
La scelta dell'istituto superiore è sempre un momento critico nella vita di uno studente. Meglio assecondare le proprie inclinazioni o bisogna scegliere in base alle concrete possibilità di lavoro? Spesso si tratta di decisioni che condizionano la vita e il futuro percorso professionale di un ragazzo, che si troverà a spendere i propri anni di studio acquisendo competenze in alcuni campi specifici, a scapito di altri (al netto di generiche conoscenze di base che vengono impartite in tutte le scuole superiori).
I dati recentemente diffusi dal ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni a scuola ci restituiscono non solo un quadro attuale della società italiana, ma ci danno anche un'idea delle tendenze dei prossimi anni, delle aspirazioni e degli orientamenti dei giovani italiani, che impiegheranno le loro energie in una formazione che non sempre è in grado di adattarsi al mercato del lavoro che cambia. La trasformazione tecnologica investe tutte le sfere dell'economia, l'Intelligenza artificiale, pilastro di quella che viene chiamata ‘quarta globalizzazione', si è innestata in un mondo già fortemente interconnesso. Per questo è necessario stare al passo per essere soggetti attivi in questo processo, e non subirlo. Selezionare la giusta scuola superiore diventa sempre più cruciale.
IL TEMA DEL GIORNO
I dati del ministero ci dicono che i licei resistono al confronto con i tecnici, ma per quanto?
I dati del ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni alle scuole secondarie di secondo grado per l'anno scolastico 2026-2027, le cui procedure si sono chiuse lo scorso 21 febbraio, mostrano una buona tenuta dei licei (55,88% di iscrizioni, in calo di un punto rispetto all'anno scorso), che restano la prima scelta degli studenti con distacco rispetto agli istituti tecnici (34,84%) e agli istituti professionali (13,28%). Il ministero guidato da Valditara ha messo in evidenza la crescita dei percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale (4+2) che hanno visto raddoppiare il numero di iscritti rispetto allo scorso anno: 10.532 iscritti contro i 5.449 dello scorso anno, con un aumento registrato soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di un elemento che segna un cambio di passo al Sud, dove tradizionalmente i licei sono storicamente preferiti rispetto ai percorsi professionalizzanti.
Complessivamente, il numero di studenti che hanno scelto il liceo Classico o Scientifico è calato leggermente: nel primo caso siamo al 5,20% delle preferenze (contro il 5,37% dello scorso anno), nel secondo si passa dal 13,54% di un anno fa al 13,16%. Appena lo 0,14% di studenti ha scelto il liceo del Made in Italy, giunto alla sua seconda annualità (0,09% l'anno scorso).
Per quanto riguarda le differenze regionali, il Lazio si conferma la Regione con la più alta percentuale di iscritti nei licei (69,72%); il Veneto al primo posto per gli istituti tecnici (39,17%); l'Emilia-Romagna la Regione con la più alta percentuale di neoiscritti negli istituti professionali (17,80%). C'è ancora oggi una divisione netta tra Nord e Sud: se infatti le Regioni del Mezzogiorno, come ad esempio la Campania, la Puglia o la Sardegna, vedono ancora largamente maggioritaria la percentuale di studenti che sceglie un liceo, rispetto agli istituti tecnici o professionali, diverso scenario troviamo nelle aree nordiche. Se esaminiamo le percentuali di neoiscritti al liceo classico, notiamo che lo sceglie solo il 3,66% dei ragazzi in Piemonte e il 3,19% in Lombardia, contro l'8,07% di preferenze in Sicilia. In Veneto il prossimo anno andrà al classico solo il 3,00% dei ragazzi, contro il 6,31% degli studenti pugliesi. Il liceo classico è ancora visto come un percorso di eccellenza e un'opportunità di emancipazione culturale e intellettuale prevalentemente nelle Regioni del Meridione.
È opportuno sottolineare che il ministero ha diffuso solo le percentuali e non i valori assoluti. Il sindacato Cisl Scuola ha elaborato le percentuali pubblicate da Viale Trastevere, prendendo come riferimento l'ultimo dato disponibile in cifra assoluta sul numero delle iscrizioni nella secondaria di secondo grado (gli alunni iscritti nell'anno scolastico 2024-2025, cioè 2.619.287 in totale). Queste cifre ci danno un'idea più realistica della distribuzione degli studenti nelle varie scuole. Secondo le stime, complessivamente gli iscritti al liceo sono 292.731, di cui poco più di 20mila all'artistico, poco più di 27mila al classico, circa 2mila al liceo europeo internazionale, oltre 40mila al liceo linguistico, 68.940 allo scientifico, appena 733 al Made in Italy, numero inferiore agli iscritti al Musicale e Coreutico, cioè poco più di 4mila. Agli istituti tecnici abbiamo 161.557 adesioni, 69.568 al professionale. In questo caso il dato risulta in aumento rispetto all'anno scorso (dal 12,69% al 13,28% di iscrizioni).
L'APPROFONDIMENTO
Grassucci (Skuola.net): "Le iscrizioni a scuola? Mostrano Italia a due velocità. Stiamo andando nella direzione opposta a ciò che richiede il mondo del lavoro"
Che fotografia dell'Italia emerge sulla base dei dati delle iscrizioni scolastiche? Di certo, quella di un Paese frammentato, che corre (ancora) a doppia velocità, con gli studenti delle regioni meridionali legati al sogno della laurea come trampolino per una crescita di salario e di carriera e quelli del Centro-Nord più influenzati dalla maggiore industrializzazione e quindi più propensi a scegliere un'istruzione tecnico-pratica. Ne è convinto Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, a cui abbiamo chiesto di commentare i dati diffusi la scorsa settimana dal MIM, con un occhio anche a ciò che succede dopo il diploma.
"Al Centro-Nord si è molto legati all'economia manifatturiera e ai sistema industriali, ma si guarda a quest'ambito ancora con la mentalità di una volta. Si pensa che queste professionalità siano poco pagate e qualificate ma questo paradigma è cambiato. Oggi un elettricista guadagna molto di più di laureato". C'è poi un'altra parte del Paese dove l'economia è più fragile e dove c'è un grado di industrializzazione e di attività produttive legate ai servizi meno elevato: qui il desiderio di fare un salto a livello di carriera e salariale viene soddisfatto attraverso il sogno di laurearsi.
"In una regione come il Lazio – ci spiega Grassucci – il 70% dei ragazzi e delle ragazze si iscrive al liceo, così come in Campania, dove la percentuale è del 60%, di contro al 44% del Veneto. L'università è ancora un importante ascensore sociale, se si vede il tasso di occupazione e retribuzione medio di un laureato, che generalmente è superiore a quello di diplomato". Ma non è tutto oro quel che luccica. "Non tutte le lauree sono un lasciapassare per una migliore condizione lavorativa. È vero per le lauree Stem ma non ad esempio per quelle umanistiche e di ambito sociale. E poi c'è un secondo tema: non tutti i ragazzi e le ragazze riescono a terminare il percorso universitario, se si considera che più della metà dei diplomati si iscrive all'Università ma il numero dei laureati a livello nazionale è sempre poco più del 31% contro una media europea del 44%. Ciò significa che negli anni è cresciuto il numero delle persone che andavano al liceo e che si sono immatricolate all'università, ma i laureati restano pochi. Tanti si sono persi per strada, abbiamo il 70% di Neet (Not in Education, Employment or Training, ndr), soprattutto perché si sono avvicinati alle lauree sbagliate".
Secondo Grassucci, "negli ultimi 10 anni invece che andare verso un allineamento con le richieste del mondo del lavoro siamo andati verso un disallineamento. E ci sono due aggravanti. La prima è che abbiamo un sistema universitario accademico e poco professionalizzante: noi abbiamo gli ITS Academy che sarebbero la gamba professionalizzante dell'istruzione, che però da noi è poco sviluppata perché ci sono solo qualche decina di migliaia di iscritti ogni anno. Non c'è la consapevolezza che si sta andando verso uno scenario diverso. Inoltre, con l'Intelligenza artificiale i mestieri teorici verranno ridimensionati e ridisegnati mentre quelli più pratici saranno meno ‘attaccati'. Si dovrebbe intervenire e migliorare l'orientamento scolastico affinché si abbia una maggiore conoscenza del mondo del lavoro e non sia una scelta ad esclusivo appannaggio delle famiglie".
L'EVIDENZIATORE
La curiosità dal mondo della scuola di questa settimana arriva dalla Francia, dove un appello pubblicato sul quotidiano Le Monde, firmato dall’ex ministra dell’Istruzione Anne Genetet e dalla ricercatrice Stéphanie Léger, ha riaperto il dibattito sull'orario scolastico. La proposta è quella di posticipare l’inizio delle lezioni nelle scuole medie, portandolo intorno alle 9:00 del mattino.
Il motivo? È da ricercarsi nella biologia: secondo le firmatarie della richiesta, durante l'adolescenza il sistema circadiano cambia. Il corpo si addormenta e si sveglia più tardi, per cui gli studenti, cominciando molto presto al mattino le loro attività, accumulano un deficit di sonno che si riflette su attenzione, umore e rendimento. Alcuni istituti hanno già provato a cambiare orario, ma non sono stati effettuati grossi cambiamenti nell'organizzazione generale della giornata, andando per esempio solo a diminuire il tempo della pausa pranzo e mantenendo l'orario di uscita invariato. E tu cosa ne pensi? Credi che anche in Italia si potrebbe aprire un dibattito su questo tema?
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi