
Una parte della storia di Bear appartiene a molti cani, sebbene sia così peculiare e arrivi da molto lontano. Quella che ha lasciato alle sue spalle quando è diventato un cane da ricerca e soccorso per i koala nell'inferno degli incendi che hanno bruciato l'Australia nella terribile "black summer" nel 2019 e 2020.
Sì, perché Boar prima di diventare un animale simbolo dell'importanza della tutela della biodiversità era un Koolie australiano, una tipologia di cane da pastore simile ai più noti Pastori australiani o anche i Border Collie, che viveva in un appartamento dove era diventato ossessionato dalle palline.
Ecco, c'è questa prima parte della vita di Boar che è rappresentativa di quel che accade a molti cani con motivazione predatoria così alta come tipicamente è in queste razze che possono sviluppare una vera e propria patologia dal punto di vista psicologico, mettendo in atto poi comportamenti ripetitivi ed ossessivi indotti anche, spesso senza rendersene conto, dalle persone di riferimento.
Accade perché questi cani sono dei "grandi lavoratori" ma nel senso bello del termine, perché quello che per noi è un lavoro per loro è fonte di vita e inseguire una pallina diventa come tenere a bada una mandria per un Border o anche per un Koolie. E questi cani, nelle case di molte persone in tutto il mondo, semplicemente soffrono se non gli si consente di appagare le loro vocazioni e, di certo, inseguire una pallina senza soluzione di continuità non è la soluzione. Anzi, diventa come una droga.
Ed ecco allora che per Bear è iniziata però la seconda fase della sua vita, quella in cui è stato tirato fuori da quella situazione ed è diventato grazie all'International Fund for Animal Welfare (Ifaw) un cane da ricerca e, in particolare, un cane da ricerca di koala.
"Aveva letteralmente mangiato le pareti del suo appartamento sulla Gold Coast", ricorda sul Guardian Josey Sharrad, responsabile dei programmi dell'Ifaw Oceania. Poi, però, quando Bear è stato davvero visto per quello che era nella sua individualità e nelle sue capacità reali, è diventato uno dei primi cani in Australia addestrati a fiutare il pelo dei koala vivi. E ne ha trovati più di cento nella sua carriera, durata un decennio, e ora è tempo di riposo per lui, di una pensione in cui possa continuare a fare la sua vita da cane pastore senza più impegni legati agli interessi umani, sebbene in questo caso sia stato fondamentale per salvare la vita di altri animali.
L'Ifaw ha pubblicato un vero e proprio "annuncio di lavoro" per trovare il suo successore che viene cercato proprio tra quei tanti cani che sono stati abbandonati perché non capiti dalle famiglie, chiusi non solo in un canile ma in un caos emotivo che appunto, proprio come successo a Bear, li fa rincorrere le palline al posto di vivere la propria esistenza secondo ciò che sarebbe giusto fare: "Il team è alla ricerca di un cane da soccorso che, a causa della sua elevata energia e del suo comportamento esuberante, potrebbe avere difficoltà a trovare una famiglia definitiva in un canile. Sono proprio queste caratteristiche a renderlo il cane ideale per la conservazione della natura".
Altra cosa particolare di tutta questa storia è il cane che sostituirà Bear sarà addestrato a distanza. L'animale sarà infatti seguito da Frédéric Chappée, direttore delle unità cinofile dell'IFAW, che vanta oltre 20 anni di esperienza nel settore, ma che si trova in Francia. Nonostante ciò, il dog trainer è riuscito a sviluppare un "programma di apprendimento a distanza per cani" che prevede sessioni di formazione e valutazioni in presenza alcune volte all'anno.
"Fin da bambino sono stato a contatto con i cani e ho sempre amato lavorare con loro. Sono onorato che questa passione mi porti in Australia per contribuire a proteggere uno degli animali più amati al mondo e che ha bisogno del nostro aiuto: il koala", ha dichiarato Chappée.