
E' un nuovo studio a sancire che l'assenza dell'essere umano, anche quando ha causato danni enormi, è un'enorme fortuna per la sopravvivenza e la proliferazione di altre specie. Pure in un'ampia area altamente radioattiva che include la cosiddetta "zona di esclusione" di.
Secondo quanto riportato nella ricerca di un team guidato dall'ecologa Svitlana Kudrenko dell'Università Albert Ludwig di Friburgo, in Germania, nell' "area proibita" vive un numero sorprendente di grandi animali che prosperano tra cui cavalli di Przewalski, alci, linci eurasiatiche e cervi. Inoltre, gli animali sono stati avvistati più frequentemente nelle aree protette più grandi e interconnesse.
I ricercatori hanno dedicato diversi anni alla documentazione della fauna selvatica presente nell'area in cui avvenne l'esplosione di un reattore nella centrale nucleare di Chernobyl all'1 e 23 del 26 aprile del 1986. Si è trattato di uno dei più grandi disastri accidentali causati dall'uomo nella storia ma secondo quanto emerge da questo nuovo studio gli effetti sulla fauna locale non sono stati deleteri, anzi.
Il disastro nucleare e l'incendio che distrusse la centrale dispersero pericolosi contaminanti radioattivi per chilometri. Le vicine città di Chernobyl e Pripyat furono evacuate e le autorità sovietiche dichiararono una zona di esclusione con un raggio di 30 chilometri intorno al sito dove era avvenuto l'incidente.
Da allora sono passati 40 anni e diversi studiosi sono tornati proprio per comprendere gli effetti delle radiazioni sulle altre specie chiaramente rimaste in loco dopo quello che era avvenuto. Noti sono gli studi sui cani, ma questa ricerca ha invece posto l'attenzione su altre tipologie di fauna selvatica che hanno avuto ottime capacità di adattamento e visto la propria popolazione aumentare sempre di più.
Gli studi sulla zona d'esclusione di Chernobyl: monitoraggi e analisi del territorio
La Zona di Esclusione di Chernobyl si estende su un'area di circa 2.600 chilometri quadrati ed è una delle aree più radioattive della Terra, dove gli esseri umani non vivono più e dove appunto lavorano team di ricerca che studiano e analizzano gli effetti nel tempo di quanto accaduto.
Gli esperti in realtà sanno da tempo che le zone di esclusione intorno alla centrale elettrica erano luoghi ampiamente vissuti dalla fauna selvatica e nel 2016 l'Ucraina ha istituito la "Riserva della biosfera ecologica e radioattiva di Chernobyl" come santuario ufficiale per gli animali che vi abitano.
Ora il team di ricerca, utilizzando i dati delle fototrappole, è riuscito a identificare dei numeri più precisi relativi alla presenza degli animali, concludendo che la diversità, la presenza e la probabilità di rilevamento degli animali sono massime in due aree in particolare, quella proprio che include l'area di Chernobyl (CEZ) e la riserva naturale di Drevlianskyi, nota per la sua biodiversità fluviale e forestale, le sue paludi e per essere una delle poche aree collegate all'adiacente zona di esclusione.
Gli esperti hanno monitorato l'intera zona dal 2020 al 2021 e sono riusciti ad identificare 13 specie selvatiche nell'area di studio: cervo nobile (Cervus elaphus), capriolo (Capreolus capreolus), alce (Alces alces), cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii), cinghiale (Sus scrofa), lepre europea (Lepus europaeus), volpe rossa (Vulpes vulpes), cane procione (Nyctereutes procyonoides), tasso europeo (Meles meles), martora, lupo grigio (Canis lupus), lince euroasiatica (Lynx lynx) e orso bruno (Ursus arctos). Nello studio vengono anche riportati gli avvistamenti di cani, bestiame di altra tipologia e esseri umani ma queste specie non fanno parte dell'analisi che poi è stata svolta.
Il monitoraggio ha coperto un'area di 60 mila chilometri quadrati nell'Ucraina settentrionale e sono stati appunto contati tutti gli animali che sono apparsi nelle fototrappole. Come accennato già, il risultato più sorprendente è che la stragrande maggioranza degli avvistamenti si è verificata nella riserva di Chernobyl: 19.832 su un totale di 31.200 avvistamenti.
"Un disturbo antropico meno intenso nella CEZ ucraina e una probabile applicazione più efficace delle restrizioni all'accesso umano potrebbero avere un impatto positivo sulla diversità, la presenza e le probabilità di rilevamento di ungulati e grandi carnivori … I nostri risultati dimostrano che le aree protette sono più efficaci quando sono ampie, contigue e le restrizioni all'accesso umano sono attivamente applicate", è una delle principali conclusioni a cui sono arrivati i ricercatori.