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20 Maggio 2026
13:23

Il DNA delle feci aiuta gli scienziati a salvare il potoroo di Gilbert, il marsupiale più raro del pianeta

Analizzando il DNA nelle feci, i ricercatori cercano nuovi habitat per salvare il potoroo di Gilbert, considerato il marsupiale più raro del pianeta: ne restano in tutto meno di 150 individui.

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Gli scienziati stanno studiando la dieta quasi esclusivamente a base di funghi del potoroo di Gilbert grazie al DNA presente nelle sue feci. Foto di Edith Cowan University

Piccolo, notturno e a un passo dall'estinzione, il potoroo di Gilbert è considerato il marsupiale più raro del pianeta. Oggi ne sopravvivono infatti meno di 150 individui in natura e vivono tutti in poche aree dell'Australia occidentale. Per proteggerlo in maniera più efficace, però, gli scienziati stanno ora studiando qualcosa di molto particolare: il DNA presente nelle sue feci.

Un nuovo studio recentemente pubblicato su Biodiversity and Conservation e condotto dalla Edith Cowan University insieme al dipartimento australiano per la biodiversità e la conservazione potrebbe infatti aiutare i ricercatori a trovare nuovi habitat adatti a questa specie in pericolo critico di estinzione. Uno dei problemi principali che complicano la tutela di questa specie è che questi marsupiali mangiano quasi esclusivamente funghi.

Il potoroo di Gilbert (Potorous gilbertii) è un piccolo marsupiale simile a un ratto con lunghe zampe posteriori. Per decenni si è creduto fosse definitivamente estinto, fino alla sorprendente e quasi miracolosa riscoperta avvenuta nel 1994, quando vennero trovati appena 40 individui sopravvissuti. Da allora biologi e conservazionisti cercano di salvarlo, ma non è affatto semplice: questo animale ha esigenze molto specifiche, soprattutto per quanto riguarda il cibo.

La particolare tecnica per analizzare il DNA dei potoroo: l'alimentazione è fondamentale

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Il potoroo di Gilbert (Potorous gilbertii) è considerato il marsupiale più raro del pianeta: ne restano meno di 150 individui. Foto da Wikimedia Commons

La sua dieta è composta quasi esclusivamente da funghi sotterranei. Gli animali che si nutrono soprattutto di funghi vengono chiamati micofagi, ma studiare questa particolare alimentazione, è parecchio complicato, perché molte specie di funghi australiani sono ancora poco conosciute o addirittura mai descritte ufficialmente. Per capire cosa mangiano davvero questi marsupiali, i ricercatori hanno quindi utilizzato una tecnica chiamata eDNA metabarcoding.

In pratica, analizzano il DNA ambientale presente nelle feci fresche raccolte sul territorio. Questo permette di identificare le tracce genetiche dei funghi ingeriti senza disturbare gli animali.  Fino a poco tempo fa, gli studiosi dovevano osservare al microscopio i resti non digeriti presenti negli escrementi, cercando di riconoscere le spore dei funghi. Un lavoro lungo e spesso poco preciso. Con il DNA ambientale, invece, è possibile ottenere molte più informazioni in modo rapido e non invasivo.

I ricercatori hanno anche confrontato la dieta del potoroo con quella di altri mammiferi australiani che mangiano funghi, come il quokka (Setonix brachyurus), il quenda (Isoodon fusciventer) e il ratto del bush (Rattus fuscipes). Hanno così scoperto che alcune di queste specie condividono parte delle stesse risorse alimentari e frequentano habitat molto simili. Secondo gli autori dello studio, la presenza contemporanea di questi animali potrebbe quindi aiutare a individuare nuovi luoghi adatti dove trasferire il potoroo.

Le strategie per salvare i potoroo

Catturare e spostare animali in nuovi territori serve a creare nuove popolazioni, in certo senso, "di sicurezza". È una strategia sempre più utilizzata nella conservazione delle specie minacciate: se una popolazione viene spazzata via da incendi, malattie o predatori, ne esistono altre che possono sopravvivere e assicurare un futuro alla specie. Ed è proprio quello che è accaduto nel 2015, quando un grande incendio devastò circa il 90% dell'habitat del potoroo nella riserva di Two Peoples Bay, l'unica popolazione naturale conosciuta.

Fortunatamente erano già state create alcune popolazioni "assicurative" su isole e in aree protette recintate e così la specie non si è estinta. Oggi il potoroo di Gilbert sopravvive in appena quattro località, tra cui due piccole isole. Gli scienziati stanno quindi cercando un nuovo sito sulla terraferma dove trasferire altri individui per fondare una popolazione e aumentare le possibilità di sopravvivenza della specie.

Tuttavia, bisogna anche trovare un habitat adatto e soprattutto un luogo in cui sono presenti i funghi alla base della dieta di questo piccolo marsupiale. Per questo motivo, spiegano i ricercatori, ogni nuova informazione sull'alimentazione e sull'habitat del potoroo di Gilbert potrebbe fare la differenza tra l'estinzione e la sopravvivenza del marsupiale più raro e minacciato del pianeta.

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