
In Ecuador l'Ufficio di Stato Civile ha lanciato un'opzione "pet-friendly" che permette agli animali di diventare testimoni simbolici dei matrimoni civili. Risultato: sui media di tutto il mondo stanno apparendo in ordine sparso le immagini di Luna o di Zeus e Pandora.
Si tratta di tre cani testimonial di questa nuova moda, che vengono in pratica obbligati a presenziare alla cerimonia. Vestiti di tutto punto, umanizzati praticamente, e costretti a imprimere la loro zampa nell'inchiostro perché l'impronta sia poi trasposta sull'atto ufficiale che sigilla la nuova vita della coppia di fronte all'ufficiale comunale.
I cani e i gatti non sostituiscono i testimoni umani richiesti dalla legge per la validità legale dell'atto, hanno il ruolo di figure cerimoniali e affettive e sui social iniziano a circolare i video delle cerimonie, con sposi e parenti commossi.
La nuova normativa è entrata in vigore da maggio e nei primi due mesi dal lancio oltre 50 coppie hanno già usufruito di questa modalità in tutto il Paese, portando i propri compagni a quattro zampe davanti ai funzionari dello stato civile.
Il punto di questa "svolta" è analizzato dai media locali come un riconoscimento del ruolo degli animali domestici come membri effettivi delle famiglie, ma il dato di fatto è inquadrare questo fenomeno come un chiaro esempio della mancanza di attenzione all'etologia degli animali in quanto esseri senzienti differenti da noi: li stiamo sempre di più umanizzando, non guardando a quelle che sono le loro caratteristiche specie specifiche.
Non dovrebbe essere questo, infatti, l'esempio di una società civile moderna, attenta ai bisogni degli animali che ci sono più vicini, gatto o cane che sia. Vedere quelle immagini, di cani che indossano tutine colorate come nel caso della Pechinese Luna tenuta in braccio dalla sposa durante la cerimonia, dovrebbe farci interrogare sul senso di quell'evento per l'animale e non solo per chi ha voluto che fosse testimone delle nozze.
Una legge che non risolve i disagi dei rapporti interpersonali
Il quadro che emerge dall'Ecuador, in fondo, è molto simile a tante altre culture principalmente occidentali in cui gli animali domestici sono "confusi" con i figli in linea di massima. Una deriva che in realtà dovrebbe farci vedere la difficoltà che abbiamo tutti nei rapporti interpersonali e che ha portato a questa sorta di sostituzione nella vita privata in cui cani e gatti diventano oggetto di un affetto che va al di là della cura necessaria per far sì che siano davvero loro appagati e non specchio di carenze affettive che riguardano rapporti umani.
Secondo alcune analisi più approfondite sui media locali, la scelta riflette un cambiamento demografico importante in Ecuador: l'ultimo censimento nazionale ha rivelato che su 19 milioni di abitanti si contano circa 7,6 milioni di cani e gatti domestici, una cifra che supera ampiamente il numero di bambini sotto i 12 anni presenti nel Paese.
Questo è sicuramente un dato di fatto ma, come detto in altre occasioni, un'analisi che tale davvero sia dovrebbe andare a scavare all'interno delle pieghe di un'intera società, guardando alle difficoltà che hanno le giovani coppie ad esempio di poter mettere su famiglia, soprattutto nel mondo del lavoro per le donne, e altre componenti che riguardano non solo il caro vita.
E ciò che pure dovrebbe cambiare è la narrazione di questi eventi da parte dei media. Leggendo i vari articoli comparsi sui media locali, infatti, viene posto l'accento sulla "carineria" dell'atto e la partecipazione degli animali viene raccontata come se si trattasse di pupazzi, sottolineando appunto dall'abbigliamento ai commenti dei parenti che da una prima perplessità arrivano a commuoversi. Ciò contribuisce a far crescere il fenomeno della umanizzazione degli animali che in queste occasioni vengono sottoposti a un vero e proprio stress. Ma, al di là del singolo evento, tutto ciò ci mostra sempre di più quanto la visione antropocentrica sia ormai la caratteristica principale del rapporto con gli altri animali che ha l'essere umano.