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“Complimenti, hai rovinato una famiglia”: 36enne condannata per stalking all’amante del marito

Una 36enne è stata condannata per stalking e diffamazione ai danni dell’amante del marito. La donna l’ha insultata e minacciata per mesi anche davanti ai suoi colleghi di lavoro e sotto casa, nel Bresciano.
A cura di Enrico Spaccini
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(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Per diversi mesi ha tormentato l'amante di suo marito tempestandola di chiamate, messaggi, email e presentandosi fuori dal suo luogo di lavoro e della sua abitazione per insultarla davanti a tutti accusandola di aver "rovinato una famiglia". A quasi due anni di stanza da questi eventi, una 36enne residente nella provincia di Venezia è stata condannata dal Tribunale di Brescia per stalking e diffamazione a 9 mesi di reclusione. Il giudice le ha concesso la sospensione della pena condizionata alla frequentazione di un corso di "recupero" per la gestione della "rabbia" e ha disposto il pagamento di una provvisionale da 3mila euro a favore della vittima, costituita parte civile al processo.

I fatti si sono svolti tra dicembre 2023 e aprile 2024. La 36enne, di origine moldava, aveva assoldato un investigatore privato affinché indagasse sulle trasferte di lavoro del marito. Secondo la donna, infatti, queste sarebbero state troppo frequenti e ogni volta veniva lasciata sola con i loro quattro figli. In poco tempo, l'investigatore ha scoperto che l'uomo aveva un'amante nella Bassa Bresciana. Una volta individuata la rivale, la 36enne avrebbe iniziato a perseguitarla.

All'inizio la chiamava ripetutamente al telefono, anche di notte, e le inviava email e massaggi su WhatsApp con insulti e minacce di morte. Poi aveva iniziato a presentarsi sul suo luogo di lavoro, a Brescia, per insultarla davanti ai colleghi e anche sotto casa. La 36enne era arrivata al punto di affiggere sul portone di casa della donna foto di lei con il marito e i figli con la scritta: "Hai rovinato una famiglia, complimenti" e a postare foto e insulti anche sui profili social del Comune del quale la vittima era consigliera. La situazione era diventata insostenibile per la donna, al punto da doversi dimettere dal suo ruolo istituzionale. Gli attacchi non si sarebbero fermati nemmeno quando il 25 aprile 2024 il questore l'aveva ammonita.

La 36enne è finita, quindi, a processo con le accuse di stalking e diffamazione. In Tribunale a Brescia la donna ha ammesso le sue responsabilità, dicendo di aver agito in questo modo "per paura di essere lasciata sola con i miei quattro figli". La vittima si è costituita parte civile con l'avvocata Marina Manfredi e, chiamata a testimoniare, ha ammesso la relazione con l'uomo che, al contrario, ha sostenuto di aver avuto con lei solo un rapporto di lavoro e amicizia. La Procura aveva chiesto per la 36enne una condanna a 8 mesi, ma il giudice Mauroernesto Macca ha deciso per 9 mesi.

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