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Guerra tra Iran, Usa e Israele

I rischi dei voli in Medio Oriente non sono solo i missili, il pilota: “Troppo alti per essere colpiti”

Dopo le tensioni tra Iran e Israele, i cieli mediorientali sono off-limits per i voli civili. Oltre al rischio missilistico, pesano però altre criticità tecniche e di sicurezza. Fanpage.it ha intervistato il comandante ANPAC Danilo Recine per analizzare i retroscena operativi dietro la chiusura degli spazi aerei nelle zone ad alta tensione.
Intervista a Danilo Recine
Comandante e vicepresidente dell'Associazione Nazionale Professionale Aviazione Civile (ANPAC)
A cura di Niccolò De Rosa
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Dopo i raid di USA e Israele e la conseguente risposta del governo di Teheran, quasi la totalità delle compagnie aeree ha cancellato, deviato o riprogrammato i propri voli per evitare di sorvolare l'Iran. Da inizio marzo il traffico aereo civile sopra il Paese è azzerato e le rotte tra Europa e Asia sono state modificate per aggirare l'intera interessata della operazioni militari. Contrariamente a quanto si possa pensare però, la chiusura del traffico aereo non è solo una ragionevole precauzione per evitare che un volo di linea venga colpito dai continui scambi di missili tra l'Iran e la coalizione israelo-statunitense.

Ci sono anche altre fattori tecnici e operativi molto meno intuitivi che spesso passano sotto traccia. Per capirne di più Fanpage.it ha intervistato Danilo Recine, comandante di linea e vicepresidente dell'Associazione Nazionale Professionale Aviazione Civile (ANPAC).

Comandante, quanto è reale il rischio che un aereo civile venga colpito durante operazioni militari mentre sta sorvolando una zona di guerra?

Il rischio ovviamente che un missile terra-aria colpisca un aereo di linea ovviamente c'è, ma è molto remoto. I velivoli civili viaggiano grossomodo a una quota che si aggira tra i 10.000 e i 14.000 metri, soprattutto nelle tratte di lungo raggio. Anche se alcuni missili balistici possono raggiungere tali altezze, il pericolo di una collisione accidentale è molto basso, poiché questi vettori sono guidati e agganciati a un obiettivo preciso. Piuttosto questo spazio sopra un Paese in conflitto come l'Iran può essere occupato da aerei militari impiegati in operazioni di attacco, sorveglianza o rifornimento.

Questa è effettivamente una situazione che impatta sulla sicurezza di un aereo civile, anche perché le operazioni militari spesso vengono accompagnate da azioni di interferenza ai sistemi di navigazione che possono alterare l'efficienza degli strumenti di volo. Ad ogni modo, per un velivolo civile, il momento più pericoloso non sarebbe il volo in quota ma l'atterraggio e il decollo, quando è ben più probabile incrociare le linee di tiro dei sistemi di difesa.

L’attuale situazione del traffico areo fotografata dal sito Flightradar24.
L’attuale situazione del traffico areo fotografata dal sito Flightradar24.

Chi decide che un aereo non può sorvegliare un determinato Paese?

La prima decisione può arrivare dallo Stato stesso. Per attraversare uno spazio aereo ogni velivolo ha bisogno di quella che viene chiamata "diplomatic clearance". Si tratta in sostanza di un'autorizzazione diplomatica che permette l'accesso ai cieli sopra un determinato Paese. In condizioni normali si tratta di un'operazione di routine, con un contatto via radio pochi minuti prima dell'attraversamento del confine. Nei momenti di crisi, però, un governo può revocare le autorizzazioni per ragioni politiche o strategiche. È proprio il caso dell'Iran, che ha deciso di chiudere lo spazio aereo ancora prima che le compagnie di volo decidessero di evitarlo per questioni di sicurezza. Ancora prima la stessa Russia, in risposta alle sanzioni, ha negato la possibilità di sorvolare la Siberia, motivo per cui al momento le rotte verso il Giappone sono state modificate.

Quali altri fattori portano una compagnia a non sorvolare un'area?

Le valutazioni non riguardano solo ciò che accade in quota. Le compagnie analizzano costantemente i rischi degli aeroporti e delle regioni interessate dai conflitti. Un volo può essere sospeso se non è garantita la sicurezza a terra per l'equipaggio e i passeggeri sia durante l'atterraggio, sia una volta giunti a destinazione. C'è poi una questione che spesso viene sottovalutata.

Quale?

In caso di un guasto o un malore da parte di qualcuno a bordo dell'aereo, l'equipaggio deve poter contare su una disponibilità di aeroporti alternativi per effettuare un atterraggio d'emergenza. Se si sta sorvolando un'area dove questi punti di approdo non ci sono o non viene comunque garantito un livello di sicurezza adeguato, quella rotta viene evitata.

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