
Meno del 50% della popolazione canina e felina che vive nelle case degli italiani risulta correttamente vaccinata. Sono i dati che mette in evidenza l’Associazione delle imprese per la salute animale di Federchimica (AISA) per accendere un faro sulla necessità di migliorare la prevenzione nell’ambito veterinario per tutti gli animali domestici presenti nelle case del Belpaese.
Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, dieci milioni di italiani vivono con 25 milioni e mezzo di animali domestici, di cui il 22,1% con cani e il 17,4% con gatti. Nelle case del Belpaese è questa la cifra raggiunta nel 2024, indicata nell'indagine “I Cittadini e il Tempo libero” in cui è stata valutata anche la presenza di altre specie all’interno delle famiglie.
I dati dell'indagine AISA sulla vaccinazione degli animali domestici
L’AISA in particolare mette in evidenza che “ la diffusione capillare degli animali da compagnia rende necessario un approccio continuativo alla prevenzione, basato su controlli periodici e programmi vaccinali strutturati”. Da ciò emerge che la percentuale di persone che hanno provveduto alle vaccinazioni come indicato dalle linee guida internazionali per garantire un adeguato livello di protezione sanitaria si basa in realtà su “una gestione spesso episodica della salute animale, più legata all’emergenza che alla continuità preventiva”.
Questa analisi trova conferma anche dall'Osservatorio sanità UniSalute-Nomisma 2025 che ha verificato che sebbene l'86% di cani e gatti sia stato sottoposto a visita veterinaria almeno una volta nell’anno 2024,, solo il 21% viene sottoposto a controlli regolari e meno del 50% è correttamente vaccinato. Sono dati che attestano che l’Italia delle persone di riferimento di animali domestici non è ai livelli europei indicati: ci attestiamo sotto il target del 70% che è raccomandato dalle Linee guida 2024 per la vaccinazione del cane e del gatto stilate dal Vaccination Guidelines Group (VGG) della World Small Animal Veterinary Association (WSAVA).
In questo scenario si inseriscono poi due fattori rilevanti differenti ma entrambi importanti. Uno è il concetto di “One Health”, ovvero di salute unica, quella che riguarda il benessere di esseri umani e altri animali come strettamente correlato. L’altro è il fronte del risparmio economico, perché secondo quanto riporta l’analisi dell’AISA, “la prevenzione veterinaria ha anche un impatto economico rilevante. Una gestione più strutturata della salute animale potrebbe generare un risparmio stimato fino a 4 miliardi di euro l’anno, riducendo il ricorso a interventi d’urgenza e la gestione di patologie evitabili”.
I vaccini core e non core per cani e gatti
Ma quali sono le vaccinazioni essenziali e quali quelle che sono consigliate? Perchè quando si arriva poi nel pratico, molte persone non conoscono le corrette prassi da seguire.
Le vaccinazioni per cani e gatti si dividono in “core”, ovvero essenziali e raccomandate per tutti, e “non core”, cioè facoltative e basate sullo stile di vita sempre secondo le linee guida WSAVA.
Per quanto riguarda i cani, quelle raccomandate sono: cimurro, parvovirosi, epatite infettiva e con la leptospirosi che viene spesso considerata come essenziale o comunque fortemente raccomandata. Le “non core” invece sono quelle che riguardano malattie come la leishmaniosi, òa bordatella bronchiseptica (cosiddetta “tosse dei canili”), la parainfluenza, la rabbia (obbligatoria per l'espatrio e l’herpesvirus canino.
Per quanto riguarda i gatti, invece, le vaccinazioni core sono quelle che riguardano la panleucopenia (Parvovirus), l’herpesvirus (rinotracheite) e il calicivirus. Le non core, invece, riguardano la FelV (Virus della Leucemia Felina), il chlamydia felis e quella per la bordetella bronchiseptica.