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in foto: (Archivio Getty images)

Ci hanno insegnato a non accettare le caramelle dagli sconosciuti ma nessuno ci ha parlato dei pericoli della frutta. Ed è forse per questo che mele e pere sono diventate un’arma per i truffatori. Lo schema della "truffa della frutta" è semplice: puntano anziani o disabili, soprattutto all’uscita dalla chiesa, aspettano che si avvicinino all’auto e gli propongono il sensazionale acquisto di cassette di frutta, spesso di non ottima qualità. Fin qui c’è solo l’estro del venditore aggressivo, ma una volta agganciato il malcapitato entra in gioco l’anima del truffatore, che con una valanga di parole e con una particolare ritualità fisica, riesce a confondere e a convincere la persona a pagare anche centinaia di euro.

Non è una truffa nuova, sono anni che le polizie di mezza Italia, inclusa la Lombardia, registrano episodi, ma negli ultimi tempi c’è stato un piccolo incremento e gli investigatori temono possa dilagare. L’assist migliore ai truffatori lo offre proprio il Covid e le condizioni imposte per evitare il contagio. Il distanziamento sociale isola ancora di più le persone fragili, che però sono meno spaventate da un venditore di frutta. A vincere è l’effetto sorpresa perché nessuno immagina di essere raggirato da un ambulante, o quantomeno non immagina di perderci centinaia di euro.

Gli ultimi casi al Nord

Ultimamente è toccato a un 70enne di Monza che sabato 12 gennaio stava per salire in auto nel quartiere San Fruttuoso quando è stato avvicinato da due venditori su un furgoncino bianco. I due hanno detto di essere proprietari di un negozio di frutta e dopo aver rivolto un paio di battute con tono bonario, hanno scaricato delle cassette per caricarle sull’auto dell’altro automobilista. Inutili i suoi tentativi di opporsi, i due sono riusciti a convincerlo chiedendogli 10 euro. L’uomo ha accettato ma ha fatto l’errore di porgendogli una banconota da 50 euro. I due hanno prima restituito due banconote da 20, poi hanno caricato altra frutta e chiesto di fare un conto unico con il resto avanzato. L’automobilista si è sentito truffato, ha restituito la frutta e chiesto i soldi indietro, ricevendo la stessa somma ma con tre banconote diverse. Intanto coppia è risalita sul furgone ed è sparita. L’uomo, rimasto lì perplesso, era comunque convinto di aver limitato i danni avendo recuperato i soldi ma poco dopo si è fermato al bar per comprare le sigarette e ha scoperto che i soldi ricevuti erano falsi.

"Dottò compratevi la frutta…"

Nei giorni scorsi la truffa è apparsa a Ciriè, una cittadina in provincia di Torino. Stavolta la vittima era un 84enne ma i carabinieri della tenenza locale sono riusciti a bloccare il ladro, un 20enne di origini campane. Seguendo il vademecum del truffatore, ha puntato la vittima e l’ha sorpresa porgendogli una cassetta di frutta. “Dottò vi faccio un prezzo di favore, compratevi tutta la cassetta”, pare gli abbia detto. Il pensionato alla fine ha accettato ma avendo le mani occupate è stato aiutato dal fruttivendolo a prendere il portafogli. Errore gravissimo. Lo sconosciuto ha preso una banconota da 20 euro e l’ha lasciato lì. Sembrano poca cosa 20 euro ma bisogna capire che il truffatore ha preso quella cifra perché erano gli unici soldi nel portafogli dell’anziano. E questo dà la misura della tipologia di vittima scelta, persone non solo in difficoltà emotiva e fisica, ma spesso anche economica.

La depressione delle vittime: non denunciano per vergogna

Gli episodi sono tanti ma le denunce non tengono il passo perché il sentimento che prevale è la vergogna. Quando si rende conto di essere stata raggirata, la vittima spesso crolla in un buco di depressione e vergogna, d’un tratto sente sulle spalle la propria età e pensa di essere arrivata al capolinea se non è riuscita a difendersi da un finto fruttivendolo. È un meccanismo drammaticamente diffuso soprattutto tra gli anziani, che in alcuni casi ha spinto persone a togliersi la vita. Per fortuna l’attenzione mediatica su questo tipo di truffa e il riconoscimento della giusta dignità criminale a questo genere di truffatore, stanno aiutando a cambiare la percezione di sé e del bandito di turno. "La vittima non è stupida o rimbambita – spiega un investigatore della questura di Milano – sono i truffatori a essere professionisti con strumenti raffinati, che sono capaci di cogliere anche la minima fragilità e di infilarsi in quello spiraglio per entrare nella vita. Il consiglio è di denunciare sempre e subito”.