Una delle immagini più conosciute de "La storia infinita", tratta dall'omonimo film del 1984 di Wolfgang Petersen.
in foto: Una delle immagini più conosciute de "La storia infinita", tratta dall’omonimo film del 1984 di Wolfgang Petersen.

Esiste un libro che, per chi era ragazzo negli anni Ottanta e Novanta (e non solo), è stato un vero e proprio best seller: si tratta de “La storia infinita”, del tedesco Michael Ende. In Italia arriva nel 1981, poco prima del celeberrimo adattamento cinematografico di Petersen, ma la prima edizione risale al 1979: esattamente quarant'anni fa. Un best seller in senso classico, con 10 milioni di copie vendute e traduzioni in oltre 40 lingue. Ma anche in senso più ampio, perché ha letteralmente reinventato un genere letterario e, soprattutto, perché ha parlato ai più giovani e non di una risorsa fondamentale ma spesso taciuta e dimenticata dall'essere umano: la fantasia.

“Restituire al mondo il suo segreto sacro e all'uomo la sua dignità” e “ridare alla vita magia e mistero”: questa è stata l’ispirazione che ha spinto Ende a scrivere un romanzo che, oltre che ai bambini, parla anche e soprattutto agli adulti. E lo fa non per risvegliare l’infante nascosto dentro ognuno di noi, né per spronarci a guardare il mondo con i suoi occhi: ma per ricordare che, sia da bambini che da adulti, rinnegare l’enorme potere della fantasia e dell’immaginazione non aiuta ad affrontare il mondo in modo più lucido e consapevole. È, secondo Ende, proprio nel guardare alla realtà come se fosse un mondo fantastico che possiamo in ogni momento modificare che sta il vero cambiamento.

Bastiano, l’eroe del libro nel libro

I ventisei capitoli scritti da Ende sono ricchissimi di avventure, personaggi e avvenimenti collegati l’uno agli altri da un abile gioco combinatorio: lo stesso romanzo altro non è che un libro nel libro. È proprio attraverso le pagine di un vecchio tomo rilegato che avviene l’incontro fra il piano “reale” e quello “fantastico”: Bastiano sta scappando dall'ennesimo brutto scherzo dei suoi compagni di classe quando si ritrova nella libreria del signor Coriandoli dove ruba, incuriosito, un misterioso libro intitolato “La storia infinita”.

Bastiano è un bambino solitario e chiuso in se stesso: l’improvvisa morte della madre e l’incomunicabilità con il padre lo spingono a rifugiarsi nella lettura di storie fantastiche. Nel mondo immaginato da Ende è in qualche modo il libro a trovare lui perché, anche se inconsapevolmente, il bambino ha già dentro di sé la scintilla del cambiamento. Un cambiamento che avverrà entrando, letteralmente, nel mondo di Fantàsia, e partecipando attivamente alle sue avventure: leggendo, Bastiano si trova di fronte ad un mondo in pericolo, dove il Nulla rischia di inghiottire tutte le forme di vita e gli abitanti.

Come sempre accade, anche questa storia ha un eroe: inizialmente Bastiano lo identifica in Atreiu, coraggioso bambino guerriero del popolo dei Pelleverde, al quale l’Imperatrice Bambina affida il compito di salvare il suo regno. Proseguendo con la lettura Bastiano si accorge di esserne egli stesso protagonista, riuscendo ad influenzare gli eventi narrati: è qui che i due piani del reale e del fantastico si sdoppiano, quando cioè il bambino si accorge di essere egli stesso l’eroe che salverà Fantàsia.

Ma come ogni atto eroico, anche questo comporta un sacrificio: più si immedesima nella storia, più Bastano perde il contatto con la propria realtà. Quanto più diventa simile ad Atreiu, coraggioso e forte, quanto più perde la cosa più preziosa che ha: i suoi ricordi. Sarà solo alla fine di una lunghissima serie di difficoltà e consapevolezze che Bastiano comprenderà che la vera missione è quella di salvare se stesso, e non Fantàsia.

Vivere la fantasia o fuggire la realtà?

“Ma ci sono cose che non si possono capire con la riflessione, bisogna viverle”: quest’unica frase, tratta dal romanzo, riassume appieno il senso del libro. L’insegnamento più importante che Ende ha regalato alle generazioni cresciute con “La storia infinita” è stato quello che anche la fantasia può essere vissuta: vissuta e sfruttata per creare qualcosa di nuovo, e non semplicemente per fuggire ciò che già esiste e non va come vorremmo. Bastiano vive sulla propria pelle il potere rivoluzionario della fantasia, e riesce a farlo perché essa non è un mero esercizio stilistico o una banale uscita d’emergenza dalla vita.

Michael Ende impiegò molto più tempo del previsto a scrivere il suo romanzo. Alle pressanti richieste dell’editore, raccontava, si trovava a dover rispondere: "Non posso darti niente, Bastiano non torna più indietro. Cosa devo fare? Devo aspettare il momento giusto, quando emergerà dal personaggio stesso la necessità di ritornare". Ed è stato il ricordo, e quindi il suo legame con il suo essere più profondo e non privo di contraddizioni, a far sì che Bastiano finalmente tornasse.

In questo senso “La storia infinita” è molto più che un fantasy fiabesco, o un libro per ragazzi: molti lo hanno definito un vero e proprio romanzo di formazione. Ma c’è ancora qualcosa che sfugge a questa etichetta: negli anni in cui Ende scrive il libro, le giovani generazioni stanno iniziando a scoprirsi figlie di un mondo che non esiste più, ma che ha lasciato delle tracce indelebili, dolorose, nella loro vita. Molti di questi stessi giovani accusarono lo scrittore di “escapismo”, ovvero di aver suggerito che l’unica alternativa possibile fosse fuggire da quel mondo: Ende non la pensava così. Ende credeva che la fantasia, insieme al ricordo, non cancella l’identità, semmai la forma per il futuro. È soltanto chi non è capace di assumere su di sé tutto il peso di questa avventura impossibile ma estremamente reale, che non esce più da essa.