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Femminicidio Valentina Sarto, il 49enne: “Anche lei aveva un coltello”. La giudice: “Inverosimile, colpita 19 volte”

Vincenzo Dongellini, arrestato il 18 marzo per il femminicidio della moglie Valentina Sarto, è stato interrogato dalla gip di Bergamo. Il 49enne ha detto: “Non volevo ucciderla, abbiamo litigato”, ma per la giudice la sua versione è “inverosimile”.
A cura di Enrico Spaccini
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Vincenzo Dongellini
Vincenzo Dongellini

La giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino del Tribunale di Bergamo ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Vincenzo Dongellini, accusato del femminicidio della moglie Valentina Sarto uccisa in casa la mattina di mercoledì 18 marzo. Il 49enne, al momento ricoverato all'ospedale Papa Giovanni XXIII per precauzione dopo alcuni gesti autolesionistici, ha raccontato la sua versione dei fatti durante l'interrogatorio di convalida. L'uomo ha detto di non aver avuto intenzione di uccidere la moglie, che quella mattina entrambi avrebbero impugnato un coltello e che le avrebbe inferto due coltellate al collo. Per la gip Gaudino, però, si tratterebbe di una ricostruzione "inverosimile", smentita dai fatti e dalle numerose testimonianze raccolte in questi giorni. Gli unici segni riscontrati sul corpo del 49enne, ha scritto la giudice nell'ordinanza di custodia cautelare, sarebbero "assolutamente compatibili" con un tentativo di difesa della vittima.

Valentina Sarto
Valentina Sarto

L'interrogatorio di Dongellini in ospedale

L'interrogatorio si è svolto ieri mattina, sabato 21 marzo, presso l'area detenuti del reparto psichiatrico dell'ospedale Papa Giovanni XXIII. Dongellini, infatti, era già in cura da una psichiatra per una depressione e, dopo aver ucciso Sarto, si era procurato tagli superficiali ai polsi con un piccolo coltello e aveva ingerito candeggina. Subito dopo i fatti, il 49enne aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del Antonio Mele e della procuratrice aggiunta Maria Cristina Rota. Ora, però, assistito dall'avvocata Stefania Battistelli ha voluto invece parlare anche dei precedenti litigi.

Dongellini ha dichiarato di aver minacciato di morte la moglie la sera del 17 marzo nella loro abitazione a Bergamo, ma che poi si erano "strattonati reciprocamente" e infine addormentati. Il mattino seguente, il 49enne avrebbe ancora insultato e minacciato la 41enne, la quale, ha detto sempre Dongellini, sarebbe andata in cucina a prendere un coltello. L'uomo ha affermato di aver a sua volta impugnato un coltello e che mentre erano "in ginocchio" sul letto si sarebbero sferrati "reciprocamente" dei fendenti. Il 49enne ha ammesso di aver colpito la moglie due volte al collo, ma che poi lei stessa si sarebbe ferita da sola cadendo dal letto. "Non volevo ucciderla", ha dichiarato Dongellini.

La giudice: "Inverosimile"

Per la giudice Gaudino, è "veramente difficile immaginare" una dinamica simile a quella descritta da Dongellini. Innanzitutto, Sarto era stata colpita con 19 coltellate, mentre i graffi superficiali sul collo e sulla pancia del 49enne sarebbero "assolutamente compatibili" con un tentativo di difesa. Inoltre, dopo le coltellate al collo, la 41enne non sarebbe stata in grado di tenere un eventuale coltello in mano. Inoltre, lo stesso Dongellini ha raccontato che la moglie lo avrebbe supplicato di non ucciderla, cosa che, ha sostenuto ancora la giudice, contrasterebbe con l'ipotesi dell'aggressione reciproca.

Quando ha chiamato i soccorsi, Dongellini aveva detto che ormai erano passate due ore da quando aveva accoltellato la moglie e che si era tagliato le vene dei polsi. Quei tagli, in realtà, non erano profondi, ma aveva bevuto candeggina. Davanti alla giudice, il 49enne ha detto che quei gesti di autolesionismo sarebbero la dimostrazione che non volesse uccidere la 41enne, ma per Gaudino, invece, si sarebbe ferito solo perché si era reso conto di che cosa aveva fatto o per "alleggerire la propria posizione".

Nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, la gip ha ripercorso gli episodi di aggressioni, minacce e "manie di controllo e di possesso" che sorreggono l'accusa di femminicidio ipotizzata dalla Procura. Per questo motivo, l'arresto è stato convalidato e, una volta dimesso dall'ospedale Papa Giovanni XXIII, Dongellini verrà condotto in carcere.

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