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Verifica dell’età sui siti porno in Italia: il TAR boccia Agcom per aver violato una regola europea

Il TAR del Lazio frena l’Agcom sulla verifica dell’età per i siti porno, annullando l’obbligo automatico per le piattaforme estere. Secondo i giudici, l’Italia non ha rispettato le procedure stabilite dall’Unione Europea.
A cura di Niccolò De Rosa
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Il sistema di verifica dell'età per l'accesso ai siti pornografici, imposto lo scorso novembre dall'Agcom a 45 siti per adulti è stato parzialmente annullato dal TAR del Lazio. La nuova pronuncia rappresenta un ulteriore stop ai provvedimenti rivolti ai siti con sede fuori dall'Italia. A quasi cinque mesi dall'introduzione delle misure, quasi nessuna piattaforma si è adeguata alle disposizioni (l'unico sito famoso ad essersi adeguato è OnlyFans) e solo due sono state chiuse per la violazione delle nuove regole. La vicenda nasce dall'attuazione del cosiddetto Decreto Caivano, che aveva affidato all'Autorità il compito di introdurre sistemi efficaci di verifica dell'età per impedire ai minori l'accesso a contenuti per adulti. Il 12 novembre 2025 Agcom aveva pubblicato una lista di 48 siti (poi ridotti a 45) che dall'inizio del 2026 si sarebbero dovuti dotare di nuovi strumenti di age verification per i propri utenti.

Proprio su questo punto interviene il tribunale amministrativo, con quattro sentenze depositate il 7 aprile 2026. I giudici non mettono in discussione l'obiettivo di fondo: la protezione dei minori dall'esposizione a materiale pornografico viene riconosciuta come un interesse di rango costituzionale. Il problema, piuttosto, riguarda le modalità scelte per raggiungerlo. Secondo il Tar, l'Agcom ha infatti oltrepassato i limiti imposti dal diritto europeo estendendo automaticamente l'obbligo di verifica anche ai siti stabiliti in altri Paesi dell'Unione.

Perché il Tar ha stoppato Agcom

Il nodo giuridico è quello del cosiddetto "principio del Paese d'origine", cardine della direttiva sul commercio elettronico. Secondo tale principio un servizio digitale deve rispondere principalmente alle regole dello Stato in cui ha sede. Derogare a questo principio è possibile, ma solo seguendo una procedura precisa.

In base alla direttiva 2000/31/CE, lo Stato che intende imporre restrizioni deve prima chiedere allo Stato membro di origine di intervenire, verificare l'eventuale inerzia o inadeguatezza delle misure adottate e, infine, notificare la propria intenzione alla Commissione europea e allo stesso Stato interessato. Un passaggio che, nel caso della delibera Agcom, non è stato rispettato. La norma prevedeva infatti che, trascorsi tre mesi dalla pubblicazione della lista, gli obblighi si applicassero automaticamente anche ai fornitori stabiliti all'estero, senza alcuna interlocuzione preventiva. Una scelta ritenuta illegittima, perché priva di quelle garanzie procedurali che il diritto europeo considera essenziali, non semplici formalità.

Per i giudici, anticipare l'applicazione delle misure senza questo confronto farebbe venir meno il sistema di cooperazione tra Stati membri, basato sulla fiducia reciproca e sul riconoscimento delle rispettive competenze. In altre parole, l'Italia non può imporre unilateralmente regole a operatori che ricadono sotto la giurisdizione di un altro Paese Ue senza prima attivare i canali previsti.

Cosa cambia dopo la sentenza

Dopo la pronuncia del tribunale amministrativo le conseguenze sono immediate ma circoscritte. L'obbligo di verifica dell'età resta pienamente valido per i siti e le piattaforme stabiliti in Italia o comunque soggetti alla giurisdizione nazionale. Per i grandi portali con sede in altri Stati membri, invece, l'applicazione delle misure è sospesa fino a quando non verrà completata la procedura europea. La delibera, dunque, non viene cancellata ma ridimensionata, anche perché molti dei siti presenti nell'ormai nota lista sono stranieri. L'Agcom potrà estendere gli obblighi anche ai siti esteri, ma solo dopo aver coinvolto le autorità degli altri Paesi e Bruxelles, e solo in assenza di interventi adeguati da parte degli Stati di origine.

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