Ultime notizie sull'omicidio di Laura Ziliani

Caso Ziliani, un testimone: “Dopo la scomparsa di Laura la mamma di Mirto cercava affittuari”

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“Quest’estate dopo l’8 maggio, la madre di Mirto chiedeva qui in Paese se qualcuno fosse interessato a prendere in affitto degli appartamenti”: a parlare è un testimone che racconta i momenti successivi alla scomparsa di Laura Ziliani, la donna sparita l’8 maggio da Temù (Brescia) e per i quali si trovano in carcere due delle tre figlie, Silvia e Paola, e il fidanzato della maggiore, Mirto Milani.

“Quest’estate dopo l’8 maggio, la madre di Mirto chiedeva qui in Paese se qualcuno fosse interessato a prendere in affitto degli appartamenti. Immagino fossero quelli della signora. I Milani si davano da fare per far girare gli immobili della vittima": è questa una delle testimonianze raccolte dalla trasmissione "Storie Italiane" in onda su Rai Due relativamente al caso di Laura Ziliani, la donna scomparsa l'8 maggio da Temù (Brescia) e per i quali si trovano in carcere due delle tre figlie, Silvia e Paola, e il fidanzato della maggiore, Mirto Milani.

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La famiglia di Milani si trasferisce a casa della Ziliani

Fin dal momento della scomparsa, la famiglia Milani si è data da fare per gestire il patrimonio dei Zani-Ziliani. Nell'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci, emerge come Mirna Donadoni, madre di Mirto, si fosse trasferita con il marito a casa di Ziliani . Una volta arrivati a Temù hanno iniziato ad apportare migliorie, ristrutturazioni, riparare guasti e pulire gli appartamenti di proprietà della famiglia di Silvia e Paola. E sempre Donadoni ha trovato un legale disposto a occuparsi delle rendite della consuocera. Mamma e figlio avrebbero così iniziato a gestire liberamente il patrimonio della donna.

Il movente dell'omicidio

E sarebbe proprio questo il movente che avrebbe portato i tre a uccidere Laura: la donna era comproprietaria insieme alle figlie di diversi appartamenti. E le due avrebbero voluto essere uniche proprietarie di quei beni in modo da poterli gestire in totale libertà. Secondo l'accusa, il trio avrebbe narcotizzato la donna e poi l'avrebbe soffocata nel sonno. Avrebbero poi nascosto il cadavere per tre mesi e dato vita a una rete di bugie e depistaggi che potessero alimentare la tesi della fuga o dell'incidente in montagna.

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