
Le api domestiche non smettono di sorprenderci. Dopo anni di studi sulla loro memoria, sulla comunicazione e sulla capacità di orientarsi, ora arriva una conferma che rafforza un'idea già affacciatasi nel recente passato: questi insetti sociali sono in grado di elaborare informazioni matematiche e hanno una forma di "senso dei numeri".
A sostenerlo è una nuova ricerca guidata dalla Monash University, in Australia, e pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, tra i cui autori figurano anche i ricercatori italiani Mirko Zanon e Giorgio Vallortigara. I risultati dello studio si inseriscono in un dibattito abbastanza acceso tra gli scienziati: le api sanno davvero "contare" oppure reagiscono semplicemente a schemi visivi?
Le api e la matematica, un dibattito acceso

Negli ultimi anni diversi studi ed esperimenti hanno già suggerito che le api da miele (Apis mellifera) fossero capaci di distinguere quantità diverse (ovvero scegliere tra gruppi di elementi più o meno numerosi), ma anche fare addizioni e sottrazioni, comprendere il concetto di zero e saper riconoscere i numero pari e quelli dispari.
Eppure, non tutti erano convinti. Secondo alcuni ricercatori, le api non stavano riconoscendo i numeri o eseguendo operazioni matematiche, ma rispondendo a caratteristiche visive più semplici, come la densità o la disposizione degli oggetti nello spazio.
È una questione tutt’altro che banale, in realtà. Per capirla bisogna però chiarire cosa si intende per cognizione numerica: ovvero, la capacità di riconoscere e confrontare quantità, indipendentemente da come queste si presentano visivamente.
Guardare il mondo "con gli occhi di un'ape"
Questo nuovo studio ha quindi affrontato il problema da un'altra prospettiva: quella degli insetti. Invece di progettare esperimenti basati sulla percezione umana, i ricercatori hanno cercato di adattarli alle caratteristiche sensoriali delle api da miele, che vedono il mondo in modo completamente diverso dal nostro. "Dobbiamo mettere al centro il punto di vista dell'animale", ha spiegato la biologa Scarlett Howard che ha coordinato lo studio. "Se usiamo criteri umani rischiamo di sottovalutare o sopravvalutare le loro capacità".
Le api, per esempio, hanno una visione diversa dei colori e dei contrasti e percepiscono gli stimoli visivi con una risoluzione differente. Questo significa che alcuni dettagli che per noi sono evidenti, immediati o scontati, per loro potrebbero non esserlo affatto e viceversa.
Tenendo conto di questa diversità sensoriale, il team ha rianalizzato alcuni degli esperimenti fatti in passato e il risultato è molto chiaro: molte delle critiche non reggono più.
Cosa succede quando si cambia prospettiva

Quando gli stimoli vengono valutati "dal punto di vista di un'ape", cioè considerando come l'insetto li percepisce realmente, emerge che le api non si limitano a reagire a schemi visivi. Rimane invece una reale sensibilità al numero. "C'è stato un dibattito sul fatto che le api stessero davvero contando", ha spiegato invece Mirko Zanon dell'Università di Trento, primo autore dello studio. "Ma quando analizziamo gli stimoli in modo coerente con la loro biologia, ciò che resta è proprio una risposta alla quantità".
Il risultato è ancora più sorprendente se si considera che il cervello di un’ape è minuscolo, con meno di un milione di neuroni. Per confronto, il cervello umano ne contiene circa 86 miliardi. Eppure, anche con una “dotazione” così ridotta, le api riescono a orientarsi, comunicare attraverso la famosa danza a otto, apprendere e come sembra sempre più evidente distinguere quantità numeriche.
Questi studi non servono solo a capire meglio le api e le loro capacità cognitive, ma anche a mettere in discussione il nostro modo di studiare l'intelligenza animale. Spesso, infatti, tendiamo a usare l'essere umano, o più in generale i vertebrati, come modello di riferimento, rischiando però di interpretare male i risultati. Provare a vedere il mondo "con gli occhi di un'ape", come sottolineano gli stessi ricercatori, non è certamente semplice. Ma resta un passaggio fondamentale per comprendere davvero come funzionano le menti degli altri animali.
E quando ci riusciamo, anche un piccolissimo insetto può sorprenderci più di quanto si possa immaginare.