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Come lavorano gli assistenti sociali e cosa non avrebbe funzionato nel caso di Alessia Pifferi

Un’assistente sociale dell’area minori di un comune lombardo ha spiegato le procedure del servizio assistenziale: “Non sempre si ha modo di dedicare la giusta attenzione a una situazione”.
A cura di Matilde Peretto
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Alessia Pifferi
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Alessia Pifferi era stata segnalata ai servizi sociali quando alla piccola Diana era venuta la febbre alta a pochi mesi di vita. La nonna l’aveva portata all’ospedale di Bergamo per farla curare mentre Pifferi era in vacanza con il compagno. Notando una madre assente, i medici avevano contattato gli assistenti sociali della struttura per fare degli accertamenti attraverso dei colloqui con gli psicologi dell’ospedale. Questi, però, avevano ritenuto la donna “idonea e attenta” nei confronti della figlia, che nel luglio 2022 avrebbe lasciato morire di stenti. Ma come funziona il sistema di assistenza sociale minorile in questi casi? Maria (nome di fantasia), assistente dell’area minori di un comune lombardo, ha spiegato a Fanpage.it come avvengono le segnalazioni, cosa sono le prese in carico e quando, nel più estremo dei casi, si procede con l’allontanamento del minore.

Le segnalazioni che arrivano ai servizi sociali minorili

Una segnalazione di rischio o pregiudizio può essere fatta da chiunque. “Spesso ci arriva dalla scuola oppure dai vicini di casa, ma anche dal privato cittadino che segnala un episodio”, spiega Maria. Può arrivare dal pediatra, dal personale del consultorio o dal don dell’oratorio. Infine anche dalle forze dell’ordine come la Procura.

“Da questa ci arrivano segnalazioni di situazioni di rischio o pregiudizio riscontrate da altri enti, ad esempio: un minore va in pronto soccorso, il personale si rende conto della situazione, fa una segnalazione alla Procura che contatta i servizi sociali. Da qui parte il nostro lavoro”. Raccolgono informazioni sommarie, si informano sulla famiglia interessata e fanno indagini anche in collaborazione con psicologi. “Nel caso in cui l’assistente sociale ritenga necessario aprire un fascicolo sulla situazione si rivolge nuovamente alla Procura”, spiega la ragazza.

Se c’è un rischio imminente per il minore e quindi il dubbio di un presunto reato (come maltrattamenti in famiglia), gli assistenti sociali hanno l’obbligo immediato di segnalazione in Procura. La presa in carico del nucleo familiare inizia qui ed è volta a valutare la presenza di elementi di possibile rischio e pregiudizio per il minore, in collaborazione con le forze dell'ordine ed eventuali psicologi.

L'iter della presa in carico e come potrebbe essere andata con Alessia Pifferi

“A questo punto, l’assistente sociale inizierà a seguire la famiglia o la persona che necessita di aiuto. Un percorso fatto di attività e di monitoraggio in cui si cerca di appoggiare il nucleo familiare con strumenti che possono essere l’assistenza domiciliare, l’osservazione e l’affiancamento educativo, ma anche supporti economici e nel trovare alloggio”. Le situazioni sono sempre diverse, non c’è un caso uguale all’altro. In tutti però, l’allontanamento del minore è la scelta residuale, cioè l’ultima ad essere messa in atto.

Nel caso di Alessia Pifferi, secondo Maria, la segnalazione fatta dall’ospedale non è mai uscita di lì. I medici hanno evidenziato una situazione, gli assistenti sociali si sono attivati rivolgendosi a una psicologa interna alla struttura e questa ha fatto i colloqui. Pifferi è stata considerata equilibrata e l’iter si è fermato. “Se la psicologa avesse riscontrato che la signora era in difficoltà, attraverso un’analisi più approfondita della sua storia familiare, molto probabilmente si sarebbe potuto avere una presa in carico”, spiega l’assistente sociale. Cosa, però, che non è successa.

I test delle competenze genitoriali e le lacune del sistema dei servizi sociali

“A me non risulta sia arrivata nessuna segnalazione legata ad Alessia Pifferi”, spiega Maria. Questo perché il servizio sociale ospedaliero non ha l’obbligo di rivolgersi a quello del comune. Può farlo solo se lo ritiene necessario e se i protocolli lo permettono.

Esistono poi degli indicatori che consentono di valutare le competenze genitoriali di una persona: provvedere ai bisogni fisici di base del bambino, garantire la sua sicurezza, promuovere il suo sviluppo intellettuale, modellare lo sviluppo di un comportamento appropriato e il controllo delle emozioni, fornire un ambiente familiare sufficientemente stabile, fornire cura e attenzione al minore. Alessia Pifferi li soddisfaceva tutti?

Sulla sua storia Maria non sa dire cosa sia andato storto o se davvero qualcosa sia andato storto: “C’è sempre un grosso tema di scarse risorse economiche e di conseguenza umane. Non sempre si ha modo di dedicare la giusta attenzione a una situazione e chissà quante cose passano inosservate limitandosi a un solo colloquio”.

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