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Coronavirus
23 Agosto 2021
13:43

Dottoresse lasciate a casa perché in maternità: “Eroine durante il Covid, adesso siamo inutili”

A tre dottoresse dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato comunicato che non sarà prorogato il loro contratto stipulato durante l’emergenza Covid-19 come invece sarà per gli altri loro colleghi. Il motivo? Tutte e tre sono in maternità e il loro contratto non prevede questa possibilità: “Nel 2021 il nostro Paese dovrebbe sostenere il diritto alla famiglia, a maggior ragione dopo quello che abbiamo passato con il Covid e soprattutto per chi ha cercato di dare il suo contributo nel combatterlo e che fino a qualche mese fa veniva considerato un eroe”, racconta una di loro a Fanpage.it.
A cura di Ilaria Quattrone
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"Siamo in maternità e quindi non possiamo essere utili perché in stato di emergenza non serviamo": sono queste le parole utilizzate per comunicare a tre dottoresse dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che il loro contratto a tempo determinato, stipulato a marzo 2020 per far fronte all'emergenza Coronavirus, non sarà prorogato. Una possibilità che invece è stata concessa a tutti gli altri colleghi e alle colleghe non nella loro condizione, ai quali invece è stato prorogato fino a dicembre 2021: "Io lo so che il nostro contratto non prevede la maternità perché emergenziale – racconta una di loro, che preferisce rimanere anonima, a Fanpage.it -, ma questo non mi sta bene. Nel 2021 il nostro Paese dovrebbe sostenere il diritto alla famiglia, a maggior ragione dopo quello che abbiamo passato con il Covid e soprattutto per chi ha cercato di dare il suo contributo nel combatterlo e che fino a qualche mese fa veniva considerato un eroe".

La notizia della mancata proroga del contratto

Due delle tre dottoresse lavoravano nel reparto di Ematologia mentre un'altra nel reparto di Oncologia. Prima dell'emergenza Covid, loro e i colleghi avevano un contratto libero professionale. Con l'inizio della pandemia, ne è stato stipulato uno a tempo determinato per l'emergenza: "Questo è stato sempre rinnovato. L'ultima volta – continua la dottoressa – è stato prorogato fino al 30 settembre 2021. Nel frattempo, io e una mia collega siamo rimaste incinte. Io sono entrata in maternità a maggio e lei ad aprile 2021. Tre giorni dopo la nascita di mio figlio, mi hanno comunicato che il mio contratto non sarebbe stato prorogato". Le due donne hanno quindi contattato il sindacato e poi l'ospedale: "Loro ci hanno spiegato che questi contratti – precisa sempre a Fanpage.it – sono forniti dallo Stato e non dalla Regione e che se avessero prorogato la maternità, sarebbe stato causato un danno erariale".

I turni massacranti durante la prima ondata

Per quanto comprendano la natura tecnica dei loro contratti, per entrambe le dottoresse è difficile digerire la notizia. Il primo pensiero va soprattutto a quanto fatto fin dall'inizio della pandemia: "Quando c'è stata la prima ondata, siamo entrambe rientrate dalla prima maternità. Io con un bimbo di sei mesi facevo turni massacranti. In quell'occasione, tutti i medici venivano definiti come eroi. Io non l'ho fatto per sentirmi dire grazie da qualcuno, ma perché mi piace il mio lavoro e mi piace rendermi utili. Ma adesso non siamo più eroi?".

A lasciarle basite è anche il fatto che nel 2021 esistono ancora situazioni del genere: "Per me questa è una discriminazione perché sono donna e sono in maternità. Noi abbiamo lavorato fino all'ottavo mese di gravidanza. Non abbiamo lavorato nei reparti Covid perché eravamo incinte, ma abbiamo sostituito i nostri colleghi nei reparti svolgendo un lavoro altrettanto importante e utile". Reparti che al momento sono scoperti: "Per ora non lavoriamo e dal primo ottobre chiederemo la disoccupazione e poi dovremmo rientrare, o almeno così ci ha assicurato il primario, con un contratto libero professionale. Fortunatamente il nostro reparto, a livello di ricerca e studi, è tra i più importanti e quindi spesso riceve fondi con i quali sarà possibile stipulare un nuovo contratto".

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