La sentenza del commissario Ue agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici sulla manovra italiana è lapidaria: "Non ci siamo ancora". La riduzione del deficit annunciata ieri, dopo due ore di colloquio tra il premier Giuseppe Conte, volato a Bruxelles insieme al ministro dell'Economia Giovanni Tria, Jean Claude Juncker, Moscovici e Dombrovskis delle tabelle che correggono i saldi dell'ultimo documento di finanza pubblica, non basta all'Europa. La proposta del governo italiano di abbassare il deficit per il 2019 dal 2,4% al 2,04% per venire incontro alle richieste dell'Ue, non è considerata sufficiente. Si tratta di un compromesso certo, ma per evitare la procedura d'infrazione Palazzo Chigi dovrà impegnarsi a risparmiare di 6,4 miliardi di euro, rimodulando la manovra, che complessivamente ammonta a 36 miliardi. Questi soldi andranno recuperati togliendo risorse per 4,2 miliardi al reddito di cittadinanza e a quota 100, ricavando poi 2,2 miliardi da nuovi tagli. Secondo il presidente del Consiglio Conte, che ha parlato al termine della cena di ieri sera con i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il testo potrebbe essere approvato in Parlamento in via definitiva prima di Natale. "Questo è un passo nella giusta direzione, ma non ci siamo ancora, ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti", ha spiegato però il commissario Moscovici.

Ieri le polemiche si sono sollevate per le concessioni fatte dall'Ue alla Francia, dopo le misure sociali promesse lunedì dal presidente Emmanuel Macron, per placare le manifestazioni dei Gilet Gialli, che hanno messo a ferro e fuoco le piazze di molte città francesi. Il problema è che le misure annunciate faranno aumentare il rapporto deficit/pil e porteranno la Francia a sforare il tetto del 3%: queste misure, che valgono in tutto 10 miliardi di euro, porteranno il disavanzo al 3,4% nel 2019, dal 2,8% previsto. Il governo italiano pretende ora lo stesso trattamento da parte di Bruxelles, ma Moscovici ha chiarito che sarà impossibile mettere sullo stesso piano i due Paesi: "Non c'è nessuna indulgenza, sono le nostre regole, soltanto le nostre regole. Soprattutto non facciamo come se ci fosse da una parte una severità eccessiva e dall'altra non so quale lassismo. Il paragone con l'Italia è allettante ma sbagliato perché sono due situazione totalmente diverse. La Commissione europea sorveglia il debito italiano da tanti anni, cosa che invece non ha mai fatto per la Francia".

Oggi ha poi sottolineato che il superamento della soglia del 3% di deficit nella manovra di bilancio francese per il 2019 dovrà essere comunque limitato: "Ciò che è desiderabile è che questo superamento sia il più limitato possibile", ha detto il commissario per gli Affari europei in un'audizione al parlamento francese.