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A Milano un esercito di nuovi poveri: “Centinaia di famiglie in crisi, anche nel ceto medio”

A Milano sono centinaia le famiglie che l’emergenza Coronavirus ha ridotto in povertà. Solo nel quartiere Giambellino i volontari ne hanno censite 900. Persone che hanno bisogno di cibo, medicine, aiuto per pagare le bollette, dispositivi per permettere ai figli di seguire le lezioni. Il nuovo lockdown torna a colpire i più fragili, ma non solo. “Anche le famiglie del ceto medio hanno finito i risparmi e iniziano a contattarci”, spiega a Fanpage.it Luca Sansone, animatore del Laboratorio di Quartiere.
A cura di Simone Gorla
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Centinaia di famiglie in difficoltà che tornano ad avere bisogno di aiuto. O che, in molti casi, non hanno mai finito di vivere l'emergenza. Hanno bisogno di cibo, medicine, aiuto per pagare le bollette. Il Coronavirus torna a colpire i più fragili a Milano. Persone già messe in ginocchio dalla prima ondata della pandemia in primavera, molte già conosciute nei circuiti di aiuto dei volontari. Ma anche tanti volti nuovi che si rivolgono per la prima volta alle associazioni. "Adesso anche famiglie del ceto medio hanno finito i risparmi e iniziano a contattarci", spiega a Fanpage.it Luca Sansone del Laboratorio di Quartiere Giambellino-Lorenteggio, una delle zone di maggiore criticità nel capoluogo lombardo.

Qui larga rete di associazioni e volontari si è messa in moto da marzo, quando il primo lockdown ha messo in difficoltà le fasce più deboli della popolazione. Famiglie con molti figli o monoparentali, nuclei che vivono nelle case popolari, irregolari che non riescono ad accedere ai servizi sociali. "Nel nostro database ci sono 900 famiglie, tutte del quartiere, che nel corso dei mesi ci hanno contattati perché avevano bisogno di qualcosa: buoni spesa, pacchi alimentari, visite mediche e medicine, iPad per le lezioni a distanza, ma anche mobili e altri beni materiali", racconta Sansone.

Si tratta di persone spesso dimenticate dai canali ufficiali perché irregolari, lavoratori in nero, o semplicemente persone sole e fragili che non sono state in grado di contattare le istituzioni. Per aiutarle, il Fondo Emergenza messo in piedi dai volontari ha raccolto in due mesi 116mila euro tra donazioni e prodotti, da parte di privati e aziende, piccole attività e negozi di vicinato. Anche grazie all'aiuto della Fondazione di don Gino Rigoldi.

"Ora stiamo riattivando il fondo. Torniamo a chiedere aiuto perché tanti nuclei sono in difficoltà", spiega Sansone. Accanto al Fondo Emergenza, in sostegno dei ragazzi in difficoltà sono stati lanciati altri due canali di aiuti. Il progetto QuBì sostenuto da Fondazione Cariplo, nato per combattere la povertà minorile, ha permesso di coordinare gli interventi a sostegno delle famiglie e recuperare computer e tablet per permettere a 170 ragazzi di seguire la scuola da casa. La donazione di Fondazione Vismara, ha permesso di donare prodotti per l'infanzia, beni alimentari e buoni spesa. "Questa volta sarà più difficile della prima, anche perché molti volontari che sono stati fondamentali in primavera per consegnare viveri e aiuti, come i ragazzi dei Centri di aggregazione giovanile, ora sono impegni nelle rispettive attività, che non hanno chiuso", continua Sansone.

Anche il Comune di Milano sta rimettendo in moto la macchina degli aiuti. Il servizio "Milano Aiuta" si sta riorganizzando ed è operativo, anche se non a pieno regime, con una decina di associazioni per rispondere a una quarantina di chiamate al giorno. L'assessorato alle Politiche sociali sta verificando la disponibilità di altre realtà, che nella prima fase dell'emergenza avevano collaborato nella raccolta e distribuzione di cibo e altri aiuti. Da Emergency alle brigate di solidarietà, si proverà a ricostruire la rete di volontari.

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