“Fogli di via per zittire il dissenso”: il racconto di un’attivista colpita dopo le proteste pro Gaza a Como

"Usano i fogli di via per allontanarci dalla città per intimidirci e silenziare il dissenso". Inizia così il racconto di Paola, tra le persone raggiunte dal foglio di via dopo le manifestazioni che si sono svolte a Como lo scorso ottobre in solidarietà alla Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. "Ormai siamo abituati a queste cose, stanno diventando all'ordine del giorno, ma non è giusto", ha spiegato l'attivista a Fanpage.it, sottolineando quanto il foglio di via stia diventando, sempre più spesso, uno strumento utilizzato in maniera "poco democratica" e sia "strumentalizzato politicamente per silenziare le iniziative dal basso".
Le manifestazioni di ottobre
Il primo appuntamento è stato lo scorso 2 ottobre quando a Como si è tenuta una manifestazione "molto partecipata", organizzata in supporto alla Flotilla. Secondo i promotori, il corteo si sarebbe svolto in maniera ordinata, con l'unico momento di tensione legato al tentativo di proseguire il percorso senza accettare una deviazione imposta dalle forze dell'ordine. Nei giorni successivi, lo scorso 10 ottobre, è poi stata organizzata un'altra iniziativa che, anche questa volta, "si è svolta senza particolari criticità", ha spiegato Paola a Fanpage.it.
A fine mese, però, la situazione è cambiata. "Una ventina di persone che avevano preso parte alle manifestazioni sono state denunciate per concorso in resistenza a pubblico ufficiale aggravata", ha continuato l'attivista. In più, per quelli di loro non residenti a Como, è arrivato anche il preavviso di foglio di via. Tra questi c'è anche Paola che, pur vivendo in provincia, lavora stabilmente in città, dove gestisce laboratori per bambini nelle scuole. A questo punto, ai destinatari del preavviso "è stata data la possibilità di produrre delle memorie", ha aggiunto Paola. "Lo abbiamo fatto, ma non abbiamo più saputo nulla fino al nuovo anno".
L'arrivo del foglio di via
Nei primi giorni di gennaio, durante l'organizzazione di un nuovo presidio, Paola ha contattato la Questura per la richiesta delle nuove autorizzazioni necessarie. In quell'occasione, l'attivista ha scoperto di essere destinataria di un provvedimento effettivo. "Il giorno dopo, nella cassetta delle lettere, ho trovato un foglio rilasciato dai carabinieri in cui mi chiedevano di presentarmi in caserma per ritirare una notifica. È lì che ho pensato che aver fatto richiesta per un nuovo presidio possa aver in qualche modo velocizzato e concretizzato il preavviso che avevo ricevuto a ottobre", ha commentato Paola a Fanpage.it.
Nel provvedimento, l'attivista viene ritenuta "pericolosa per la sicurezza pubblica". Una valutazione che lei ha, però, contestato, evidenziando di essere incensurata e di non aver preso parte ad azioni violente. Per questo, dopo essersi confrontata con diversi avvocati, Paola ha deciso di presentare ricorso, pur consapevole che il tipo di reato contestato renda complesso l'accoglimento da parte del Tar.
Nonostante questo, l'attivista non ha dubbi: "Voglio combattere un gesto che è un'intimidazione. Voglio mandare un messaggio, creare un precedente. Perché l'intenzione alla base di questi procedimenti è quella di smantellare e disincentivare l'attivismo, per intimidire e isolare le persone che sono in prima fila a manifestare", ha concluso Paola a Fanpage.it. "Il foglio di via non è altro che uno strumento che estromette dal tessuto sociopolitico di una città, ma questo non è giusto: non possiamo più stare in silenzio".