Alla fine ha pagato lui per tutti. Chi conosce bene l'ormai ex assessore Giulio Gallera lo descrive infuriato e deluso per essere stato scaricato da tutti. Lasciato solo dopo essersi fatto carico di un'emergenza sanitaria senza precedenti nella storia contemporanea e dopo averci messo la faccia, pur con errori e gaffe.

Gallera nelle ultime ore prima del rimpasto che lo vede uscire dalla giunta regionale lombarda per lasciare il posto a Letizia Moratti è arrabbiato. Tanto da rifiutare l'offerta di un posto da sottosegretario che gli avrebbe permesso di rimanere, pur se retrocesso, a Palazzo Lombardia, dopo avere lottato per mantenere almeno un posto da assessore. Tanto da ipotizzare un clamoroso addio a Forza Italia e un cambio di casacca in direzione Fdi.

D'altra parte Gallera non è uno qualunque, nella politica lombarda. A 51 anni è un veterano: in Forza Italia fin dalla fondazione, dal 1997 consigliere comunale a Palazzo Marino, dove rimane per quindici anni. Dal 2012 al Pirellone, prende la gestione della sanità nel 2016 con la giunta Maroni, viene confermato da Fontana. Nella primavera del 2020 prende in mano la gestione della pandemia. All'inizio le cose sembrano andare bene, tanto da convincerlo a lanciare, in un'intervista, la sua possibile candidatura a sindaco di Milano. Da lì tutto inizia ad andare male: sbagli e ritardi, uscite fuori luogo e scivoloni hanno fatto crollare la fiducia degli alleati e perfino dei suoi stessi compagni di partito.

Eppure solo due anni fa, alle regionali del 2018, Gallera è stato il recordman di preferenze. Quasi 12mila voti personali, un tesoro che nessuno, a Palazzo Lombardia, può vantare. E che ora potrebbe pesare nelle scelte future. Perché ora Gallera, in rotta con Forza Italia e con Silvio Berlusconi, che gli ha preferito Letizia Moratti, potrebbe anche cambiare casacca.

Un'ipotesi, per la verità, già ventilata ben prima della vicenda Covid. Nell'estate del 2019 Gallera era stato molto tentato dall’idea di seguire Giovanni Toti nel nuovo partito ‘Cambiamo' insieme ai consiglieri a lui vicini, i forzisti Alessandro Fermi (presidente del Consiglio regionale), Mauro Piazza e soprattutto Simona Tironi. Idea poi rientrata. Ma la vicenda si ripete in modo analogo nell'estate del 2020. Questa volta la suggestione è quella di un ingresso addirittura nella Lega. In questo caso, però, sarebbero alcuni esponenti del Carroccio a frenare, spaventati dalla possibilità che Gallera, con il suo bacino di voti, potesse "scavalcarli" nelle gerarchie interne. Anche questa volta niente di fatto.

Si arriva così all'inverno della seconda ondata Covid. Le ultime figuracce – il jogging fuori comune durante la zona arancione e le frasi sui vaccini in ritardo per le ferie dei medici – sono fatali all'assessore. E proprio dalla Lega arriva la presa di posizione più dura. Ma ci sarebbe ancora una carta da giocare per Gallera: quella di un passaggio in Fratelli d'Italia, il terzo azionista della maggioranza del Pirellone, in grande ascesa da mesi. Non sarebbe un caso, spiegano fonti del Pirellone consultate da Fanpage.it, che proprio la fedelissima Simona Tironi abbia avviato un fitto dialogo con la formazione di Giorgia Meloni, rappresentata in giunta lombarda da Lara Magoni e soprattutto dal veterano Riccardo De Corato.