"Se non trovo un aereo che possa portarmi a Dallas per le cure entro il 21 gennaio rischio che la mia malattia genetica peggiori fino a rischiare la vita". È l'appello disperato che Deborah Iori sta rivolgendo a tutte le istituzioni e che ripete anche a Fanpage.it. Chiede un aereo di Stato che la trasporti negli Stati Uniti in quell'unico centro di Dallas in grado di rifornirla dei medicinali adeguati per curare la sua malattia genetica rara, una forma di mitocondriopatia. Così era già successo a marzo, ma oggi, a un anno dall'inizio della pandemia e con i voli intercontinentali ancora fermi, rischia di non riaccadere: "Eppure per me vuol dire sopravvivenza. Già a novembre ho scritto al governo e a Regione Lombardia spiegando che la data ultima per il mio viaggio a Dallas è il 21 gennaio. Oltre queste giorno le mie condizioni di salute precipiteranno", spiega Deborah, 44 anni di Varese, che attende ancora risposta a una settimana dal punto di non ritorno. Tutti restano in silenzio, tranne l'associazione Luca Coscioni che ha diffuso la richiesta di aiuto.

Ats: iter amministrativo concluso

Dopo la denuncia l'Ats Insubria ha reso noto che "a seguito dell’ulteriore documentazione pervenuta in data odierna"  ha potuto "concludere l’iter amministrativo previsto dalla normativa vigente e comunicare all’interessata l’autorizzazione necessaria per usufruire delle cure sanitarie all’estero e il nulla osta per il trasporto con volo sanitario negli Stati Uniti".

Per raggiungere Dallas occorrono 39 ore di viaggio e tre scali

In parte, tutta colpa della pandemia. Solo un anno fa Deborah riusciva ad andare a Dallas senza nessun problema, ora è tutto più complicato: "Mi sono informata, in questo periodo per raggiungere gli Stati Uniti occorrono 39 ore di viaggio, con tre scali. Un'impresa per una persona sana, impossibile per una donna con la mia patologia che mi costringe a viaggiare con l'ossigeno e a fare iniezioni a distanza di poco tempo. Non solo, i miei farmaci devono essere tenuti a basse temperature in un piccolo frigorifero". Nella speranza che le istituzioni le rispondano, Deborah chiama personalmente tutte le compagnie aree ma nessun volo commerciale, quelli più diffusi in questo periodo, è strutturato per garantirle un viaggio sicuro in tempo di Covid. "Con la mia patologia non posso rischiare il contagio, ma le mie medicine stanno finendo. E senza queste rischio la vita".