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7 Agosto 2026
9:24

Al mondo ci sono solo due crani di dodo e uno ne svela il mondo sensoriale: lo studio

Uno studio sul cranio del dodo rivela le sue capacità sensoriali e sfata il luogo comune sull' "uccello goffo": l’animale estinto aveva un olfatto sviluppato, un grande becco tattile e comportamenti più complessi di quanto si pensasse.

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E' diventato nel tempo il simbolo dell'estinzione in tempi moderni e del Dodo, nonostante sia scomparso "solo" tra il 1681 e il 1690, conserviamo ben poco. Gli unici due crani interni che sono stati conservati, infatti, sono al Museo di Storia Naturale della Danimarca e al Museo di Storia Naturale dell'Università di Oxford. E dallo studio di uno di questi due, precisamente da quello che è esposto a Copenaghen, un team di studiosi ora è riuscito a raccontarci di più su questo "mitologico" uccello.

La ricerca già nel titolo chiarisce alcune capacità di questi animali, parlando proprio di un "mondo sensoriale" che caratterizzava la specie. Attraverso la scansione del cranio con  tomografia computerizzata ad alta risoluzione, gli esperti sono riusciti a riprodurre un modello digitale tridimensionale estremamente dettagliato, inclusa la cavità un tempo occupata dal cervello. Poiché quest'ultimo lascia un'impronta sull'osso circostante durante il suo sviluppo, questa ricostruzione digitale ha offerto indizi più chiari su come l'uccello estinto percepiva e interagiva con il suo ambiente.

Lì dove la descrizione del dodo è quasi sempre quella di un animale goffo, l'indagine ha portato alla scoperta di caratteristiche che altri uccelli non hanno. Del resto che fosse un animale unico c'erano già pochi dubbi, non fosse altro per il fatto che si trattava di un uccello incapace di volare, endemico delle isole Mauritius nell'Oceano Indiano,  e che è diventato appunto suo malgrado il simbolo per eccellenza dell'impatto devastante delle attività umane sugli ecosistemi e la biodiversità.

Descritto per la prima volta nel 1598 dai marinai olandesi, il dodo scomparve nel giro di pochissimi decenni, sterminato non solo dalla caccia diretta, ma soprattutto dall'introduzione di specie aliene prima assenti nel suo habitat.

Ora i ricercatori dell'Università di Lethbridge, in Canada, hanno voluto proprio approfondire come percepiva il dodo il mondo che lo circondava e sono arrivati alla conclusione che "la morfologia del cranio del dodo differisce notevolmente da quella degli altri columbiformi, suggerendo potenziali differenze comportamentali o ecologiche".

In particolare gli esperti hanno confrontato il cranio con quelli dei suoi parenti più prossimi in vita, colombe e piccioni, scoprendo che il dodo aveva un ritmo di attività giornaliera più flessibile, potenzialmente esteso fino all'alba e al tramonto, un senso dell'olfatto più sviluppato e una maggiore capacità di elaborare le informazioni tattili attraverso il suo grande becco superiore. "Il Dodo presenta capacità olfattive potenziate e differenze nelle capacità di elaborazione visiva – spiegano nel paper – che potrebbero riflettere un cambiamento rispetto a un modello di attività esclusivamente diurno".

Gli esperti sottolineano nella ricerca che la sola anatomia non può fornire un quadro definitivo del comportamento del dodo ma lo studio riduce il divario tra secoli di speculazioni e ciò che si può effettivamente dedurre rispetto all'effettiva etologia di questo animale.

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