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Cocaina nell’auto della comandante della polizia di Corbetta: capo dei vigili di Trezzano a processo

Il comandante della polizia locale di Trezzano sul Naviglio (Milano) Salvatore Furci è stato rinviato a giudizio. Furci è accusato di calunnia e detenzione di droga perché, secondo l’accusa, avrebbe posto della cocaina nell’auto della comandante dei vigili di Corbetta (Milano) segnalandola poi ai carabinieri con un complice. Il gip ha disposto il rito immediato.
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A cura di Filippo M. Capra
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Il comandante della polizia locale di Trezzano sul Naviglio, Salvatore Furci, è stato mandato a processo con rito immediato. Furci, in carcere dallo scorso 13 aprile, è accusato di calunnia e detenzione di droga: secondo l'accusa, sarebbe stato lui a piazzare nell'auto della comandante dei vigili di Corbetta, altro paese dell'hinterland milanese, Lia Vismara, i grammi di cocaina poi rinvenuti nel veicolo.

Il comandante Furci a processo il 14 luglio

A decidere per il rinvio a giudizio con rito immediato è stato il giudice per le indagini preliminari di Milano Anna Magelli che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Gianluca Prisco. Qualora il comandante della locale di Trezzano sul Naviglio Furci non dovesse chiedere un rito alternativo, il processo si terrà il prossimo 14 luglio nel Tribunale di Milano davanti alla prima sezione penale. Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Squadra Mobile della polizia di Stato milanese, un complice di Furci, incaricato dal medesimo, avrebbe posto la droga nell'auto della comandante Vismara. Poi, aveva allertato i carabinieri per far sì che la sostanza venisse scoperta che la Vismara finisse nei guai. Cosa che accadde, tanto che la comandante dei ghisa di Corbetta venne denunciata a piede libero. Nel 2019, Furci non aveva superato il periodo di prova per un parere negativo della comandante stessa che lo rispedì a vestire i panni di agente interno alla polizia locale di Milano. Secondo l'accusa, il movente sarebbe la vendetta. In attesa del processo, comunque, il Tribunale ha stabilito che il comandante di Trezzano sul Naviglio dovesse essere reintegrato perché il suo licenziamento è stato giudicato illegittimo.

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