sono minimamente accettabili nella settima potenza economica globale nella AD 2025.
Occorre velocizzare rapidamente le azioni scientificamente e correttamente progettate per mitigare il rischio climatico sino a far rasentare il valore zero che non è e mai sarà raggiungibile. Piani di adattamento ai cambiamenti climatici, piani d’ambito, contratti di fiume, PAESC correttamente elaborati sono risorse preziose o meglio decisive alle quali ciascun comune o comunità deve ricorrere in tempi brevissimi per tentare di raggiungere obbiettivi degni di un paese all’avanguardia, in uno scenario geopolitico globale che, almeno per quanto riguarda il raggiungimento della neutralità carbonica, lascia poco spazio agli entusiasmi e alle soluzioni più immediate.