Gioielliere ucciso in un agguato, 53enne condannato dopo 28 anni: “Suo il Dna sulla calza usata come passamontagna”

Lo scorso ottobre la Corte d'Assise di Brescia aveva condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per concorso in omicidio volontario Alessandro Galletta. Oggi 53enne, è accusato di aver partecipato all'agguato del 21 maggio 1997 ai danni del gioielliere Carlo Mortilli, rapito nel parcheggio dell'hotel West Garda di Padenghe (in provincia di Brescia) e poi ucciso con un colpo di pistola. A incastrare Galletta è stata una traccia di Dna isolata su un collant nero da donna trovato a circa 300 metri dal luogo del delitto e anche dalla casa dell'indagato. Stando a quanto riportato nelle motivazioni della condanna, depositate nei giorni scorsi dalla presidente della Corte Cristina Amalia Ardenghi, non c'è "altra spiegazione plausibile e altra destinazione ragionevole" del fatto che Galletta avesse usato quel collant come passamontagna nell'assalto a Mortilli.
Mortilli era stato attirato in una trappola nel parcheggio dell'hotel West Garda di Padenghe la sera del 21 maggio 1997. Un uomo gli rubò una valigetta piena di orologi preziosi, un altro gli sparò un colpo di pistola uccidendolo. Altri due complici non sono mai stati identificati. Galletta era stato indagato già in un primo momento, ma la sua posizione era stata archiviata per insufficienza di prove. La svolta è arrivata nel gennaio 2022 con il ritrovamento di una traccia di Dna su un collant nero da donna rinvenuto a circa 300 metri dal luogo del delitto, a 400 metri da casa di Galletta e a 700 metri dalla discoteca dove il 53enne all'epoca lavorava come buttafuori. Secondo il pm Francesco Carlo Milanesi, il test aveva rilevato come quel Dna fosse "689 milioni di volte più probabile generato dall'imputato piuttosto che da un estraneo" e che Galletta avesse usato il collant come passamontagna.
Lo scorso ottobre, la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Brescia ha deciso di condannare Galletta a 16 anni di reclusione, mentre la Procura aveva chiesto l'ergastolo. Secondo i giudici, infatti, le "possibili spiegazioni alternative offerte" dalla difesa circa la presenza del suo Dna su quel collant sarebbero state "smentite dalle evidenze acquisite" e "destituite di ogni fondatezza". Così come non sarebbero credibili le contestazioni circa le "modalità di refertazione e conservazione del collant" e quindi "la possibile contaminazione accidentale in sede di indagini". Per la Corte, dunque, "gli esiti delle indagini genetiche sono determinanti" e "la prova scientifica non trova smentita".
Le motivazioni sottolineano anche che Galletta aveva "rapporti con la famiglia del correo Marcello Fortugno (già condannato, così come Fabio Manolo Cosoleto, e che ha estinto la pena)" e questa, secondo i giudici, "non può essere considerata una straordinaria, ma sfortunata, coincidenza" quanto piuttosto "un legame specifico dell'imputato con quel delitto". Tuttavia, né le indagini su Galletta né quelle su Fortugno sono state in grado di stabilire "chi dei due abbia in concreto fatto fuoco e ucciso Mortilli". Inoltre, a partire dal 2003 il 53enne non è stato più coinvolto in provvedimenti giudiziari e per questo motivo la Corte ha deciso di riconoscere le attenuanti prevalenti sulle aggravanti.