Due container di carne suina italiana bloccati alla dogana in Cina perché, secondo Pechino, sarebbe rischiosa in chiave pandemia Covid. La decisione delle autorità cinesi, che risale allo scontro 3 gennaio, ha provocato la reazione delle associazioni di categoria e degli amministratori locali. Protesta Fabio Rolfi, l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, da dove provenivano le carni bloccate e prima regione per numero di allevamenti suini, con quasi 4,5 milioni di capi, pari al 52,6% del totale nazionale.. "Chiediamo al Governo italiano di alzare la voce contro il blocco cinese delle importazioni della carne italiana", ha dichiarato.

Conteiner bloccati in Cina, protesta la Coldiretti

Sul piede di guerra anche Coldiretti: "È grave il blocco delle esportazioni di carne suina italiana attuato dalla Cina con il pretesto dei rischi per il contagio da Covid a pochi giorni dalla firma dell'accordo sugli investimenti tra Cina e Unione europea giustificato dall'obiettivo di favorire un maggiore accesso al mercato secondo lo stesso presidente cinese Xi Jinping", afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, rilanciando l'allarme di Opas (Organizzazione prodotto allevatori suini).

Assessore Rolfi: "Inaccettabile associare Covid alla carne suina lombarda"

"Il mercato cinese è fondamentale per la suinicoltura lombarda e italiana, soprattutto per quanto riguarda le parti del maiale non interessate dalla filiera del prosciutto", ha ricordato l'assessore Rolfi. "I rapporti economici con la Cina – ha aggiunto – sono sempre stati positivi e vogliamo proseguire la collaborazione perché le nostre aziende non possono prescindere da sbocchi commerciali così importanti. Per questo è inaccettabile associare la diffusione del Covid alla carne suina lombarda. Ho chiesto al console di evidenziare queste problematiche al proprio governo nel solco della consolidata collaborazione tra Lombardia e Cina in ottica di interscambi commerciali. Il problema deve essere risolto il prima possibile e queste ombre devono essere scacciate perché diffondere notizie false crea un danno d'immagine incalcolabile".