Dipendenti Hoepli a rischio cassa integrazione, i sindacati incontrano l’azienda: “Siamo più preoccupati di prima”

Hoepli non è in "equilibrio economico" pertanto "verranno fatte scelte per risolvere questo problema". Secondo quanto si apprende, e come spiegato a Fanpage.it da Tommaso Argentiero, segretario UilCom Lombardia per il settore editoria e industria, l'incontro di ieri – giovedì 18 febbraio – in programma tra sindacati e azienda, "è stato negativo" perché "lo scenario che ci è stato illustrato non ci ha lasciato per nulla tranquilli. Anzi, tra lavoratori e sindacati permane grande preoccupazione".
Da quando la storica casa editrice Hoepli di Milano ha formalizzato alle organizzazioni sindacali la richiesta di cassa integrazione ordinaria per tutti i suoi dipendenti, circa 89, con una durata iniziale prevista di tredici settimane, la sigla UilCom Lombardia in particolare, si è mobilitata subito in difesa dei lavoratori.
"Il punto centrale emerso dall'incontro di ieri – spiega ancora Argentiero a Fanpage.it – è relativo alla conferma del fatto che nel CDA si discuterà di elementi di discontinuità rispetto a quella che è stata la gestione attuale".
Per quanto riguarda invece il tema della cassa integrazione dei lavoratori, Argentiero spiega che: "Non abbiamo sottoscritto l'accordo di Cigo, quello secondo cui, in una lettera inviata ai sindacati il 9 febbraio scorso, si prevedeva una cassa integrazione di 13 settimane. Ecco, noi quell'accordo non l'abbiamo firmato. Abbiamo rimandato e ci aggiorneremo in un'altra riunione, in programma per martedì 3 marzo. In quell'occasione vorremmo capire quali sono state le decisioni assunte nel CDA e poi conseguentemente in base a questo capire anche gli interventi di tutela che possiamo fare in termini di organizzazioni sindacali".
Intanto la prossima data attesa è il 25 febbraio, giorno in cui si terrà l’assemblea straordinaria degli azionisti, come programmato da tempo, in cui si potrebbe deliberare ufficialmente la liquidazione volontaria della società. Una decisione che sancirebbe di fatto la fine della gestione ordinaria e l'inizio di uno smembramento degli asset aziendali. Infatti come si è preso e come confermato anche dai sindacati, l'azienda sta attraversando un periodo di profonda crisi economica dovuta a diverse fattori, ma principalmente ad alcune grandi tensioni interne alla famiglia Hoepli. Ulrico Carlo Hoepli e i suoi tre figli detengono il 75 per cento delle quote, il restante 25 per cento è in mano ai fratelli Nava.