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Una media di 42 decessi al giorno nel mese di marzo per un totale di 2.255 nel primo semestre dell'anno. Sono questi i numeri dell'emergenza sanitaria da Coronavirus nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) di Bergamo nel solo mese di marzo. Il dato ufficiale è stato riportato dalla testata "Altreconomia" sulla base di quanto comunicato dall'Agenzia di tutela della salute di Bergamo: dei 2.255 morti, 1.229 sono ultra 88enni, e nel solo mese di marzo le persone morte nelle Rsa di Bergamo sono 1.308. Più del doppio rispetto all'anno precedente: nel 2019, infatti, erano stati 992 i decessi, di cui 510 over 88, per un incremento complessivo del 127 per cento.

Il picco dei decessi nelle Rsa bergamasche a marzo

Il picco dei decessi è arrivato a marzo: nel 2019 i morti del mese erano stati 163, nel 2020 il dato è salito a 1.308 (+702 per cento). La curva dei decessi scende ad aprile quando i decessi sono stati 389: +118 per cento rispetto ai 140 del 2019. Per poi migliorare a maggio: rispetto allo scorso anno si contano 122 ospiti morti rispetto ai 125 (-2,4 per cento del 2020). Il dato si è infine stabilizzato definitivamente a giugno: 92 morti nelle Rsa contro i 154 del 2019 (-40 per cento).

A gennaio e febbraio i decessi erano inferiori a quelli del 2019

Stando a quando analizzato dall'Agenzia di tutela della salute di Bergamo, si può parlare di pandemia nelle Rsa bergamasche da marzo. Solo a gennaio, i decessi nelle Rsa di Bergamo erano state in termini assoluti in linea con l'andamento del 2019, se non al di sotto. Ovvero, 186 contro le 207 dello stesso periodo nel 2019 (-10,1 per cento). Lo stesso a febbraio: 203 morti nel 2019 contro le 158 del 2020 (-22,2 per cento).

Il piano pandemico studiato nel 2007 dall'Asl di Bergamo e ignorato

In tanti, soprattutto tra i parenti delle vittime, pensano che poteva andare diversamente: nel 2007 l'allora Asl di Bergamo, successivamente diventata Ats, aveva preparato un piano pandemico per il territorio che, tra le altre cose, prevedeva lo stoccaggio di dispositivi di protezione e procedure studiate per le Rsa per non farle cogliere di sorpresa. Un piano ignorato e mai preso in considerazione. Eppure era stato bene studiato. L'Asl di Bergamo aveva individuato sei fasi all'interno di un'eventuale pandemia influenzale: nelle fasi 1 e 2, la Regione e le Asl avrebbero dovuto monitorare e sorvegliare, nelle fasi 3, 4 e 5 avrebbero dovuto coordinare l'assistenza primaria e specialistica, mentre nella fase 6 sarebbero dovute essere affiancate dalla Prefettura e dall'Unità di crisi. Per l'Ats, la vecchia Asl, le indicazioni dell'Oms avrebbero stravolto tutti i piani.