Ha personalizzato. E ha perso. Ma non solo: ha spaccato il Paese credendo di poter trovare oro tra le fratture di un'Italia che avrebbe avuto bisogno di tutt'altro rispetto a una tenzone tra bulli di quartiere. E Renzi non è solo causa di un'occasione persa per scrivere una riforma che fosse veramente condivisa ma ha soprattutto la responsabilità di avere solleticato gli istinti peggiori degli slogan, del populismo e della politica con la bava alla bocca.

Grillo, Salvini e compagnia cantante sono i figli naturali di un renzismo che s'è fatto bullo fino a spingere gli italiani a una mobilitazione di massa inaspettata anche per i più ottimisti: intossicare una campagna referendaria trasformandola in un patetico tentativo di conferma personale è un atteggiamento irresponsabile e irriguardoso verso la Costituzione. Sulla Carta Costituzionale, nata per unire, si è sfilacciato il Paese e ora rimangono le macerie e, c'è da scommettersi, che nelle prossime ore Renzi ancora si dimenerà intento a raccogliere i propri pezzi più che i resti di questa pessima stagione politica.

La responsabilità, appunto. Il ruolo di Presidente del Consiglio richiede un illuminato atteggiamento che ponga l'interesse collettivo sopra ai fini personali e del proprio partito; ci è riuscito Renzi? No, per niente. Mesi sprecati a irridere gli avversari, coniare slogan, organizzare platee ammaestrate e sbruffoneggiare a reti unificate. Già in questi minuti i camerieri della propaganda cominciano a scendere dal carro, alcuni renzianissimi si sbiadiscono in responsabili in cerca di un nuovo padrone ed è sempre più chiaro come il castello avesse fondamenta di sabbia.

La vittoria ha molti padri (e tanto diversi da loro) ma la sconfitta ne ha uno solo: lui, Matteo Renzi. E ora? Ora il premier abbia almeno il buon gusto di personalizzare anche la disfatta. Per fare i bulli bisogna avere intorno amici fidati e non fedeli, bisogna essere capaci di ascoltare i cittadini e non gli editorialisti, c'è da governare piuttosto che frignare sulla governabilità.

Con la scusa di metterci la faccia ha fatto ombra alla politica. Sì è dimesso. Ora la politica. Appunto. Senza troppo rumore sulla Costituzione.