
Nel corso del tempo sono diversi gli studi scientifici che hanno analizzato quanto sia influente o meno l'utilizzo delle IAA, ovvero gli Interventi Assistiti con Animali nel campo della salute umana, noti comunemente con il nome di pet therapy. Quali benefici effettivi però ci siano nel paziente è un discorso che viene ora approfondito da uno studio dedicato proprio all'analisi di come e quanto la presenza di un cane possa influenzare la sopravvivenza del cancro nel paziente.
Lo studio risponde a questa domanda già nel titolo. La ricerca infatti si chiama proprio "Il contatto con i cani è associato a una migliore sopravvivenza nei pazienti oncologici" e il team di esperti ha dimostrato che accade proprio quanto hanno approfondito.
I ricercatori hanno analizzato i dati di un database internazionale di cartelle cliniche, confrontando decine di migliaia di pazienti oncologici che hanno svolto le terapie insieme a un cane o senza. Dopo aver abbinato i gruppi per età e sesso, il target di riferimento per la ricerca è stato pari a 27.000 pazienti in ciascun gruppo, per un totale di oltre 55.000 partecipanti.
E' stata così evidenziata una notevole differenza tra le due tipologie: quasi il 95% delle persone che hanno affrontato la cura del tumore insieme a un cane era ancora in vita cinque anni dopo la diagnosi, rispetto all'87% di coloro che avevano vissuto l'esperienza senza la presenza dell'animale.
Si tratta del più ampio studio comparativo di questo tipo in cui gli esperti sottolineano che "il contatto con i cani è associato a una riduzione del rischio relativo di mortalità per cancro del 64%, potenzialmente mediata da una maggiore attività fisica, supporto psicosociale e modulazione del microbioma. Sebbene il disegno retrospettivo precluda l'inferenza causale, questo primo studio di coorte abbinato su larga scala fornisce prove epidemiologiche convincenti che giustificano una validazione prospettica".
Da questo passaggio si comprende che ci sono diversi elementi che si incrociano con la presenza del cane nel percorso di cura. Primo tra tutti quello dell'abbinare l'attività fisica, anche lieve, determinata proprio dalla necessità dell'animale di sgambare. Un appuntamento che aiuta di conseguenza anche i malati oncologici, secondo altri studi infatti persone che hanno associato proprio il camminare al percorso di cura hanno ottenuto un miglioramento delle condizioni di salute in caso di malattie come i tumori.
Altro punto fondamentale è l'aspetto psicologico del supporto emotivo dato da un cane. Solitudine, depressione e isolamento sociale sono fattori associati a conseguenze nefaste per i pazienti oncologici, e in tutti e tre questi ambiti la compagnia di un cane ha dimostrato di apportare benefici misurabili. La routine e il supporto emotivo derivanti dalla cura di un animale possono inoltre aiutare i pazienti a rimanere coinvolti nel percorso terapeutico, che può rivelarsi lungo e difficile.
Un aspetto altrettanto importante, ma da verificare ulteriormente secondo gli esperti, è la condivisione dei microbi. Sì: persone e cani che convivono presentano livelli più alti di alcuni batteri benefici. Dato che sia il sistema immunitario che l'infiammazione svolgono un ruolo nella progressione del cancro, queste differenze microbiche potrebbero essere rilevanti.
Gli autori dello studio hanno anche voluto mettere nero su bianco che saranno necessari ulteriori studi per confermare la relazione causale e chiarire la base dei meccanismi biologici rispetto ai risultati cui sono giunti. "Se convalidato – concludono – la compagnia potrebbe servire come un valido complemento alla completa cura del cancro, con impatto significativo e altre applicazioni per migliorarel a prognosi del paziente e la qualità della vita".