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Chi di noi ai tempi della scuola può dire di non aver provato un senso di profonda ingiustizia quando la sveglia suonava presto al mattino, magari in una fredda giornata invernale? Costringersi a buttare giù le coperte per scivolare mestamente fuori dal letto era considerato più di un sopruso: per tanti era un'abitudine malsana, persino contronatura.

Tralasciando l'iperbole, ancora oggi il risveglio forzato intorno alle 6:30, per essere in classe alle 8 o alle 8:30 è considerato dalla maggior parte degli studenti un problema. Lo conferma anche una nota docente-influencer, che dopo aver chiesto ai propri studenti cosa cambierebbero della scuola, ha scoperto che proprio l'orario d'inizio delle lezioni rappresenta una delle principali fonti di disagio (subito dopo la prassi di essere giudicati attraverso il sistema di valutazione dei voti). Ma potrebbe non essere solo una questione di pigrizia: potrebbero esserci delle ragioni scientifiche, perché nella pubertà si osserva un ritardo fisiologico del ritmo circadiano. In sostanza, il sonno nella fase dell'adolescenza cambia: lo dicono i medici. Fino ad ora questi fattori non sono stati quasi mai considerati nell'organizzazione dell'orario scolastico, tranne in rari casi. In Francia però la questione viene presa seriamente, al punto che l'ex ministra dell'Istruzione Anne Genetet ha lanciato un appello su Le Monde, proponendo di spostare il suono della campanella alle 9:00 del mattino alle medie e alle superiori.

IL TEMA DEL GIORNO

Per organizzare l'orario scolastico bisogna ascoltare di più gli studenti (per migliorare il loro rendimento)

Un dibattito sulla possibilità di posticipare l'inizio delle lezioni al mattino si apre ciclicamente anche in Italia. E come dicevamo, non parte da un capriccio degli studenti o da una semplice insofferenza nei confronti del trillo della sveglia. Durante l'anno scolastico 2018-2019 è stato avviato anche un esperimento all'istituto Majorana di Brindisi, in collaborazione con l'Università la Sapienza, per valutare le conseguenze di un ingresso in classe posticipato alle 9:00. I risultati, poi pubblicati sulla rivista Nature and Science of Sleep, hanno dimostrato che un'ora di sonno in più per i ragazzi contribuisce ad aumentare il livello di attenzione, migliorando in generale le prestazioni scolastiche e confermando le aspettative dei ricercatori.

Storicamente, l'ingresso a scuola tra le 8:00 e le 8:30 è stato istituito per allineare le attività dei ragazzi con gli orari lavorativi dei loro genitori. Un modo insomma per dar una mano alle famiglie nella gestione della quotidianità, visto che in alcuni casi i genitori accompagnano gli adolescenti al mattino e vanno a prenderli all'uscita. L'obiettivo è anche decongestionare i mezzi pubblici, evitando una sovrapposizione con l'apertura di uffici e negozi (che generalmente aprono alle 9:00). Le ragioni, dunque, sono puramente logistiche, e sembrano tenere conto più delle esigenze degli adulti che di quelle degli studenti, per i quali potrebbe essere effettivamente più utile dormire un'ora in più al mattino.

Secondo il parere di alcuni docenti, che possono valutare sul campo gli effetti di questi orari, l'attuale sistema sarebbe comunque quello migliore: la prima ora al mattino, dalle 8:00 alle 9:00 circa, serve infatti ad attivare il cervello dei ragazzi, per renderli poi operativi nelle ore centrali della mattinata, sfruttando il momento di massima efficenza cognitiva. L'attenzione, almeno nella prima ora, non sarebbe infatti ai livelli massimi, ma occorre un'ora buona per ‘avviare i motori', per preparare la classe al lavoro nelle ore in cui funzionerebbe meglio l'apprendimento, cioè dalle 9:00 alle 11:30, (come indicato da alcuni studi di cronobiologia e neuroscienze). Secondo la testimonianza di Marco Pugliese, che oltre ad essere docente di matematica, è anche dirigente sindacale Uil, nelle ultime ore di lezione, man mano che ci si avvicina all'ora di pranzo, subentrerebbe invece la stanchezza e la curva dell'apprendimento inizierebbe a scendere. Se si spostasse in avanti l'avvio delle lezioni, si rischierebbe di far slittare le ore più proficue dal punto di vista didattico, mancando così il ‘picco cognitivo'.

Queste valutazioni però cozzano con quanto dicono gli esperti del sonno, secondo cui il sistema circadiano – cioè l'orologio biologico interno che regola il ciclo sonno-veglia – durante l'adolescenza si modifica per diversi fattori. E allora bisogna seguire il reale bisogno degli studenti, oppure si deve dare la precedenza ai ritmi e al funzionamento della società, piegando le esigenze della scuola unicamente a quelle del mondo produttivo?

L'APPROFONDIMENTO

La parola all'esperto: "Bene ritardare l'orario di ingresso a scuola ma a patto che ci sia un serio controllo"

Come dicevamo, anche gli esperti non sono contrari ad un modello di orario scolastico spostato in avanti, per motivazioni che sono insieme comportamentali ma anche biologiche. È quello che ci ha spiegato il Prof. Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell'IRCCS Ospedale e ordinario di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele. Gli adolescenti – ci dice – vengono definiti dal punto di vista scientifico dei ‘super gufi‘.

Che significa? Gli esperti della materia distinguono tra due categorie di soggetti: le allodole, cioè quelli che si svegliano presto, perfino senza l'aiuto della sveglia, e senza alcuno sforzo si mettono in moto, salvo poi andare a dormire presto; e poi ci sono i gufi, le persone cioè che al contrario faticano alla mattina ad alzarsi e finiscono per fare le ore piccole. Ebbene, i ragazzi possono rientrare in questo secondo gruppo "non solo per l’aspetto comportamentale (perché banalmente vanno a dormire tardi la sera), ma perché hanno uno spostamento in avanti del ritmo di sonno, confermato anche dal fatto che hanno una secrezione ritardata di melatonina rispetto all’adulto", ha specificato Strambi.

Dunque, per il professore "i soggetti adolescenti tendono ad essere gufi non solo perché fanno tardi la sera ma anche perché sono tarati in maniera diversa, spostata in avanti. È un aspetto biologico importante e vero". Strambi si dice d'accordo rispetto alla proposta francese, magari da portare anche in Italia, ma a patto che ci sia il giusto controllo. "Sicuramente entrare a scuola più tardi comporterebbe un maggior numero di ore di sonno godute da parte dei ragazzi. Ma attenzione perché potrebbe essere un'arma a doppio taglio: bisogna comunque monitorarli. Svegliarsi più tardi non vuol dire che possono mettersi a letto quando vogliono. Devono effettivamente dormire di più perché solo in questo modo migliorano le proprie prestazioni cognitive", ha concluso.

A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi

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