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7 Maggio 2026
17:17

Pamela Anderson racconta come è diventata un’attivista animalista: “Ho fermato mio padre che era un cacciatore”

L'attrice, ospite al Global Fashion summit, un evento annuale che si svolge a Copenaghen dedicato alla sostenibilità nell'industria della moda, ha raccontato di essere diventata attivista da quando era molto piccola dopo aver scoperto che il padre era un cacciatore.

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Pamela Anderson durante una manifestazione in favore della PETA (Foto: Getty Images)

"Ricordo di essere andata da mio padre, con le mie codine dritte sulla testa, e di avergli fatto promettere che non l'avrebbe mai più fatto. Ha mantenuto la parola. Non ha mai più cacciato. Quello è stato, in realtà, il mio primo atto di attivismo".

A parlare così è Pamela Anderson e suo padre era un cacciatore che le aveva procurato un vero e proprio choc quando era bambina. Insieme a delle amichette, l'attrice americana aveva all'epoca fatto quel che le era stato vietato: entrare in un capanno nella proprietà dove viveva con la sua famiglia negli Stati Uniti. Lì aveva visto il cadavere di un cervo che era finito sotto il mirino del padre.

La ex bagnina di Bay Watch ha raccontato come è diventata una delle star più note per il suo attivismo in favore della protezione del benessere degli animali durante un incontro al Global Fashion summit, un evento annuale che si svolge a Copenaghen dedicato alla sostenibilità nell'industria della moda.

"L'animale era appeso a testa in giù, senza testa, con il sangue che gocciolava lentamente in un secchio – ha raccontato – Nel momento in cui ho capito cosa stavo vedendo, tutto è cambiato".

Pamela Anderson da anni si è distinta per le sue battaglie in favore degli animali. Collabora dagli anni 90 con PETA, soprattutto per la lotta contro l'utilizzo delle pellicce. E' vegana e promuove uno stile di vita basato sul rispetto delle altre creature viventi. 

Si è battuta a lungo per la chiusura di SeaWorld, a San Diego, dove poi aveva girato delle scene proprio di Bay Watch e iconico rimane uno spot che aveva girato per la PETA il cui titolo evocava perfettamente la situazione di isolamento e privazione sensoriale che provano i cetacei nei luoghi in cui vengono sfruttati per il business degli spettacoli con gli animali: "Vivresti in una vasca da bagno?".

"È stato meraviglioso collaborare con diverse ONG e associazioni che svolgono un buon lavoro, far sentire la propria voce in tutto il mondo e contribuire all'approvazione di leggi laddove non ce n'erano –  ha concluso l'attrice durante il suo intervento – Possiamo anche fare queste scelte in privato. Oggi, quando si va al ristorante, c'è sempre un'opzione vegana. Non dobbiamo più alzare la mano per dire ‘Mi scusi, ho bisogno di questo o quello'. Queste opzioni fanno ormai parte della nostra cultura".

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