Dalla sentenza con la quale è stato condannato a sei mesi (pena poi commutata in una sanzione pecuniaria da 45mila) per la vicenda della Piastra Expo sono passati oltre 14 mesi. Durante i quali, a Milano e non solo, è successo di tutto. Ma, anche adesso che il sindaco Beppe Sala è impegnato nel cercar di far ripartire Milano dopo la pandemia di Coronavirus (che è ancora presente in città, con i numeri più elevati di tutta la Lombardia) ed è tirato in ballo in più occasioni sulla sua eventuale ricandidatura alle prossime Comunali del 2021, c'è inevitabilmente un angolo della sua mente che continua a pensare a quella "macchia": una condanna, da ex commissario unico dell'Expo, per aver retrodatato due verbali di nomina di alcuni commissari dell'appalto più importante dell'Esposizione universale milanese del 2015, la Piastra dei servizi.

I giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano, nelle motivazioni della sentenza, avevano riconosciuto a Sala l'attenuante dell'aver "agito per motivi di particolare valore morale o sociale", ma avevano sottolineato che l'allora commissario di Expo aveva sottoscritto i due verbali "consapevole delle illecite retrodatazioni". In sostanza, con il suo gesto, condannato dai giudici in quanto reato, Sala ha "salvato" l'Expo, evitando che un ritardo nell'appalto principale (sulla piastra si sarebbero poi costruiti tutti i padiglioni che hanno ospitato le varie delegazioni dei Paesi) potesse comprometterne l'inaugurazione, avvenuta il primo maggio del 2015, nel rispetto dei tempi.

Sala condannato ma ‘giustificato': una formula che non aveva soddisfatto nessuno

Sala quindi unico condannato (gli altri imputati erano stati assolti), ma al tempo stesso "celebrato" dai giudici. Una formula che non ha soddisfatto né la Procura generale, né lo stesso sindaco che fin da subito non aveva nascosto la propria amarezza – "Si è processato il lavoro e io di lavoro ne ho fatto tanto" – e si era detto pronto a ricorrere in appello. Nel frattempo, a complicare ulteriormente il quadro, si è inserita la prescrizione che è scattata per il reato commesso da Sala. E ora, tra pochi giorni, quella preoccupazione che ha continuato a restare in un angolo della mente di Beppe Sala tornerà a riaffacciarsi in maniera tangibile: il prossim0 17 settembre, giovedì, secondo quanto anticipato da Fabio Massa su Affaritaliani.it si terrà la prima udienza del processo d'appello per la vicenda della Piastra Expo.

Qualsiasi decisione prenderà Sala ci saranno conseguenze

Per il sindaco si tratta di un bivio importante: è in quella circostanza che il sindaco potrà decidere se avvalersi della prescrizione, cosa che gli spetta secondo la legge, oppure affrontare il secondo grado di giudizio. In entrambi i casi, sicuramente Sala andrà incontro a conseguenze a livello politico e comunicativo. Nel caso della prescrizione, la decisione potrebbe essere utilizzata strumentalmente dai suoi avversari e detrattori. Nel caso in cui dovesse decidere di venire processato, Sala si affiderebbe ai tempi e ai modi della giustizia e dovrebbe eventualmente affrontare, da imputato, una dura campagna elettorale. Non è chiaro se e quanto la questione Expo, un'ombra lunga che continua ad assillare il sindaco anche a distanza di anni (ma anche il trampolino di lancio di cui ha beneficiato, vista la riuscita della manifestazione), potrà influire sull'eventuale decisione di candidarsi, o meno, per un secondo mandato da sindaco. Ma certo, tra i tanti problemi che Sala ha dovuto affrontare in questi mesi, l'imminente processo d'appello è un'ulteriore grana. Ad oggi non sembrano essere chiare le intenzioni di Sala: bisognerà aspettare il 17 settembre per decidere cosa farà. E chissà che, da quella decisione, non dipenderà poi anche la successiva e più attesa: si ricandiderà oppure no?