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Tornare a parlare di Dad oggi sembra catapultarci in un tunnel spazio-temporale, che riporta le lancette dell'orologio indietro di sei anni, al periodo della pandemia di Covid-19. Eppure sta succedendo. Il dibattito sulle lezioni online, fatte di cuffie, microfoni, tablet, schermi, ma soprattutto di distanza fisica e di scuole chiuse, è tornato attuale, in vista di un possibile "lockdown energetico" a maggio, se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto in tempi brevi. Quella misura, lo ricordiamo, si era resa necessaria per diminuire la circolazione del virus e prevenire i contagi.

Oggi torna sul tavolo per il possibile razionamento dell'energia, a cui il governo dovrà ricorrere se la guerra in Iran dovesse prolungarsi. Misure emergenziali, che potrebbero tradursi in limitazioni sui viaggi, sull'uso dei condizionatori d'estate e poi dei termosifoni d'inverno. La scuola non sarà probabilmente toccata da restrizioni nei prossimi mesi. Lo ha detto molto chiaramente ieri il ministro dell'Istruzione Valditara, sottolineando che "la didattica a distanza non è contemplata" per la fine di quest'anno scolastico. Anzi, fonti del ministero reputano "irresponsabile auspicare un ritorno alla Didattica a distanza".

Eppure il tema esiste: non è allarmismo, visto che il governo sta valutando anche di potenziare lo smart working per i dipendenti pubblici. E la semplice ipotesi di reintrodurre la misura è bastata a innescare le polemiche. Per i presidi si tratta di un approccio totalmente sbagliato: "C'è una crisi energetica importante ma non vedo connessioni con questa esigenza della Dad, che andrebbe a produrre un risparmio energetico limitatissimo", è il parere di Cristina Costarelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi Lazio.

IL TEMA DEL GIORNO

Pacifico (Anief): "Ritorno alla Dad è la soluzione estrema, prima pensiamo a riunioni dei docenti online"

Il sindacato Anief ha sollevato per primo il tema, evidenziando il rischio che si possa ricorrere alla didattica a distanza contro il caro carburanti. Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, specifica che questa soluzione dovrebbe essere quella più estrema, l'ultima spiaggia. Anche perché la Dad ai tempi del Covid ha avuto un impatto negativo, "emotivamente e nella gestione degli apprendimenti", spiega il sindacalista a Fanpage.it, aggiungendo che non intende suggerire questa strada, ma solo accendere i riflettori sulla questione.

Secondo Pacifico, se il governo approverà delle restrizioni per rispondere alla crisi energetica, le misure entreranno in vigore non prima di maggio. A quel punto mancherebbe poco meno di un mese e mezzo alla fine della scuola, "per cui non sarebbe necessario fermare la didattica in presenza, almeno per quest’anno scolastico", sottolinea.

"Ma se il governo dovesse introdurre lo smart working per i dipendenti pubblici, magari per la scuola già nel mese di maggio si potrebbe pensare di fare le riunioni dei docenti da remoto in tutta Italia. Già questa sarebbe una misura di risparmio. Chiaramente bisogna monitorare la situazione delle risorse energetiche nel tempo". Pacifico ritiene invece che gli esami non andrebbero svolti a distanza.

Quando è arrivato il Covid nel 2020 sicuramente la scuola italiana era impreparata a gestire un’impostazione di questo tipo. Secondo Marcello Pacifico i problemi pratici andranno eventualmente approfonditi più avanti, in estate: “Per ora pensiamo a chiudere l’anno. Per il momento al massimo occorrerà valutare le riunioni collegiali online per i docenti”, ribadisce.

Ma ora la scuola italiana sarebbe più attrezzata, rispetto al 2020? "Si dovrebbero preventivamente trovare dei soldi per dotare tutti gli studenti e gli insegnanti di strumenti informatici adeguati. Non vogliamo lanciare allarmi, ma il punto è che il mondo dell'istruzione non può fare finta di niente davanti a questa crisi economica ed energetica. In ogni caso la scuola, lo ripeto, deve essere l’ultima attività a chiudere. Lo dico per le famiglie, ma anche per gli insegnanti, che non sono favorevoli alla didattica a distanza e non hanno alcuna voglia di ripetere l’esperienza di lavorare da casa".

L'APPROFONDIMENTO

Azzolina: "La Dad contro la crisi carburante? Non possono essere sempre i giovani a pagare il prezzo più alto"

Che sia solo una proposta o si vada più concretamente verso questa direzione, quello della Didattica a distanza resta, dunque, un tema delicato. È sempre stato così, già dai tempi della pandemia di Covid-19, che per la prima volta rese necessaria una misura così drastica. E che, secondo molti, dovrebbe essere l'ultimissima spiaggia in situazioni di emergenza.

Ne è convinta, tra gli altri, anche Lucia Azzolina, ministra dell'Istruzione da gennaio 2020 a febbraio 2021 nel secondo governo Conte, ex esponente del Movimento 5 Stelle, oggi dirigente scolastica di un istituto comprensivo di Biella, che a Fanpage.it commenta il tema caldo del momento.

"Da dirigente scolastica, ma anche da cittadina, non sono per niente d'accordo con questa ipotesi – spiega Azzolina -. Maggio, per di più, per noi è un mese importantissimo, sia per tutti gli impegni che abbiamo ma anche perché stiamo parlando del mese che chiude l'anno scolastico. Per gli studenti sarebbe traumatico, ci sono tutte le verifiche da fare. Ma è anche una questione di rispetto per i docenti: il rischio è che se si fa la Dad, tanti non starebbero nemmeno fisicamente nella città dove insegnano. Diventerebbe tutto complicato".

Azzolina si è posta una domanda: "Perché quando c'è un problema reale, come quello che stiamo vivendo adesso, la prima cosa a cui si pensa è chiudere le scuole? Perché devono essere sempre i più giovani a pagare nel nostro Paese? È un problema ricorrente, che non riguarda solo questo governo: quando si parla di bambini e ragazzi si pensa sempre che possano essere loro a pagare il prezzo e per me non va bene".

Anche perché, secondo l'ex ministra, rispetto ai tempi del Covid, l'Italia non è più preparata a gestire una situazione simile. "Credo ci siano anzi più rischi rispetto a sei anni fa. Ribadiamo che all'epoca c'era la pandemia, la gente moriva e a marzo 2020 siamo stati costretti a chiudere tutto. Ma i ragazzi hanno sofferto, questo lo abbiamo visto tutti: c'è un elemento fondamentale, che è quello relativo alla socialità, che non possiamo non considerare. Degli hikikomori in Italia si parla pochissimo, ma abbiamo tantissimi ragazzi chiusi nelle proprie stanzette, davanti a pc e telefoni. Li getteremmo di nuovo dentro a un baratro in cui non meritano di stare". Quindi, la Dad "ci ha salvato in un momento storico difficile, ma deve rimanere l'ultima ratio. Si dovrebbe pensare ad altri tipi di scenari per evitarla".

A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi

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