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Omicidio Carol Maltesi
6 Aprile 2022
21:29

Femminicidio Carol Maltesi, Davide Fontana: “Sono un vigliacco, mi vergogno per ciò che ho fatto”

Interrogato per cinque ore nel carcere di Brescia, Davide Fontana si è detto pentito di aver ucciso Carol Maltesi e di non aver chiamato subito i carabinieri.
A cura di Natascia Grbic
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Omicidio Carol Maltesi

"Sono un vigliacco, mi vergogno per ciò che ho fatto e per non avervi chiamato subito". Questa una delle frasi pronunciate da Davide Fontana durante il suo terzo interrogatorio reso al procuratore di Busto Arsizio nel carcere di Brescia. Le parole dell'uomo, che ha ucciso e fatto pezzi la vicina di casa Carol Maltesi lo scorso gennaio, sono state riportate all'Ansa dal suo legale, Stefano Paloschi. "Fontana ha risposto a tutte le domande degli inquirenti e si è detto assolutamente pentito – ha dichiarato il legale – Durante l'interrogatorio ha avuto un crollo emotivo e si è dato più volte del vigliacco per non aver avuto il coraggio di chiamare subito le forze dell'ordine". Fontana è stato ascoltato per cinque ore, durante le quali gli inquirenti hanno cercato riscontro sia rispetto alle dichiarazioni rilasciate dall'uomo nei giorni precedenti, sia rispetto alle prove del delitto repertate a casa di Maltesi.

Il femminicidio di Carol Maltesi

Carol Maltesi è stata uccisa da Davide Fontana a metà gennaio. La ragazza voleva trasferirsi per stare più vicina al figlio, e sarebbe questo il motivo per cui Fontana ha deciso di toglierle la vita. Dopo averla assassinata, l'uomo l'ha fatta a pezzi e ha conservato il corpo in un congelatore. Nel frattempo usava il telefono della ragazza, mandando messaggi ad amici e parenti fingendosi lei. Il 20 marzo, due mesi dopo il femminicidio, si è disfatto del corpo lasciandolo a Borno, avvolto in sacchi neri. I resti di Carol sono stati rinvenuti da un passante, che ha dato l'allarme e chiamato le forze dell'ordine. La ragazza è stata riconosciuta dai tatuaggi che aveva sul corpo: a quel punto amici, ma anche giornalisti, hanno provato a contattarla, ricevendo risposte tramite messaggi. Alla loro richiesta di parlare a voce, le conversazioni sono state troncate. Era Fontana che rispondeva ai messaggi, come confesserà poi nell'interrogatorio rilasciato ai carabinieri il 28 marzo.

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