
Questa settimana ci siamo soffermati su un dibattito che riguarda da vicino il futuro della scuola italiana, e cioè la previsione fatta dal famoso prof de La fisica che ci piace, Vincenzo Schettini, secondo cui tra non molto "la scuola si fruirà moltissimo anche online, fuori fisicamente dalle quattro mura". Semplice profezia o anatema? Per qualcuno potrebbe essere un passo avanti, per altri è una dichiarazione quasi sacrilega. E forse non esiste una risposta definitiva.
Sulla Carta docente ci sono due notizie, una buona e una cattiva. La prima, quella positiva, è che da quest'anno la carta per la formazione dei docenti potrà essere usata anche per i biglietti dei trasporti, a prescindere dalle finalità del viaggio. Significa che i tanti insegnanti fuorisede potranno utilizzarla per tornare a casa, abbattendo finalmente le spese ormai fuori controllo di aerei e treni. La seconda, quella negativa, è che il bonus è in ritardo e non è stato ancora erogato: si attende di conoscere il numero esatto dei beneficiari, che condizionerà anche l'importo della Carta docente. Quel che è certo è che la carta ha subito un taglio netto di circa 100 euro, e potrebbe aggirarsi intorno ai 400 euro.
Infine, dedichiamo spazio nel nostro approfondimento a una vicenda che è stata poco trattata dai giornali, ma che secondo noi non è così marginale e rappresenta invece un simbolo di quello che sta succedendo in tante scuole italiane.
IL TEMA DEL GIORNO
Polemiche social dopo l'intervista di Schettini sulla cultura e la scuola: "Parole gravi, non esiste reel che possa sostituire l'attività in aula"
Nelle ultime ore non si fa altro che parlare sui social delle dichiarazioni di Vincenzo Schettini, meglio conosciuto al popolo della rete come La Fisica che ci Piace, profilo che solo su Instagram contra oltre 3,4 milioni di follower. Schettini, che insegna chimica e fisica e fa divulgazione online proprio attraverso le piattaforme social, parlando del futuro della scuola italiana durante una puntata del podcast Passa dal BSMT condotto da Gianluca Gazzoli, ha detto – testualmente: “L'insegnamento cambierà. La scuola si fruirà moltissimo anche online, fuori dalla scuola. Tanti insegnanti come me cominceranno a fare il part-time perché cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura non deve essere in vendita?”. Parole sicuramente molto forti, che non sono piaciute a molti colleghi.
Tra questi c’è Graziano Gala, scrittore e docente di lettere in una scuola dell’hinterland milanese. “Al netto della stima per il divulgatore e per quello che fa avvicinando i ragazzi a materie ostiche, come la chimica e la fisica, per me le sue sono dichiarazioni di una gravità assurda – ha spiegato a Fanpage.it -. Faccio il docente da 11 anni e non esiste nessun reel, nessun video di 30 secondi, nessun contenuto da fruire online gratuitamente o a pagamento che possa sostituire l’attività in aula. Solo così accompagniamo i ragazzi verso l’età adulta. È difficile che i nostri studenti possano affrontare le paure che hanno nel chiuso della loro camera, solo con cuffie e un monitor davanti. Noi dobbiamo portarli verso la socialità e la collaborazione. Sulla questione economica divento anche più furente. Noi dobbiamo pensare agli ultimi, ai più svantaggiati. L’idea che io, che sono uno strumento di democrazia e un possibile ascensore sociale perché do a tutti il meglio che posso, debba diventare ad appannaggio di chi può pagarmi meglio, è la negazione della scuola”.
Schettini, nell’intervento che fa tanto discutere, paragona in un passaggio la cultura ad un prodotto in vendita al supermercato. “È una blasfemia – ha continuato Gala -. Il termine cultura deriva dal latino e significa coltivare, è l’idea quotidiana di far crescere delle persone e farle evolvere. Non posso pensare che venga mercificata. Nel futuro mi immagino una scuola sempre aperta, che diventi polo di aggregazione e condivisione per i ragazzi”.
Dello stesso avviso è anche Alfredo Palomba, pure lui scrittore – candidato per due volte al Premio Strega – e insegnante di storia e lettere. “Le parole di Schettini mi sono sembrate molto superficiali, stridono con quello che dovrebbe essere il senso di fare scuola, già a partire dall’identificazione della cultura come un prodotto – ci spiega -. Questo è un discorso da parte di chi è interessato a legare la cultura a monetizzazioni e visualizzazioni piuttosto che a coltivare le persone. Fare scuola per me significa abitare lo stesso tempo e lo stesso spazio, qui si riduce alla trasmissione di contenuti, che però i ragazzi possono già trovare sui libri o in rete da soli. È incrementare un impoverimento sentimentale verso il quale questa generazione è esposta e che un buon insegnante dovrebbe combattere e non assecondare, per altro per trarne guadagno”.
Alla domanda su come veda la scuola del futuro, Palomba risponde: “Sarà ibrida, non toglierà spazio alla presenza, ma sicuramente prenderà il buono delle nuove tecnologie, senza prescindere dal rapporto one to one docente-alunno. Questi ragazzi mettono uno schermo davanti a qualsiasi cosa, ma una scuola che aggiunge altri schermi è una scuola che non li sta invogliando a ricordarsi che siamo prima di tutto animali politici che hanno bisogno di condividere e guardarsi, ma asseconda l’isolamento”.
L'APPROFONDIMENTO
In un istituto di Mottola è stato proposto a 400 studenti un seminario di Nazione Futura: così la destra prova a infiltrarsi nelle scuole
C'è una vicenda di tutt'altro genere, che ha catturato la nostra attenzione in questi giorni e che riguarda l'ennesimo caso di propaganda nelle scuole. L'episodio si è verificato in un istituto di Mottola (Puglia). Alcuni lettori ci hanno segnalato un'iniziativa organizzata all'I.S.S. Lentini-Einstein, durante la Settimana dello Studente dal 9 al 13 febbraio, con panel organizzati autonomamente dai ragazzi, alla presenza di vari soggetti del territorio. Martedì 10 febbraio da programma doveva tenersi un seminario sul tema delle dipendenze, a cui era stato invitato Carlo Tamburrano, presidente dell'associazione di volontariato ‘Ogni giorno ETS', che si occupa di droghe e prevenzione. L'appuntamento era stato anche segnalato con una circolare interna, una comunicazione scolastica ufficiale. Ma il seminario è saltato all'ultimo minuto, e al posto dell'incontro programmato 400 studenti delle classi terze e quarte si sono trovati davanti un evento di Nazione Futura, il movimento nato nel 2017 su spinta dell'opinionista di destra Francesco Giubilei, "per combattere l'egemonia di sinistra". Stiamo parlando di un think tank di area conservatrice, molto vicino al governo Meloni.
Al seminario, dove erano ben visibili striscioni e banner di Nazione Futura, erano presenti anche Vanni Caragnano del Comitato strade sicure e Francesco Quero di Kuelle sports center, realtà che ruotano attorno alla galassia della destra di Mottola. Il movimento di Giubilei però portava le sue bandiere in bella vista, anche se l'evento in teoria non avrebbe dovuto avere una connotazione politica.
Trattandosi di un evento organizzato dagli studenti, la dirigente scolastica Antonella Lentino (che è stata anche candidata alle elezioni regionali nella lista Decaro) non avrebbe avuto voce in capitolo. Ma esponenti di Avs locale hanno sollevato un punto: è corretto che la preside non abbia vigilato e abbia consentito l'organizzazione di un seminario così schierato politicamente? Per Avs è stata solo "un'operazione di marketing politico": Antonio Greco, il segretario locale di Avs Mottola, ha contestato "il silenzio della dirigenza scolastica", visto che Nazione Futura è un "partito politico di estrema destra mascherato da associazione". Francesco Giubilei ha replicato agli attacchi, precisando che Nazione Futura non è "un soggetto politico, ma un'associazione culturale che dichiara di rifiutare ogni forma di estremismo e di promuovere un dibattito aperto attraverso convegni, incontri e presentazioni in collaborazione con altre realtà associative e centri studi".
Al momento, secondo quanto ha potuto verificare Fanpage.it, non ci sarebbero state lamentele o rimostranze da parte degli insegnanti, ma è opportuno chiedersi se non sia necessario pretendere che nella scuola il dibattito si svolga in un clima di reale pluralismo e democrazia e che un incontro sulle droghe non si trasformi in un'iniziativa di campagna elettorale.
L'EVIDENZIATORE
A proposito di scuola come luogo di aggregazione e socialità, lo spazio delle curiosità di questa settimana è dedicato ad un progetto definito pionieristico, che partirà dal prossimo anno scolastico presso l'istituto industriale Guglielmo Marconi di Dalmine, in provincia di Bergamo, che si trasformerà in una sorta di "campus" dove, oltre alle competenze didattiche, saranno sviluppate anche quelle emotive e relazionali. L'obiettivo è quello di combattere il fenomeno sempre più diffuso degli hikikomori, cioè degli adolescenti che decidono volontariamente di vivere isolati. In Italia ce ne sono circa 200mila, e 7 si trovano proprio in questo istituto.
"Tante famiglie mi chiamano perché i loro ragazzi sono in ‘ritiro sociale'. Non escono da casa, alcuni nemmeno dalla loro cameretta", ha spiegato il preside Maurizio Chiappa, che ha proposto un progetto che prevede 8 ore settimanali di attività varie, dal teatro allo sport, dall’arte ai club di lettura. "Si arriverà alle 8.30 e si chiuderà lo smartphone nell’armadietto fino alle 16.30. L’abuso di questo strumento è definitivamente esploso con il Covid, e oggi ne paghiamo le conseguenze", ha aggiunto. E tu che ne pensi?
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi