
E' un appello accorato quello che arriva dalla sede genovese dell'Enpa: i cuccioli di capriolo non vanno allontanati dal loro habitat. E non è un caso se questo avvertimento arriva proprio ora: in primavera, infatti, aumentano le persone che vedendo i piccoli ungulati sui cigli delle strade o nei sentieri da soli si preoccupano per le loro condizioni e li prendono, portandoli poi al Cras locale.
"Quasi tutti i cuccioli arrivati al centro in queste settimane sarebbero dovuti rimanere dove si trovavano – spiegano gli operatori – Spesso chi li raccoglie lo fa d’impulso, pensando che siano stati abbandonati dalla madre, quando in realtà stanno semplicemente adottando una strategia naturale di sopravvivenza”.
Come specifica infatti nel comunicato l'Enpa, nei primi mesi di vita i caprioli restano immobili e nascosti tra l’erba alta per molte ore al giorno. Grazie al mantello mimetico e all’assenza quasi totale di odore, riescono a sfuggire ai predatori. Nel frattempo la madre continua a sorvegliarli e torna periodicamente per allattarli e accudirli.
Questo comportamento però viene puntualmente frainteso da alcune persone quando incontano i piccoli animali e scatta "la corsa al recupero che, paradossalmente, rischia di compromettere le possibilità di sopravvivenza dell’animale".
“Solo nei casi di reale pericolo o di accertato bisogno di aiuto è necessario intervenire – ricordano infine – Lasciare un cucciolo nel suo ambiente naturale, quando non è in difficoltà, è spesso il modo migliore per salvarlo”.
L’appello è dunque rivolto a tutti gli escursionisti e frequentatori delle aree verdi: di fronte alla fauna selvatica, l’emotività deve lasciare spazio alla conoscenza e al rispetto dei comportamenti naturali degli animali. Perché aiutare davvero, a volte, significa semplicemente non intervenire.