
Anche i ragni dormono e, proprio come noi, attraversano diverse fasi del sonno, tra cui una che ricorda molto la fase REM, quella caratterizzata dai rapidi movimenti degli occhi e durante la quale negli esseri umani si verificano molti dei sogni più vividi. A dimostrarlo è un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Bonn, in Germania, e pubblicato recentemente sulla rivista PNAS.
Gli scienziati hanno studiato il comportamento di Portia fimbriata, un piccolo ragno salticide australiano noto per le sue sorprendenti capacità cognitive e le elaborate strategie di caccia. Attraverso osservazioni prolungate ed esperimenti specifici, hanno scoperto che questi aracnidi non si limitano a rimanere immobili durante la notte, ma attraversano due stati di sonno distinti, uno dei quali presenta movimenti oculari e contrazioni muscolari simili a quelli osservati durante la fase REM dei vertebrati.
Non è in realtà la prima volta che viene osservato qualcosa di simile nei ragni. Già nel 2022, infatti, un altro studio coordinato dalla ricercatrice Daniela Rößler, aveva documentato movimenti degli occhi e contrazioni degli arti nei giovani ragni salticidi della specie Evarcha arcuata. Quelle osservazioni suggerivano che anche gli aracnidi potessero attraversare una fase di riposo simile alla REM, ma mancavano ancora prove sperimentali solide per dimostrare che si trattasse di vero sonno.
La nuova ricerca dell'Università di Bonn, tra i cui autori figura la stessa Rößler, aggiunge proprio questo tassello mancante e apre anche nuovi interrogativi sull'origine evolutiva del sonno e sulla sua diffusione nel regno animale.
Come dormono i ragni e cosa hanno scoperto i ricercatori

Per capire se i ragni dormissero davvero, i ricercatori hanno osservato diversi individui di Portia fimbriata all'interno di piccoli contenitori di circa 12 centimetri di diametro, registrandone il comportamento per diversi giorni e notti. Grazie a telecamere a infrarossi ad alta risoluzione, hanno potuto così documentare le posture di riposo, i movimenti e le variazioni di attività anche al buio.
Il primo risultato è stato individuare due fasi differenti. Durante la prima, i ragni rimanevano sostanzialmente immobili, mentre la seconda mostravano rapidi movimenti degli occhi (otto in tutto, che i ragni non possono chiudere) e piccoli scatti o contrazioni muscolari. Un comportamento molto simile a quello osservato nei mammiferi e negli uccelli durante il sonno REM. Ma restare immobili non significa necessariamente dormire. Per questo gli scienziati hanno anche sottoposto gli aracnidi a stimoli acustici, misurando quanto tempo impiegassero a reagire.

Durante il riposo, i ragni mostravano chiaramente una ridotta reattività, una delle caratteristiche utilizzate per distinguere il sonno da una semplice fase di inattività. I ricercatori hanno inoltre verificato la presenza del cosiddetto sleep rebound, ovvero il recupero del sonno perduto. Quando il riposo veniva interrotto, infatti, gli animali tendevano successivamente a compensare la privazione. Anche questa è una caratteristica fondamentale del sonno vero e proprio, perché dimostra che si tratta di un processo regolato anche da esigenze fisiologiche e non soltanto dall'alternanza tra luce e buio.
L'insieme di tutte queste osservazioni ha così permesso di confermare sperimentalmente l'esistenza di un sonno regolato e articolato in due fasi distinte in un ragno, andando ben oltre le precedenti osservazioni dei movimenti simili a quelli della fase REM.
I ragni sognano? Cosa sappiamo della loro fase REM

La scoperta è particolarmente interessante anche per la specie scelta. I ragni del genere Portia sono infatti predatori specializzati nella caccia ad altri ragni e utilizzano strategie sorprendentemente elaborate. Possono, per esempio, imitare le vibrazioni prodotte da un insetto intrappolato in una ragnatela per ingannare e attirare il proprietario della tela e catturarlo. Sono inoltre capaci di modificare le proprie strategie in base alle circostanze, mostrando notevoli capacità di apprendimento e una certa flessibilità comportamentale.
La presenza di una fase simile alla REM in animali con queste capacità cognitive solleva quindi una domanda inevitabile: anche i ragni possono sognare? Per il momento non possiamo saperlo. Negli esseri umani e in altri mammiferi la fase REM è strettamente associata all'attività onirica, ma la presenza di movimenti oculari e contrazioni muscolari non basta a dimostrare che anche un ragno può sperimentare un'esperienza paragonabile ai nostri sogni.

Inoltre, nello studio i ricercatori non hanno misurato direttamente l'attività cerebrale dei ragni. Le conclusioni si basano quindi solo su osservazioni comportamentali e test sperimentali, sufficienti a sostenere l'esistenza del sonno e di uno stato simile alla REM, ma non a stabilire se i meccanismi neurologici siano paragonabili a quelli umani. La scoperta contribuisce comunque a cambiare il modo in cui guardiamo al sonno negli invertebrati. Se stati simili alla REM sono presenti anche in animali con sistemi nervosi così diversi dal nostro, potrebbero rappresentare una caratteristica evolutiva molto antica oppure essersi sviluppati indipendentemente in diversi gruppi animali.
Gli scienziati intendono ora estendere le ricerche ad altre specie di ragni, confrontare il loro comportamento in laboratorio e in natura e approfondire il rapporto tra sonno e capacità cognitive. Vogliono anche capire come fattori legati alle attività umane, soprattutto l'illuminazione artificiale notturna e i cambiamenti climatici, possano interferire con il sonno di questi animali.
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