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Chi è il camorrista Gioacchino Amico vicino a Messina Denaro: per un suo debito è nato il Sistema mafioso lombardo

Il collaborare con la giustizia di Hydra, ed ex camorrista, Gioacchino Amico davanti ai pm ha detto: “Ci sono tante persone che mi vogliono morto”. Per sanare un suo debito in Lombardia è nato il “Sistema mafioso lombardo”.
A cura di Giorgia Venturini
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In foto Gioacchino Amico con Giorgia Meloni (Fonte: Report)
In foto Gioacchino Amico con Giorgia Meloni (Fonte: Report)

"Il mio ravvedimento inizia dopo qualche mese all'interno della struttura carceraria del Pagliarelli. Ho capito che davanti alle sbarre non era la mia vita e quindi avviene un cambiamento" e per mia moglie "che l'ho trascinata tra i capelli in questo processo". Motiva così la sua decisione di iniziare a collaborare con la giustizia Gioacchino Amico davanti ai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane che con la loro inchiesta Hydra hanno svelato il "Sistema mafioso lombardo". Ci sono già state 62 condanne con rito abbreviato e in queste settimane nell'aula bunker del carcere San Vittore c'è il processo con rito ordinario di 45 imputati. Gioacchino Amico precisa anche: "Ci sono tante persone che mi vogliono morto".

Ma cosa è il sistema mafioso lombardo, così definito dagli inquirenti di Hydra? L'organizzazione criminale si avvaleva "della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva nel territorio delle città di Milano, Varese e zone limitrofe" e "aveva lo scopo di commettere reati" sul territorio, dalla droga alle armi e all'estorsione. Insomma, il copione della criminalità organizzata. Solo che questa volta a capo dell'organizzazione criminale non c'era solo un'unica "mafia", ma i partecipanti del Sistema erano appartenenti a cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Per la prima volta in Lombardia era una cosa sola.

Per gli appartenenti non si chiamava Sistema mafioso lombardo, ma "l'unione". La caratteristica principale è che tutti i clan coinvolti versavano somme di denaro in un'unica "cassa comune, destinate al sostentamento dei detenuti di ciascuna componente e pretese quale corrispettivo per l'assegnazione e/o agevolazione nella assegnazione di affari leciti o illeciti, in virtù della forza di intimidazione dell'intera associazione".

Che ruolo aveva Gioacchino Amico nel Sistema mafioso lombardo

Tra i criminali di spicco accusato soprattutto di far parte del traffico di droga e dell'acquisto e della detenzione di armi c'era anche Gioacchino Amico del clan Senese, ovvero il gruppo collegato all'omonima famiglia operante nel territorio romano e la cui vicinanza con la camorra napoletana era attestata già in più sentenze. Al vertice del clan c'erano Michele e Vincenzo Senese, ma Amico che ruolo aveva? Ecco come lo descrivono le carte di Hydra: "Gioacchino Amico, espressione della famiglia Senese operativa nel territorio della città di Roma (storicamente legata alla famiglia Moccia di Afragola), operante nell'area lombarda nell'ambito del sistema mafioso già richiamato, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere e delle strategie da adottare per la realizzazione degli scopi illeciti dell'associazione".

Gli inquirenti svelano nel dettaglio che Amico aveva una funzione di coordinamento: faceva da mediatore tra il clan Senese, attivo principalmente a Roma, e altri gruppi criminali che come lui appartenevano al Sistema mafioso lombardo. Soprattutto teneva rapporti diretti con Antonio Messina, tra gli uomini di fiducia al Nord dell'ex latitante Matteo Messina Denaro. Antonio Messina era a capo della famiglia campobellese nonché quindi tra i rappresentanti mafiosi della provincia di Trapani: da qui l'alta probabilità che si incontrasse sia al Nord che al Sud con l'allora super latitante Messina Denaro (arrestato poi il 16 gennaio del 2023 e morto il 25 settembre successivo).

Non solo, a Gioacchino Amico spettava risolvere le controversie tra gli associati e commissionare "una serie di delitti in materia di armi e munizionamento", ma anche assicurarsi "la vita e l'incolumità individuale". Ed era operativo nel "traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, rapine, riciclaggio, intestazioni fittizie". Tutto partecipando al versamento di denaro nella cassa comune del Sistema mafioso lombardo e attribuendosi la gestione di più aziende del territorio. Infine, metteva a disposizione "dell'associazione la propria sfera relazionale politico-istituzionale ed imprenditoriale, accrescendo il ‘capitale sociale' dell'organizzazione mirando all'infiltrazione del tessuto economico/sociale lombardo". Ma come nasce il Sistema mafioso lombardo?

Il Sistema mafioso lombardo nato per un debito di Amico

L'Unione nasce durante un summit del 14 maggio 2021 in un capannone di Cassano Magnago, in provincia di Varese per sanare un debito di Gioacchino Amico. Lo ha spiegato bene il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci, in qualità di appartenente alla locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo: "In questo incontro è avvenuto poi quello che si è definito, che dovevamo essere tutti una cosa soltanto. C’erano stati dei problemi, però… cioè, non è che si viene a questo incontro… nasce questo incontro tanto per nascere".

Nel dettaglio, la famiglia Nicastro (rappresentanti della famiglia mafiosa dei Rinzivillo da anni attiva nella zona di Busto Arsizio) avevano preteso che Amico si impegnasse a saldare il debito maturato a seguito del recupero crediti operato da Gaetano Cantarella (rappresentate del clan mafioso Mazzei e scomparso per lupara bianca nel 2020) per conto di Santo Crea (rappresentante della cosca ‘ndranghetista Iamonte della locale di Desio). Insomma i Nicastro avvertono: "Amico deve dare i soldi a noi e intanto sta pagando i Pace. Allora, i soldi per i Pace li ha, i soldi per noi non ce li ha".

Bellusci spiega: "Nasce perché tutti volevano Gioacchino, perché Gioacchino è una fonte di debito. Allora Gioacchino si inizia a mettere dietro le spalle Fidanzati, succede il problema con i Pace e si mette Bellusci dietro le spalle, perché sa che è della locale, succede il problema con quello e si fa compare di anello Massimo Rosi al matrimonio, se lo porta con lui. Quindi poi erano tutti dietro di lui. Arriva Gregorini da Roma e dice: ‘Ma i soldi di Vestiti dove sono? Qua ti stai mangiando i soldi del noleggio', perché i soldi erano di Vestiti, non erano di Gioacchino. Vanno da “Iddu”, dal famoso Matteo Messina Denaro, vanno sempre a parlare con l’Avvocato…" che "io non ho capito se è il fratello o un parente di “Iddu”, che “Iddu” è Matteo Messina Denaro".

Resta il fatto che i soldi (quelli del bar e del parcheggio all'ospedale) erano "anche di Matteo Messina Denaro, era lui che strutturava la cosa dietro". Anche se "lui (Messina Denaro) non si poteva manco nominare, cioè, se tu nominavi ‘Iddu' o nominavi una persona così importante, uno evita anche di nominarla e di stare attento". Ecco quindi che al posto di iniziare faide interne, sapendo che in affari c'era anche il super boss di cosa nostra, hanno deciso di accordarsi e creare "l'unione".

Cosa ha svelato nel suo interrogatorio Gioacchino Amico

Nel suo interrogatorio Amico ha svelato i suoi contatti con il mondo della politica per un suo incarico ricoperto in passato: "Coordinatore di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi (non indagato), coordinatore cittadino di Canicattì (provincia di Agrigento) dell'ex sindaco di Verona, che conosco bene". Precisando che si tratta del "movimento creato dall'ex sindaco di Verona Tosi, quando è subito uscito dalla Lega". Gioacchino Amico, imprenditore siciliano ma vicino alla camorra romana, ha spiegato quindi di essere stato il coordinatore del partito di Tosi in zona di Agrigento. Il resto del suo interrogatorio depositato lo scorso febbraio però è stato oscurato degli inquirenti. Che cosa ha svelato di così importante che non si può rivelare ora?

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