
Un varano si aggirerebbe nelle campagne tra Montichiari e Calcinato, nel Bresciano. Per precauzione il sindaco di Montichiari, Marco Togni, ha quindi emanato un'ordinanza che vieta la circolazione a piedi nell'area dove il rettile sarebbe stato osservato, mentre sono partite le ricerche con il supporto di Polizia Provinciale, Carabinieri Forestali e Polizia Locale.
Al momento, però, è bene mantenere la massima cautela. L'esistenza dell'animale è documentata soltanto da una fotografia scattata nella notte tra il 16 e il 17 luglio e da un altro paio di testimonianze. Non è ancora stato catturato né osservato direttamente da esperti e autorità. Anche la possibile origine dell'animale non è chiara, così come le dimensioni.
L'ipotesi più probabile è che si tratti di un animale fuggito o abbandonato da un allevamento privato. Alcune specie di varano vengono infatti tenute da appassionati e collezionisti come animali esotici da compagnia, anche se richiedono spazi, competenze e autorizzazioni specifiche.
L'ordinanza del sindaco dopo gli avvistamenti del varano
Secondo quanto ricostruito dal sindaco, le prime segnalazioni risalirebbero a circa due settimane prima dell'ordinanza di ieri. La fotografia che ha attirato l'attenzione sarebbe invece stata scattata alle 2:39 del 17 luglio e successivamente diffusa dalla la pagina social "Orgoglio Bresciano". Nei giorni successivi il Comune ha effettuato un sopralluogo insieme alle autorità competenti e a un veterinario esperto di rettili.
Per limitare qualsiasi rischio, il sindaco ha perciò deciso di vietare temporaneamente il passaggio a piedi nella zona interessata, al confine tra Montichiari e Calcinato, mentre il territorio sarà monitorato per circa dieci giorni anche con droni e trappole, nella speranza di individuare il rettile.
Che specie di varano potrebbe essere?

In un primo momento si era ipotizzato erroneamente che l'animale fosse un tegu argentino (Salvator merianae), un grosso sauro sudamericano allevato anche come animale da compagnia. Successivamente è stato invece identificato come Varanus salvadorii, il varano di Salvadori o varano coccodrillo.
Questa identificazione, tuttavia, non convince tutti gli specialisti. Dalla fotografia, infatti, il rettile sembrerebbe assomigliare maggiormente a un varano d'acqua (Varanus salvator), una specie molto diffusa nel Sud-est asiatico che vive lungo fiumi, laghi, paludi e mangrovie. È uno dei varani più comuni anche nel commercio illegale di animali esotici e, proprio per questo, un eventuale abbandono sarebbe purtroppo più plausibile.
Il varano di Salvadori (V. salvadorii), invece, è originario delle foreste pluviali della Nuova Guinea ed è considerato uno dei varani arboricoli più grandi del mondo. Ha una coda molto lunga e sottile, adattata alla vita sugli alberi, caratteristiche che nella fotografia non appaiono particolarmente evidenti. Naturalmente, in assenza di altre immagini e senza poter osservare direttamente il rettile, quindi, qualsiasi identificazione resta provvisoria.
Quanto è grande il varano avvistato nel Bresciano
Anche le dimensioni dichiarate, circa un metro e mezzo, sollevano alcune perplessità. L'erpetologo Antonio Romano spiega a Fanapge.it che diversi elementi presenti nella fotografia non sembrano compatibili con un rettile così grande. "Dietro e accanto al corpo si vedono ciuffi e foglie di graminacee che appaiono piuttosto alti rispetto al tronco. Se l'animale fosse davvero lungo un metro e mezzo, l'erba dovrebbe apparire molto più bassa e meno dominante".
Anche altri dettagli suggeriscono prudenza. "I sassi sul terreno sembrano piccoli ciottoli di pochi centimetri e, rapportandoli alla testa e alle zampe, l'animale dà l'impressione di essere sensibilmente più piccolo, probabilmente intorno ai 50 centimetri". Romano evidenzia inoltre un particolare insolito: "Gli arti sono completamente distesi, la coda è quasi perfettamente rettilinea e non si osserva alcuna sfocatura dovuta al movimento. Un rettile può certamente immobilizzarsi davanti a un flash, ma è anche l'aspetto che avrebbe una statua".
Infine manca un altro elemento atteso per un animale di grandi dimensioni. "Il terreno appare friabile, ma non si distinguono chiaramente impronte, dita infossate o il solco lasciato dalla coda. Un varano lungo un metro e mezzo e pesante diversi chilogrammi normalmente lascerebbe segni più evidenti. L'assenza di queste tracce non dimostra che l'animale sia finto, ma è un elemento che contrasta con la taglia dichiarata", conclude l'erpetologo. La fotografia non permette quindi di stabilire con certezza né la specie né le reali dimensioni del rettile.
Il varano è pericoloso?

I varani non sono animali aggressivi nei confronti degli esseri umani e, se ne hanno la possibilità, preferiscono allontanarsi. Tuttavia, come la maggior parte degli animali selvatici, possono difendersi se si sentono minacciati o vengono messi alle strette. Un grosso rettile disturbato può mordere con forza, utilizzare gli artigli e colpire con la coda. Per questo motivo è meglio evitare qualsiasi tentativo di avvicinarlo, toccarlo o catturarlo autonomamente e lasciare l'intervento al personale specializzato.
Gli effetti di un eventuale morso – ipotesi molto remota, è bene ribadirlo – dipendono sia dalla specie che dalle reali dimensioni dell'animale. Studi recenti hanno dimostrato che le ghiandole velenifere sono probabilmente presenti nella bocca di diverse, se non di tutte, le specie del genere Varanus, ma gli effetti del veleno sono considerati blandi e non pericolosi per gli esseri umani.
L'uomo che avrebbe fotografato per primo il rettile, un operaio impegnato nell'irrigazione dei campi, ha raccontato di aver inizialmente pensato che fosse l'animale "domestico" di qualcuno, perché si sarebbe avvicinato senza mostrare atteggiamenti aggressivi. Convinto che possa trattarsi di un animale abbandonato, ha lanciato un appello affinché, se dovesse essere ritrovato, venga affidato a uno zoo o a un centro di recupero invece di essere abbattuto.
Per il momento, però, l'unica certezza è che le ricerche proseguono. Finché il rettile non verrà individuato e identificato direttamente, la fotografia resta l'unica prova disponibile e ogni conclusione sulla sua identità è chiaramente provvisoria.