
Sta girando di nuovo la notizia della produzione di un farmaco, chiamato LOY-002, che consentirà – secondo gli studi fino ad ora effettuati – di allungare la vita media dei cani.
Si tratta di una pillola al sapore di manzo che potrebbe incidere sul processo di invecchiamento su soggetti dai 10 anni in su, migliorando la qualità della vita e riducendo gli effetti dovuti all'avanzare dell'età.
Come avevamo già sottolineato dopo che era emerso il via libera al secondo test della Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia statunitense che regolamenta prodotti alimentari e farmaci, il funzionamento si basa su un principio già noto nel campo della ricerca sulla longevità, ovvero la restrizione calorica. Studi precedenti hanno infatti già dimostrato che ridurre l'apporto calorico può avere effetti positivi sulla durata della vita e sulla salute e questo farmaco, prodotto da Loyal, un'azienda di medicina veterinaria, punta a sfruttare questo principio senza alterare la dieta del cane.
La notizia è riemersa perché l'azienda ha fatto sapere che la pillola potrebbe essere messa in commercio per la fine del 2026, secondo quanto ha dichiarato a un giornale locale la CEO di Loyal, Celine Halioua: "Il mio obiettivo è sempre stato quello di ottenere l'approvazione della FDA per il primo farmaco destinato al prolungamento della durata della vita. Questa approvazione in termini di sicurezza ci avvicina molto al raggiungimento di tale obiettivo. Siamo sulla buona strada per immettere sul mercato i primi farmaci per la longevità dei cani".
Parlare di questo farmaco significa dare molte speranze alle persone che vivono con un compagno canino rispetto all'idea di poter allungare il tempo insieme. E' bene mettere in luce che gli stessi produttori e i veterinari specificano che non si tratta di un "farmaco miracoloso" e che soprattutto, qualora davvero sarà disponibile, non è sostitutivo delle cure che bisogna sempre rivolgere al proprio cane.
Un annuncio del genere, però, fa leva su emozioni complesse, ovvero quelle che si instaurano all'interno di una relazione interspecifica unica al mondo come il rapporto tra persone e cani che affonda le radici in un tempo lontanissimo, tanto che gli studiosi suppongono che l'inizio di questa lunga amicizia possa risalire a 30, 40 mila anni fa e una ricerca recente ha stabilito che i cani domestici più antichi mai confermati dalla scienza sono stati identificati in Anatolia: vivevano con una popolazione di cacciatori-raccoglitori già 15.800 anni fa.
Quando si inizia a condividere la vita con un cane si è coscienti che la durata media della sua vita, a seconda della taglia principalmente, sarà intorno ai 14 anni. Si tratta di un rapporto che incomincia, fondamentalmente, con una "data di scadenza" quasi certa, come del resto lo è anche la durata della nostra vita. Ma il fatto che un animale così vicino a noi abbia un tempo decisamente più breve del nostro ci mette di fronte a questa consapevolezza in modo molto più evidente rispetto al riflettere sulla durata della nostra esistenza.
Molte sono le persone che non riescono a superare il lutto per la perdita di un animale domestico. Con l'avanzare della tecnologia più volte si è letto che c'è anche chi si è rivolto alla clonazione, nella speranza di avere accanto un individuo le cui sembianze, ma non il carattere, siano identiche all'amico a quattro zampe che non c'è più.
Ecco, pensare che ci sia una pillola che rallenta l'invecchiamento di Fido apre dunque nuovi canali a quella speranza di inseguire l'eternità che è tipica dell'essere umano, tanto da riversarla anche nell'animale che ci è più vicino. Ciò apre, in fondo, a riflessioni del tutto umane rispetto a come intendiamo il viaggio nell'esistenza quando ci dimentichiamo che ognuno, di qualsiasi specie sia, non fa altro che compiere sempre le stesse tappe nel corso del tempo: nascere, vivere e morire.
Se questo farmaco serve davvero a migliorare la qualità della vita del nostro compagno canino ben venga. Ma se è solo un modo per rimandare ciò che è ineluttabile e su questo farci un business, è bene riflettere su quanto la nostra ingerenza su vite altrui sia veramente dettata dal benessere dell'altro o dal nostro egoismo.