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12 Novembre 2020
13:56

Diagnosi per tumore al seno in ritardo a causa del Covid, l’oncologo: “Fate screening, niente paura”

Diventano misurabili gli effetti della pandemia di Coronavirus sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono, quindi, in una netta riduzione delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno). “Questo è un dato molto significativo e preoccupante, sopratutto perché abbraccia fasce giovani di incidenza del tumore al seno – spiega a Fanpage.it il dottor Corrado Tinterri, Responsabile di Unità Operativa e Director Breast Unit dell’Humanitas di Milano -. Ora ci siamo riorganizzati. I centri senologici sono operativi, per il momento, in tutte le regioni. Tornate a fare screening. Non abbiate paura, i percorsi sono sicuri”.
A cura di Valeria Deste
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Il dottor Corrado Tinterri dell’Humanitas
Il dottor Corrado Tinterri dell’Humanitas

“La pandemia ci farà pagare un caro prezzo purtroppo in termini di ritardo diagnostico in ambito oncologico. Questo vale anche per il tumore alla mammella”. Questo è il monito lanciato dal dottor Corrado Tinterri, Responsabile di Unità operativa e Director Breast unit dell’Humanitas di Milano. I danni collaterali del Covid-19 possono essere più pericolosi di quelli diretti. Il rischio è una pericolosa riduzione dello screening preventivo per i tumori. Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono, quindi, in una netta riduzione delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Una diagnosi tardiva si traduce, quindi, anche minori possibilità di guarigione, oltre a interventi chirurgici e terapie più invasive.

Incidenza del tumore alla mammella

Oggi in Italia il tumore al seno colpisce ogni anno 53.500 donne, delle quali oltre 16mila di età inferiore a 44 anni. Il tumore più frequentemente diagnosticato nel 2020 è il carcinoma della mammella (54.976, pari al 14,6 per cento di tutte le nuove diagnosi). Ma molto si è fatto, in termini di screening, negli ultimi 40 anni. Nel 1980, quando la mammografia non era diffusa come oggi, il 70 per cento dei tumori veniva trovato con dimensioni sopra i 2 centimetri; di conseguenza la curabilità non andava oltre il 70 per cento. Attualmente il 70 per cento viene diagnosticato sotto i 2 centimetri e la curabilità è di oltre il 90 per cento. “Il tumore al seno in Italia guarisce quasi nel 90 per cento dei casi a 5 anni – spiega il Dott. Tinterri – E questi risultati che sono tra i migliori di Europa li abbiamo ottenuti grazie a percorsi dedicati e grazie all’esperienza di professionisti che trattano il tumore al seno in modo multidisciplinare. Il Covid nella prima ondata ha certamente creato dei problemi e del caos, sopratutto su questo fronte”.

Screening e interventi rinviati, ma anche paura del contagio

Visite, esami di controllo e interventi chirurgici rinviati, spesso a data da destinarsi. Sedute di chemio e radioterapia posticipate. L’emergenza sanitaria affrontata durante la prima ondata pandemica a mandato in tilt il sistema sanitario nazionale, ma anche quello mondiale. A questo si aggiunge la paura da parte di donne, e pazienti in generale, di accedere alle strutture sanitarie per il rischio contagio. Tutti questi fattori hanno inferto un duro colpo alla prevenzione. “Secondo una stima condotta da Senonetwork, l’associazione che coinvolge un’ampia rete di centri enologici specializzati in Italia, durante il primo trimestre del 2020 sono state chiuse quasi l’80 per cento delle radiologie di tutti i centri diagnostici e c’è stata una importante riduzione delle chirurgie – prosegue il direttore della Breast Unit milanese -. È stato, infatti, stimato un ritardo diagnostico di almeno il 20 per cento dei tumori alla mammella. Questo è un dato molto significativo e preoccupante, sopratutto perché abbraccia fasce giovani di incidenza del tumore al seno”.

Tornate negli ospedali: non abbiate paura

La paura e il senso di smarrimento dei primi  mesi dell’epoca Covid sono più che comprensibili. Ora il virus come ben sappiamo non si è fermato, ma gli ospedali hanno imparato a proteggere chi vi accede. “Tutte le attività sono state riorganizzate per assicurare misure protettive, distanziamento e tracciamento, che sono i caposaldi per tenere sotto controllo il virus. Non dobbiamo abbandonare gli screening perché la cosa più grave è ritardare una diagnosi: non abbiate paura. I centri senologici sono operativi, per il momento, in tutte le regioni. Tutti i centri sono sicuri: se vi chiamano a fare la mammografia andate, non abbandonate i percorsi e i trattamenti perché questi salvano la vita”.

Prevenzione prima di tutto

È dimostrato che le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni possono ridurre del 35 per cento il rischio di morire per cancro alla mammella effettuando una mammografia ogni due anni, e tutto fa pensare che la stessa riduzione si applichi anche alle donne più giovani o più anziane. “La prevenzione, oltre alla qualità delle cure, rimane l’arma più importante che abbiamo a disposizione – conclude Tinterri -. È importante, ad esempio, sapere che a partire dai 30 anni è utile fare un colloquio con un senologo.  Il tumore alla mammella oggi è ancora molto temibile”.

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