
Tra il 2019 e il 2024 la media annuale degli spiaggiamenti di tartarughe Caretta caretta nel mar Adriatico, nella zona della costa veneta, era arrivata a contare la morte in totale di circa 107 animali. Ad ora, però, il totale registrato dall'inizio del 2026 ha già superato i due terzi rispetto a quel dato e in una sola settimana sono stati ritrovati i cadaveri di 25 esemplari, soprattutto nella zona del delta del Po.
E' questo il bilancio di quanto sta accadendo in quella porzione di mar Adriatico, nel tratto costiero tra il delta del Po e il Polesine dove è stato registrato un fenomeno che sta attirando l’attenzione di biologi marini e istituzioni rispetto alle Caretta caretta, una delle specie di tartarughe più diffuse nel Mediterraneo ma anche tra le più minacciate. Il dato si inserisce in un quadro più ampio, perché dall’inizio del 2026 gli esemplari recuperati lungo lo stesso tratto di costa sarebbero già oltre settanta, rappresentando una concentrazione anomala in un periodo relativamente breve.
Secondo quanto fino ad ora è stato accertato, il fenomeno non è isolato ma si inserisce in una dinamica che riguarda diverse aree dell’Adriatico settentrionale. Tra le tartarughe rinvenute non ci sono solo esemplari morti ma anche alcuni individui che presentano gravi stadi di debilitazione e altri soggetti feriti. Le cause solitamente sono da attribuire a interazioni con attività umane come la pesca a strascico, la presenza di reti abbandonate e collisioni con imbarcazioni. In particolare, le cosiddette “reti fantasma” e la pesca accidentale sono tra i principali motivi che determinano la mortalità o il disorientamento degli animali marini.
Il delta del Po è un’area ecologicamente delicata in cui si concentrano correnti, risorse alimentari utili alla sopravvivenza degli animali e un intenso traffico marittimo. Si tratta di una concatenazione di fattori che porta a rischi per questa specie come per altre che si trovano in quel tratto di mare. Le tartarughe, in particolare, ingeriscono la plastica scambiandola per cibo oppure rimangono intrappolate nelle attrezzature da pesca, riportando ferite e spesso, come sta accadendo, perdendo così la vita. Anche le condizioni ambientali, come variazioni di temperatura e inquinamento, aumentano drasticamente la mortalità degli animali.