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Attiviste Non una di meno scaricano letame davanti all’ufficio della senatrice Bongiorno: “Senza consenso, è stupro”

Le attiviste del movimento Non una di meno hanno scaricato letame davanti all’ufficio della senatrice Giulia Bongiorno a Milano. La protesa è contro il Ddl sulla violenza sessuale che prende il nome dell’avvocata leghista e che prevede l’eliminazione del termine “consenso”.
A cura di Enrico Spaccini
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La contestazione sotto l’ufficio della senatrice Giulia Bongiorno a Milano
La contestazione sotto l’ufficio della senatrice Giulia Bongiorno a Milano

"Pronto Bongiorno? Solo sì è sì, tutto il resto è stupro", firmato ‘Non una di meno'. Ieri, mercoledì 25 febbraio, alcune studentesse e studenti del movimento transfemminista hanno scaricato una carriola di letame davanti all'ufficio legale della senatrice Giulia Bongiorno in via Gabbia, a Milano. Secondo gli attivisti, infatti, il Ddl voluto dalla Lega, che porta il nome della presidente della Commissione Giustizia in Senato e che prevede l'eliminazione della parola "consenso" dall'articolo 609bis del Codice penale contro la violenza sessuale, "è pericolosissimo per tutti, un arretramento rispetto agli standard internazionali e alle conquiste degli ultimi decenni". La senatrice ha commentato su X (ex Twitter): "Queste donne dicono di voler combattere la violenza contro le donne…". Manifestazioni di solidarietà dai capogruppi di Fratelli d'Italia e Forza Italia in Commissione: "Gesto violento e volgare che dimostra la volontà di non discutere nel merito gli argomenti e di attirare l’attenzione con atti eclatanti".

"Il peso si sposta su chi denuncia, rischio di vittimizzazione secondaria"

Come mostrato in un video pubblicato su Instagram, diversi attiviste e attiviste di ‘Non una di meno' si sono riunite il 25 febbraio in via Gabba per l'azione dimostrativa contro la modifica dell'articolo 609bis del Codice penale. "Un Ddl che rimuove il consenso è una legge di m…", hanno scritto descrivendo la scena del letame scaricato sotto l'ufficio di Bongiorno. La riforma, depositata in Commissione Giustizia al Senato un mese fa, prevede punizioni verso "chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti".

Dal testo, dunque, viene eliminato il termine "consenso" per far posto a "volontà", una sorta di dissenso che dovrebbe essere quindi esplicito. "Questa scelta non è neutrale: cambia il modo in cui si guarda ai fatti e a chi li subisce", hanno dichiarato da ‘Non una di meno': "Se la legge parla di consenso, la domanda è se vi fosse un sì libero, esplicito e consapevole; se parla di dissenso, la questione diventa se la persona abbia detto no in modo sufficientemente chiaro. Il peso si sposta così su chi denuncia". In questo modo, hanno spiegato ancora le attiviste, si rischia di non perseguire casi in cui "molte persone si bloccano, hanno paura, sono in stato di shock o si trovano in relazioni di potere che rendono difficile opporsi" e, inoltre, "di riaprire valutazioni sulla condotta della vittima, alimentando la vittimizzazione secondaria".

Le reazioni della maggioranza

"Un gesto vergognoso e inaccettabile", ha scritto in post pubblicato sui social la Lega, partito di Bongiorno: "Il confronto politico si fa con le idee, non con gesti come questo". Solidarietà che è arrivata anche da Gianni Berrino, senatore e capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia: "Il gesto violento e volgare di cui si sono macchiate queste donne, ancora una volta, dimostra la volontà di non discutere nel merito gli argomenti e di attirare l’attenzione con atti eclatanti che nulla apportano alla stesura di una norma che tutela la volontà degli individui", e da Pierantonio Zanettin, senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione: "Gesto volgare che condanniamo con fermezza, il lavoro di Bongiorno merita il massimo rispetto, a maggior ragione da parte di chi (almeno a parole) sostiene di impegnarsi per gli stessi obiettivi".

"Ma come si può essere, a parole, a favore dei diritti delle donne e contro la violenza, e allo stesso tempo, nei fatti, comportarsi tali anche se solo attraverso un ignobile gesto simbolico?", ha dichiarato la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d'Italia, Nm, Udc, Maie e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere: "È solo l'ennesima dimostrazione di inconcludenza da parte di chi non è capace di confrontarsi nel merito e riduce tutto al no preventivo, alla becera provocazione e alla mancata volontà di dare risposte concrete alle donne".

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